Globalizzazione: tra segreti e strategie

11/07/2014 di Mara Biral

Una realtà nascosta con conseguenze tali da modificare il sistema-mondo.

Da diversi decenni i media, le televisioni, i giornali trattano il tema della Globalizzazione.

Una sorta di “esperienza sociale” in continua evoluzione, che trova la sua forza nel capitalismo. Termine usato per mostrare un vasto insieme di eventi e fenomeni collegati alla crescita dell’integrazione sociale, economica e culturale tra i differenti territori del mondo; vede numerosi economisti interessati all’argomento. La maggior parte di questi sostengono, con argomenti non sempre convincenti, che sia “cosa buona” e che vada inevitabilmente “spinta”.

Tra i suoi tratti tipici: la compressione spazio-temporale che permette una circolazione, molto più rapida rispetto al passato, di mezzi, prodotti, servizi, forme di denaro, informazioni; ciò sicuramente grazie alle nuove innovazioni tecnologiche emerse e da subito applicate all’interno della società mondiale.

Principali protagoniste della Globalizzazione, le Imprese Multinazionali, s’impossessano del mercato economico globale alimentando la concorrenza (elemento fondante il dinamismo di questa “corrente”, all’origine di uno sviluppo del tutto impensabile anche solo un secolo fa!),  accrescendo però l’enorme divario purtroppo ancora presente tra Nord e Sud del mondo.

La distribuzione della ricchezza in modo del tutto ineguale ha come conseguenza l’aumento delle diseguaglianze sociali e della disoccupazione a causa dei nuovi metodi e impianti di produzione. Possiamo quindi considerare la Globalizzazione come una delle principali cause della disoccupazione attuale?  Azzarderei a dire che “Globalizzazione e Disoccupazione” rappresentano un Binomio Incondizionato: Il problema non è solo che la società non riesca ad investire sui propri giovani; si configura un ostacolo strutturale che deriva dalla tecnologia (progredisce di giorno in giorno, togliendo lavoro agli esseri umani) e dalla globalizzazione, cheproduce disoccupazione di massa: il numero dei giovani disoccupati nel mondo è passato negli ultimi dieci anni, da 74 a 85 milioni con un incremento del 14,8%. Quelli senza lavoro rappresentano il 44% del totale dei disoccupati nel mondo. Il tasso di disoccupazione giovanile (13,5%) è molto più alto di quello degli adulti (4,6% nel 2005). Più di 300.000.000 giovani lavoratori, oggi, sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. Un terzo di quelli dell’Europa centrale e orientale non lavora e non va a scuola.[1] Dati del tutto allarmanti che delineano un fatto purtroppo reale: quanto più avanza la società post-industriale, tanto meno si presenta sulla scena internazionale l’occupazione!

Ma se tale fenomeno genera, in particolar modo, esiti dannosi e sfavorevoli, quali sono allora i motivi per i quali si tenta di espanderlo sempre più all’interno del sistema? La risposta risiede nei vantaggi che questo processo comporta: sono spesso citati i vantaggi dello scambio inter-culturale, come la possibilità confrontare le ideologie insediando nelle mentalità nuove conoscenze e filoni di pensiero. Persone e popoli, per mezzo delle reti televisive e non, condividono esperienze di vita che altrimenti  resterebbero estranee alle masse. I governanti che s’incontrano rappresentano i paesi che li hanno “democraticamente” eletti: in questo modo si lasciano nelle mani dei governanti, che ipoteticamente dovrebbero essere le persone “più adatte” a guidare il paese, le decisioni più importanti da prendere; queste avranno ripercussione nell’ambito di tutti gli assetti economico-sociali. Un quesito arriva così alla nostra attenzione: Si ritorna così ad un mondo fondato su ideologie e scuole di pensiero, tipico del secolo scorso?

Rispettare gli interessi di tutte le nazioni; lottare contro lo sfruttamento minorile, la speculazione finanziaria; sostenere la sfera ambientale e tanto altro ancora – rappresentano i principali punti da approfondire perché siano apportate modifiche sostanziali al processo di globalizzazione che con il suo potere incombe, imponendo strategie talvolta anche nascoste agli occhi della gente.  Obiettivo: manipolare gli ambiti basilari del sistema economico internazionale attuale, facendo assumere da quest’ultimo “le redini del gioco globale” per mezzo di un atteggiamento, che alcuni definiscono, “imperialista”!

[1]    http://www.unimondo.org/Guide/Economia/Commercio-equo-e-solidale/Mani-Tese-la-globalizzazione-crea-disparita-e-disoccupazione-48918

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Mara Biral

Nasce il 15 ottobre 1990 a Torino, dopo la maturità in Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere s'iscrive all'Università degli Studi di Torino presso la quale è attualmente Laurenda del Corso in Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione con una tesi in fase di realizzazione in Diritto Internazionale dell'Economia. Diverse le sue esperienze lavorative in Italia e all'estero, tra le più significative l'Inghilterra che le ha permesso di ottenere un master in Management e Marketing e il Brasile dove ha avuto modo di collaborare con le Istituzioni Italo-Brasiliane presenti sul territorio nordestino, Le sue aree d'interesse sono diverse e spaziano dalla tutela dei diritti umani, all'internalizzazione delle imprese, alla comunicazione internazionale.
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