Gli orizzonti espressivi di Lucio Fontana in mostra a Parigi

28/04/2014 di Simone Di Dato

Lucio Fontana in mostra a Parigi

C’è qualcosa di assoluto nel taglio rapido e deciso effettuato su una tela. Un gesto perentorio, quasi chirurgico, che sancisce la possibilità di oltrepassare la dimensione ordinaria e farci scivolare in una realtà ribaltata e inaccessibile ai più. Pur nella sua semplicità, il taglio verticale di Lucio Fontana, considerato una vera icona dell’arte contemporanea, racchiude una serie infinita di sensi e significati interni: il taglio non è solo idealmente una ribellione, ma un tangibile attacco ai linguaggi tradizionali di pittura e scultura, è il rifiuto categorico ad ogni rappresentazione, un’invenzione geniale e controcorrente. “Sino ad oggi gli artisti, coscienti o incoscienti, hanno sempre confuso i termini di eternità e immortalità – scriverà l’artista nel Primo manifesto spazialecercando di conseguenza per ogni arte la materia più adatta a farla più lungamente perdurare, sono cioè rimasti vittime coscienti o incoscienti della materia, hanno fatto decadere il gesto puro eterno in quello duraturo nella speranza impossibile della immortalità”. Per Fontana infatti, l’opera d’arte può sopravvivere all’artista per qualche generazione, ma ciò che conta davvero, a dispetto della materia, è l’invenzione artistica, l’unico atto eterno concesso all’uomo: “Noi pensiamo di svincolare l’arte dalla materia, di svincolare il senso dell’eterno dalla preoccupazione dell’immortale. E non ci interessa che un gesto, compiuto, viva un attimo o un millennio, perché siamo veramente convinti che, compiutolo, esso è eterno”

Concetto spaziale. Attese - Lucio Fontana
Concetto spaziale. Attese

Per la prima volta dal 1987, la figura radicale e dirompente di Fontana, torna in Francia con una grande mostra dedicata ad una carriera artistica tra le più eclettiche ed originali di sempre. Dopo venticinque anni dall’esposizione al Centre Pompidou, Parigi ospita la più complessa rassegna mai realizzata sull’artista italiano, forte di un percorso espositivo che vanta oltre 200 opere, tra sculture, tele, ceramiche e installazioni. Allestita presso le sale del Mam, Musée d’Art moderne de la ville de Paris, la retrospettiva mantiene vivo più che mai il mito di Fontana, fornendo al pubblico una visione d’insieme di poetica e cambiamenti di stile. Un iter cronologico che valorizza la diversità della sua produzione, fatta di astrazione e figurazione, ricerca metafisica e incarnazione, utopia e kitsch. Insomma, non solo tagli e buchi, ma anche colore, suono, movimento, materie informi, ceramiche policrome e tele figurative che daranno conto in modo scrupoloso alla creatività visionaria di un lavoro che ha influenzato numerose generazioni di artisti.

Modello del soffitto di neon - Lucio Fontana
Modello del soffitto di neon

“In ogni periodo Fontana ha avuto i suoi estimatori e in fondo la grandezza di un artista si misura anche dalla sua capacità di continuare a ‘parlare’ agli artisti delle generazioni successive. – ha dichiarato Choghakate Kazarian, uno dei due curatori della mostra –  Se negli anni Sessanta sono stati i suoi tagli e le sue installazioni ad influenzare artisti come Manzoni, Yves Klein e il Gruppo Zero, oggi sono le sue ceramiche ad ispirare artisti come Anish Kapoor, Thomas Schutte o Rosmarie Trockel. Lo stesso Maurizio Cattelan ha trasformato i suoi ‘tagli’ nelle Z di Zorro, un gesto che potrebbe sembrare irriverente ma che rivela invece un debito di riconoscenza.”

Con prestiti provenienti dalla Fondazione Lucio Fontana, il Museo del Novecento di Milano, il Pompidou e da collezionisti privati americani, francesi e italiani (tra tutti Massimiliano e Doriana Fuksas che hanno offerto il loro “Modello del soffitto di neon”), il percorso espositivo si dipana in tredici sezioni ben distinte con opere che vanno dalla fine degli anni Trenta sino agli anni Sessanta. Si inizierà dal Primitivismo e le Sculture Astratte, per poi passare a Nature, una serie di sensuali sculture in terracotta e bronzo a forma di bocca e di sfera, gli universi mistici di Fine di Dio, e ancora Venezie, lavori in oro e argento con scaglie di vetro di Murano dedicate e ispirate alle bellezze della città italiana, Metalli in cui sarà possibile scoprire creazioni in legno e metallo a metà tra il design e l’estetica pop, e infine Teatrini, ma naturalmente anche i lavori ispirati dallo Spazialismo  in cui il fascino del cosmo rompe con la tradizione artistica e ne rinnova le tecniche.
Tra traiettorie cosmiche luminose, concetti estremi e tecniche affrontate ecletticamente, Parigi riscopre così un genio italiano indimenticato del XX secolo con una mostra preziosissima, sempre in bilico tra essenziali gesti concettuali e profusioni barocche di colori e materiali.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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