Gli Italiani e il cibo. Tra attenzione alla salute, cibi pronti e spirito di patria

12/05/2016 di Lucio Todisco

Le abitudini alimentari fanno parte a pieno titolo dei grandi temi della società contemporanea, sicuramente tra quelli più critici della nostra epoca: è importante comprendere le abitudini degli italiani a tavola. Da qui una interessante indagine Nielsen.

Le abitudini alimentari fanno parte a pieno titolo dei grandi temi della società contemporanea, sicuramente tra quelli più critici della nostra epoca ed è interessante comprendere quali sono le abitudini a tavola degli italiani. Nielsen ha condotto una indagine sia a livello globale che a livello nazionale, in cui il dato più interessante riguardante gli italiani è che stanno affrontando un nuovo approccio al cibo, con una sempre maggiore attenzione agli aspetti salutistici dello stare a tavola e la consapevolezza che una giusta alimentazione può essere il mezzo più adeguato a prevenire e gestire alcune malattie come l’eccesso di colesterolo, l’ipertensione, il diabete, l’obesità.

La spesa degli italiani – Un profondo cambiamento negli acquisti degli italiani riguarda, come scritto, una certa attenzione alla propria salute. L’indagine condotta da Nielsen, che ha riguardato gli acquisti alimentari nel periodo febbraio 2015 – febbraio 2016 mostra un aumento nel volume degli acquisti dei cibi salutisti, come integratori vitaminici, prodotti integrali, latte ad alta digeribilità, prodotti a base di soia, riso e senza glutine, che hanno visto una crescita dell’11% per valore (1,7 miliardi) e del 10% per volume. Nielsen, già l’anno scorso in una precedente indagine, aveva intravisto una crescita dell’atteggiamento salutistico degli italiani, con acquisti maggiori per frutta e verdura, pesce e yogurt e una flessione nell’acquisto di carne, uova, latticini e salumi. In lieve flessione c’è la spesa per i derivati dei cereali, su cui pesa il dato negativo delle merendine e della prima colazione.

Cresce il consumo di cibi pronti – In contrasto invece c’è la crescita del consumo di aperitivi, spumanti e birre che aumentano del 7,5% in volume e del 6% in valore, per una spesa di circa 3,3 miliardi; inoltre cresce il consumo di piatti pronti, +2,7%, per un valore di 5,3 miliardi, e degli “easy food” ovvero panini, tramezzini, piadine e hamburger per un +6,5% in volume e di 2,9 miliardi in valore. Gli orari per cucinare diminuiscono e quindi gli italiani si adeguano, consumando primi piatti pronti freschi e surgelati, secondi piatti pronti di carne e pesce o anche gelati, snack al cioccolato e wafer. Si pensi inoltre alla crescita vertiginosa del sushi e dei prodotti gourmet.

Quanto pesa il marchio? – Il brand quanto pesa negli acquisti degli italiani? Dall’indagine Global brand-origin realizzata da Nielsen in 61 Paesi, tra cui il nostro, è emerso che, per quanto riguarda il cibo, il 71% degli intervistati nel nostro Paese dichiara di scegliere prodotti italiani per frutta, verdura, carne e pesce, con 7 punti percentuali in più rispetto alla media europea, così come per latte (66%), pelati (61%), gelati (60%), acqua (54%), yogurt (52%), biscotti (48%) e succhi di frutta (45%). Lo studio condotto da Nielsen, inoltre, indaga attentamente sul vissuto dei consumatori italiani in rapporto all’origine dei marchi dei prodotti acquistati. Per quanto riguarda quelli locali, gli italiani si sentono maggiormente protetti per quanto riguarda l’affidabilità (46% Italia contro il 44% della media Ue) e li sentono più vicini alle loro esigenze di consumatori (50% contro 47%).

Infine, gli italiani sono convinti che le loro scelte in campo di acquisti nel settore alimentare aiutino a supportare l’economia locale: la pensa così il 61% del campione, rispetto al 60% della media Ue. Nel caso dei marchi globali, gli intervistati italiani dichiarano di essere attratti dai prodotti innovativi delle multinazionali (circa il 48%). Per quanto riguarda il rapporto qualità – prezzo degli acquisti effettuati, il report di Nielsen indica che viene ricercato dal 45% di quanti si rivolgono ai marchi globali, contro il 38% di coloro che acquistano marchi locali. Dall’altro lato, un italiano su tre (30%) dichiara di orientarsi verso aziende produttrici locali perché ritiene di ottenere vantaggi dal prodotto per quanto riguarda gli aromi ed i sapori, ed il 29% ricerca genuinità degli ingredienti. Infine, Il 13% degli intervistati compra cibo di marchi locali perché spinto da motivazioni identitarie.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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