La tratta degli esseri umani, una piaga mondiale

27/11/2014 di Andrea Viscardi

L'UNODC ha da poco rilasciato il Globart Report on Trafficking in Persons 2014, descrivendo uno scenario che non risparmia dal fenomeno del traffico degli esseri umani alcuna zona del Mondo

Global Report on Trafficking in Person

La tratta di esseri umani colpisce virtualmente ogni paese del Mondo. È con questa frase che si apre il Global Report on Trafficking in Person 2014 (consultabile qui), redatto dall’UNODC. Tra il 2010 e il 2012, infatti, sono state individuate, sparse per il globo, vittime di 152 differenti nazionalità, in ben 124 stati, giunte in questi paesi attraverso uno dei 510 flussi di traffico individuati dagli esperti. Ma cosa si intende, esattamente, con questa formula? A livello internazionale, sin dall’adozione nel 2003 del Protocollo delle Nazioni Unite sulla Tratta degli Esseri Umani, si considerano elementi costitutivi fondamentali del fenomeno l’atto – come il reclutamento, il trasporto o il trasferimento dei soggetti – lo strumento, cioè il modo in cui la vittima viene attirata o adescata, che include ad esempio l’uso della forza, la coercizione o il rapimento, ed, infine, lo scopo, che è sempre – pur nelle diverse modalità di esplicitazione – lo sfruttamento del soggetto.

Tratta degli Esseri Umani
Fig. 2 – I dati sull’implementazione delle misure previste del Protocollo delle Nazioni Unite in materia di tratta degli esseri umani

Ciò che lascia allibiti è che più del 90% delle nazioni monitorate dall’UNODC non garantiscano  ancora oggi la protezione stabilita dal Protocolllo, entrato in vigore da oltre un decennio. Significa, sostanzialmente, che circa 2 miliardi di persone vivono in una situazione di non tutela parziale o di rischio potenziale, in particolar modo nell’Africa Subsaariana, e nell’Asia dell’Est. In realtà, dal 2003, molti sono stati i progressi raggiunti – almeno formalmente – come ben evidezia l’immagine a lato (Fig.2). Abbiamo utilizzato l’inciso perchè, in realtà, a tale implementazione non corrisponde de facto un proporzionale aumento delle condanne per i trafficanti. Solamente quattro nazioni ogni dieci emettono 10 o più condanne annualmente, e tale situazione non accenna a cambiare, se non marginalmente, nel corso degli anni.

Global Report on Trafficking in Person 2014
Fig. 3- Percentuale di donne e ragazze sul totale delle vittime individuate

La maggioranza delle vittime – che si rivelano essere trafficate soprattutto all’interno della propria regione o, in molti casi, addirittura del proprio stato di appartenenza – è soggetta ad uno sfruttamento di tipo sessuale, e questo ha per logica conseguenza che la maggioranza di loro siano donne (49%) o ragazze (21%). Una situazione soggetta ad un costante e, se possibile, ancora più grave cambiamento. Osservando la Fig. 3, si può notare come, nel corso dei soli ultimi dieci anni, ad una decisa diminuzione della percentuale di donne soggette al fenomeno, sia corrisposto un significativo aumento delle ragazze più giovani.  Una fascia, questa, sempre più colpita dalla tratta: se alle bambine aggiungiamo i dati riguardanti i bambini, questi rappresentano insieme il 33%, con picchi del 62% nella zona africana e medio orientale, come si può osservare nell’immagine sottostante.

Quota bambini sul numero totale di vittime individuate

Lavoro forzato
Fig.4 – Il preoccupante aumento del numero di persone commerciate per essere sfruttate come manodopera forzata

Un altro trend particolarmente preoccupante, inoltre, si registra nel costante aumento di persone soggette a essere trafficate e sfruttate come forza lavoro, particolarmente nella zona dell’Asia dell’Est e del Sud, oltre che nel Pacifico. (Fig.4) Anche in questo ultimo caso, poi, occorre fare una precisazione. L’immaginario comune è quello che vede nel lavoratore forzato un uomo. Un dato che, generalmente, rispecchia la realtà in Europa, in Asia Centrale ed in America, ma non in Africa, nel Medio Oriente e nel Sud e nell’Est dell’Asia, dove le donne – oltre ad essere colpite dai fenomeni di sfruttamento sessuale – rappresentano anche la maggioranza delle lavoratrici forzate.

È chiaro quanto gli stati debbano cercare di affrontare tale emergenza lanciando un chiaro segnale ai trafficanti di esseri umani: un segnale capace di metter fine – una volta per tutte – ad una tolleranza passiva del fenomeno che si traduce nella maggioranza dei casi con l’impunita per le organizzazioni criminali. In questo caso, ovviamente, le Nazioni Unite possono poco, dati i limitati strumenti in loro possesso e essendo la questione regolata dalla legislazione interna dei singoli stati. Il fenomeno, però, nonostante il Protocollo – come al solito tanto ottimo nei propositi quanto relativamente limitato nell’efficacia –  non solo non subisce una diminuzione ma potrebbe definirsi addirittura in aumento, specialmente verso i bambini e i ragazzi. E a troppo poco può servire, allora, la proclamazione del 30 luglio quale giornata mondiale contro la tratta degli esseri umani.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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