Gli scenari post-voto: una panoramica di quel che potrebbe succedere

25/02/2013 di Luca Andrea Palmieri

Ormai i seggi sono prossimi alla chiusura, preparando alla fine di queste tribolate elezioni. Facciamo una panoramica finale di quelle che potrebbero essere le situazioni post-voto. Per ovvie ragioni di proporzioni si è deciso di considerare quali possibili vincitrici le tre forze politiche che si prospettano più votate: l’alleanza di centro-sinistra (Pd-Sel-Centro Democratico), quella di centro-destra (Pdl-Lega Nord-Fratelli d’Italia e altri) e il Movimento a 5 Stelle; l’alleanza centrista di Mario Monti verrà considerata principalmente come potenziale partner per i possibili vincitori. Per rendere più chiare le possibili combinazioni post-voto, si cercherà di essere il più schematici possibile.camera-dei-deputati3

Partiamo dal centro-sinistra, grande favorito sia alla Camera che al Senato fino a un mese fa, titolare ora di un margine ben più risicato (sempre che i sondaggi, come capita, non abbiano torto, in un senso o nell’altro). Le opzioni di base sono due:

–          Pd e Sel vincono alla Camera ed ottengono la maggioranza in tutte le regioni chiave (ad oggi soprattutto Lombardia, Veneto e Sicialia) anche al Senato. Alla Camera il premio di maggioranza (il partito o la coalizione vincente ottengono il 54% dei seggi) consente governabilità a priori. al Senato la maggioranza è di 158 senatori: Pd e Sel ne avrebbero tra i 162 e i 178, bastanti per governare da soli. Potenzialmente si prospetterebbero 5 anni di governo stabile di centro-sinistra.

–          Pd e Sel vincono ala Camera ma non ottengono la maggioranza nelle regioni chiave. La forbice di senatori ottenibili dal centro-sinistra va tra i 152 e i 159 seggi. E’ evidente come diventa necessario per il Pd avere il sostegno di Monti per formare un governo. In questo caso si pongono due ulteriori possibilità:

  1. Monti ha una quantità di senatori tale da poter essere alternativo a Sel. In tal caso si può presumere che un governo con Sel, che vi sia Monti all’interno o che dia un appoggio esterno, sia instabile. Però il peso di Vendola e dei suoi, data l’alternatività di Monti, risulterebbe molto ridotto: può succedere che, in seguito a un rimpasto di governo, si formi un’alleanza Pd-Monti che potenzialmente avrebbe una durata di governo più lunga.
  2. Monti non ha abbastanza senatori per sostituire Sel. Il Pd ha bisogno di entrambi per governare. In questo caso è difficile immaginare che un governo abbia durata particolarmente lunga. Troppe le differenze storiche tra i sostenitori di Monti e di Vendola, a meno di un vero e proprio miracolo diplomatico di Bersani.

Veniamo dunque all’ipotesi in cui sia il centro-destra a riuscire in un clamoroso recupero, e vinca alla Camera ottenendo buoni risultati anche al Senato. Anche qui le ipotesi sono due:

–          L’alleanza Pdl-Lega (ed altri) riesce ad ottenere una vittoria stabile sia alla Camera che al Senato. Si prospetterebbero, in teoria, altri 5 anni di governo di centro-destra.

–          L’alleanza Pdl e Lega vince alla Camera ma, similarmente al caso visto col centro-sinistra, non ottiene la maggioranza al Senato. L’unica possibile apertura dovrebbe essere con Mario Monti. La  storia recente fa apparire però improbabile questa possibilità : Berlusconi e il senatore a vita si sono attaccati reciprocamente in maniera molto dura durante la campagna elettorale, e i contrasti storici del leader del Pdl con i suoi ex-alleati Casini e Fini difficilmente sembrano risanabili. E’ lecito aspettarsi un ritorno al voto, più di quanto non sia possibile nel caso di un’alleanza di Monti con il centro-sinistra. L’unica via di fuga sarebbe data da un passo indietro totale di Berlusconi, che dovrebbe abbandonare a quel punto velleità non solo da premier, ma anche da ministro e da leader carismatico del Pdl. Conoscendo l’ego del Cavaliere, difficile immaginare una scelta del genere.

Arriviamo dunque al caso in cui sia il Movimento 5 Stelle a vincere le elezioni alla Camera. Una situazione totalmente impensabile fino a pochi mesi fa, prima del grande Boom del Movimento, e che forse sorprenderebbe lo stesso Grillo. Vediamo quali sono le possibilità in questo caso:

–          Il Movimento 5 Stelle vince con quote stabili sia alla Camera che al Senato. E’ in grado dunque di formare un governo, e di gestire l’Italia almeno per i prossimi 5 anni. In questo caso si porrebbe per il Movimento un primo problema: chi sarebbe il premier? Beppe Grillo? Verrebbe scelto dagli eletti? Verrebbe scelto attraverso la piattaforma del blog e dei meetup? E i ministri? Secondo quali criteri verrebbero scelti?  Tutte domande di una certa importanza, a cui non manchiamo di pensare che gli Stellati risponderebbero prontamente.

–          Il Movimento 5 Stelle vince alla Camera ma non ottiene la maggioranza utile per governare al Senato. Grillo ed i suoi eletti hanno sempre dichiarato di non esser disposti ad allearsi con nessuno, in maniera coerente con i loro slogan di rinnovamento assoluto della politica. Snaturarsi in questa maniera nuocerebbe in maniera molto grave al Movimento in un momento di apice. Difficile pensare che non si debba ritornare al voto.

Oltre queste possibilità vi sono quelle in cui, tra le varie forze politiche, non ve ne sia alcuna in grado di ottenere in alcun modo una maggioranza al Senato, anche in caso di alleanze con le forze politiche “minori” (L’alleanza di Monti in primis). Si parlerebbe in questo caso di ingovernabilità assoluta, e due sono le possibili soluzioni.

–          Si torna al voto dopo pochi mesi, installando un Parlamento che si occupi dei lavori di routine nell’ottica del ritorno al voto (magari cercando un largo consenso su una riforma elettorale).

–          Si forma un governo di solidarietà nazionale tra le principali forze in campo. Per i motivi suddetti, è improbabile che gli Stellati vi aderissero: dovrebbe dunque essere tra Pd, Pdl e l’alleanza Montiana. Difficile ritenere credibile una scelta del genere, vuoi per la campagna elettorale, vuoi per la differenza di vedute tra le coalizioni su alcune delle riforme strutturali che andrebbero approvate.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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