Gli Stress Test spaventano banche e mercati

21/10/2014 di Alessandro Mauri

I nuovi requisiti richiesti da Basilea 3 agli istituti bancari in termini di maggiore liquidità e patrimonializzazione, assieme agli esiti dell'indagine BCE previsti per il 26 ottobre sono alla base dell'estrema volatilità (e del crollo) che ha caratterizzato i mercati la scorsa settimana

Fondazioni Bancarie

In arrivo nei prossimi giorni gli esiti degli Stress Test implementati dalla BCE per verificare la solidità patrimoniale delle banche, nonché il rispetto dei parametri di Basilea 3. Tra incertezze e indiscrezioni, il risultato di queste analisi condizionerà l’economia dei prossimi mesi.

Il passaggio a Basilea 3 – In questi mesi si sta attuando il processo di passaggio alle nuove normative di Basilea 3, che entreranno a pieno regime nel 2019, e che richiedono nuovi requisiti patrimoniali alle banche. La logica di Basilea 3, che continua quella delle normative precedenti, è quella di garantire la solvibilità degli intermediari finanziari mediante stringenti regole sulla dotazione di capitale in contropartita alla rischiosità delle esposizioni. In altre parole, il rapporto tra le varie configurazioni di capitale (solo alcune poste del bilancio sono considerate valide) e le attività ponderate per il loro rischio determina il coefficiente patrimoniale che entro il 2019 dovrà aumentare, considerando tutte le componenti, di ben 5 punti percentuali: dall’8% al 13%. Gli Stress Test che sono in corso devono, tra l’altro, verificare che le banche dell’Eurozona abbiano intrapreso le opportune misure per giungere a questi obiettivi.

I requisiti con Basilea 2 e Basilea 3 – Fonte: Basel Committee

Stress test – Gli stress test altro non sono che simulazioni di situazioni di difficoltà e di tensione che potrebbero verificarsi sia a livello di un singolo intermediario, sia a livello sistemico, per esempio a causa di problemi nel sistema di prestiti interbancari o a causa del default di una banca, per cercare di comprendere in che modo, e per quanto tempo, sia in grado di reggere a queste situazioni. Parte dell’attenzione è rivolta alla liquidità a disposizione della banca, ovvero alla capacità di reperire risorse nel breve o brevissimo termine a prezzi di mercato, per poter far fronte agli impegni più pressanti. Ma il vero punto su cui si focalizza l’attenzione della BCE è quello dei requisiti patrimoniali, che dovrebbero consentire la sopravvivenza della banca anche in caso di prolungate situazioni di difficoltà del sistema finanziario, ed è proprio su questi temi che si concentrano le preoccupazioni più grandi sia da parte delle banche sia da parte dei mercati.

Il crollo dei mercati – Buona parte dell’estrema volatilità che si sta manifestando in questi giorni sui principali mercati europei, e in particolar modo a Piazza Affari, è proprio dovuta all’estrema incertezza che regna attorno agli esiti degli stress test, che verranno resi noti il prossimo 26 di ottobre, e che, secondo indiscrezioni del settimanale tedesco Der Spiegel, porteranno alla bocciatura di numerose banche. Questo significherebbe in primo luogo che il processo di “pulitura” dei bilanci da asset tossici (derivati poco trasparenti, sofferenze, etc.) è ben lungi dall’essere completata e, di conseguenza, che sarebbe necessaria una generalizzata ricapitalizzazione di buona parte delle banche del continente. Queste previsioni, unite alle nuove perplessità sul futuro della Grecia, hanno portato il settore bancario ad essere soggetto a forti vendite sul mercato, con un conseguente crollo delle quotazioni.

Il punto di vista delle banche – In realtà molte critiche vengono sollevate, specie dal mondo bancario e della finanza, sulle modalità con cui questi stress test sono svolti (specialmente con riferimento alle modalità con cui vengono considerati i titoli di Stato a bilancio) e ancor di più sui requisiti patrimoniali che sono alle spalle di questi stress test. La continua crescita di questi coefficienti sta mettendo in seria difficoltà tutto il settore a fronte di benefici molto difficili da vedere: se, come abbiamo detto, i coefficienti sono calcolati come rapporto tra talune tipologie di attività su passività ponderate per il rischio, per aumentarlo o si agisce sul lato dell’attivo mediante ingenti aumenti di capitale, o sul lato del passivo, riducendo le esposizioni. Per quanto riguarda la prima opzione, appare molto difficile, in un momento in cui le risorse sono scarse, convincere gli investitori a sottoscrivere aumenti di capitale che, oltre ad essere estremamente onerosi (si parla di oltre 300 miliardi di euro), non porteranno alcun rendimento, in quanto destinati solamente a coprire rischi (e questo è dimostrato dal crollo degli utili emerso dai dati di JP Morgan e Citigroup, colossi americani del settore). La seconda opzione è ancora meno percorribile, in quanto comporterebbe una riduzione degli impieghi delle banche, compresi i prestiti a famiglie e imprese (specie per le PMI, che non hanno rating e quindi sono molto penalizzate nel conteggio della ponderazione del rischio), che aggraverebbero ulteriormente la crisi.

A fronte di tutto questo, siamo sicuri che questi parametri rendano davvero più sicuro il sistema? Difficile a dirsi, specie considerando il reale impatto di un default (come nel caso di Lehman Brothers), e l’effetto sulla liquidità, che potrebbe far fallire un intermediario ben prima dell’attivazione delle risorse patrimoniali. Se si strangola il sistema bancario con norme eccessivamente restrittive, e risentirne è l’intera economia; ecco perché sia i mercati che le banche temono l’esito degli Stress test.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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