Gli ostacoli istituzionali del disegno renziano

18/09/2015 di Ludovico Martocchia

Renzi è velocità. Invece le istituzioni pretendono lentezza. Non si può modificare la Costituzione senza le necessarie riflessioni e i tempi giusti. Cosa blocca il progetto renziano?

PD Renzi

Da Sindaco di Firenze era tutto più facile. Una legge elettorale favorevole e le dimensioni del Comune gli permettevano di decidere e di comandare senza grandi problemi. Velocità e risultati erano i suoi cavalli di battaglia. Ma ora Matteo Renzi ha di fronte la macchina burocratica dello stato e della politica italiana: personaggi e istituzioni sono un ostacolo al disegno renziano incorniciato dal cambiamento repentino. Non sono solo gli emendamenti dell’opposizione, come quelli dell’ex ministro per la semplificazione (ironia della sorte) Roberto Calderoli, a complicare la strada delle riforme, ma anche una serie di autorità e passaggi parlamentari verso i quali il governo dimostra una certa intolleranza. Un conto è stato conquistare il Partito Democratico a colpi di campagne elettorali per le primarie, altra cosa è portare a termine il più grande disegno di modifica costituzionale mai avvenuto nella storia della nostra Repubblica. Insomma, passare alla storia non è una passeggiata.

Pietro Grasso e Sergio Mattarella, rispettivamente Presidente del Senato e Capo dello Stato, secondo alcune indiscrezioni, remerebbero contro il progetto del fiorentino. Innanzitutto il primo non ha ancora fatto decadere le centinaia di emendamenti presentati al ddl per la riforma di Palazzo Madama. Il secondo sarebbe infastidito dalla continua minaccia di Renzi di andare alle urne, una prerogativa che non spetta al Capo del Governo ma al Presidente della Repubblica. Quindi un asse Mattarella-Grasso? Altamente improbabile.

La realtà è quasi certamente un’altra. Non è una questione di astio delle principali cariche istituzionali dello Stato nei confronti di Renzi. E’ una questione di funzionamento istituzionale, sulla quale – in particolare sulla questione degli emendamenti all’art. 2 della riforma – Grasso ha un certo margine di decisione, divenuto ancora più importante dopo la scelta di non far passare il loro iter per la Commissione. Ed è proprio per porre pressione su questo tema che Roberto Calderoli ha ritirato la sua massa di emendamenti, che rischiavano di dare un’abbondante giustificazione alla spazzata richiesta dal Premier. Insomma, un contrasto che si iscrive ancora senza dubbio negli ambiti regolamentari, ma che rischia di rallentare notevolmente la corsa di Renzi, che intende andare al referendum l’autunno prossimo.

Insomma, lo stile renziano urta contro alcuni sistemi di contromisura da parte di istituzioni e opposizioni che, per quanto ruvidi, sono legittimi. Già il premier non vuole sentire alcun tipo di interpretazione della legge costituzionale: le idee dei molti professoroni e degli intellettuali non gli servono, rallentano il processo di cambiamento, sono dei gufi. Tutto ciò può comportare ad una distorsione della vita politica. I pareri degli esperti in materia e i cosiddetti ostacoli istituzionali sono assolutamente necessari. La stessa apposizione della questione di fiducia su singole questioni come la legge elettorale è una questione che da di che riflettere.

Poi un’altra considerazione. Se nel 2014, dopo le elezioni europee stravinte dal Pd, Renzi poteva tenere il coltello dalla parte del manico: o si fanno le riforme, o si va alle urne. Al momento i sondaggi e le ultime elezioni regionali e amministrative dicono altro. Il MoVimento 5 Stelle si avvicina al 27 per cento, sempre secondo le rilevazioni statistiche che non hanno nulla di certo. Come la Lega Nord di Salvini guadagna consensi rosicchiando a destra, dal centro berlusconiano e dall’elettorato periferico. Ed il fatto che si voterebbe col Consultellum, proporzionale puro, creerebbe una situazione esplosiva. Renzi non può permettersi di abbandonare la poltrona del Consiglio dei Ministri, da cui può recuperare popolarità con proposte populiste come le tasse sulla prima casa.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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