Yemen: offensiva contro Al Qaeda

02/05/2016 di Stefano Sarsale

La decisione degli Houthi di sedersi al tavolo dei colloqui di pace permette ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi di concentrare la propria attenzione su AQAP, riconquistando Al Mukalla

Aqap

Yemen. Le forze governative, appoggiate dalle truppe degli Emirati Arabi Uniti e soprattutto dell’Arabia Saudita, hanno riconquistato la città di Al Mukalla, nel governorato di Hadhramaut, lo scorso 25 aprile, assestando un duro colpo all’AQAP.

Un segnale forte, che dimostra la chiara intenzione di contrastare il braccio di Al-Qaeda nella penisola arabica (Al-Qaeda in the Arab Peninsula – AQAP), il quale ha, nel corso degli ultimi anni, approfittato della situazione generale d’insicurezza dello Yemen, culminata nella guerra civile, arrivando fino al punto di conquistare l’intera fascia costiera, stabilendo così un controllo su importanti fonti di reddito. Al Mukalla rappresenta quindi un punto di svolta per la presenza di AQAP nella zona ma, soprattutto segna anche un importante cambiamento di strategia della coalizione a guida saudita nello Yemen, motivato dal fatto che gli Houthi hanno recentemente deciso di sedersi al tavolo delle trattative in corso in Kuwait.

I fatti. Il 23 Aprile è stata ufficialmente avviata l’offensiva contro Al Mukallah, bastione di AQAP nell’area. Circa due giorni dopo, il 25 Aprile, le forze della coalizione sono entrate nella città. Secondo fonti militari yemenite, sarebbero oltre 800 i terroristi di AQAP rimasti uccisi nell’offensiva. Il bilancio delle forze yemenite sarebbe invece di ventisette soldati uccisi e oltre settanta feriti. Lo stesso 25 Aprile è stato anche dichiarato un coprifuoco nella città, valido dalle sei di sera alle 6 del mattino, al fine di evitare eventuali fughe di terroristi rimasti in città.

Nel corso degli ultimi tredici mesi, le forze filo-governative e della coalizione a guida saudita si sono concentrate principalmente sulla lotta contro i ribelli Houthi e sulle unità militari rimaste fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh. In questo modo, AQAP ha potuto espandersi approfittando della situazione d’insicurezza del paese.

Inoltre, il ritiro delle unità dell’esercito governativo dalle loro basi nel sud, ha permesso ad al Qaeda di acquisire importanti quantità di sofisticate e avanzate armi, tra cui MANPADS e veicoli armati. Fin da quando è stata catturata nel 2014, Al Mukallah è divenuta di fatto la roccaforte di al Qaeda in Yemen. A questo va poi aggiunto come gli armamenti e i fondi ricevuti abbiano permesso il suo proliferare nell’area, nonostante la sfida dello Stato islamico, che ha stabilito diversi rami in Yemen verso la fine del 2014, ma che non è stato in grado di incidere come ha fatto, ad esempio, approfittando delle situazioni destabilizzate di Siria e Libia.

In altre parole, Al Mukalla è divenuta la capitale di un ricco “mini-Stato” grazie al quale AQAP è stata capace di estendere il suo dominio su una fascia di quasi 600 chilometri di costa del Mar Arabico. Secondo alcuni rapporti di intelligence, il gruppo guadagnava circa 2 milioni di dollari al giorno grazie alle entrate doganali del porto, che andavano aggiunte alle tasse imposte alla popolazione locale. Inoltre, ha saccheggiato anche una filiale della banca centrale di Al Mukalla, ricavandone, secondo i due funzionari di sicurezza yemeniti, circa 100 milioni di dollari.

La riconquista della città rappresenta un ulteriore vantaggio per il governo Yemenita, rientrato infatti in possesso dello strategico porto di Ash Shihr, situato a 68 km a est lungo la costa, che rappresenta il più grande terminal di esportazione di petrolio del paese. Circa l’80 per cento delle riserve petrolifere dello Yemen destinate all’export transitavano, sino al 2015, proprio da qui, prima dello scoppio della guerra e dell’avanzata di AQAP.

Qualcuno tra i lettori più attenti avrà notato una peculiarità della strategia messa in atto dall’AQAP nell’area yemenita. Abbiamo infatti parlato di diverse cittadine sotto controlo dei terroristi o, meglio ancora, di un’intero tratto costiero. Un atteggiamento molto più simile a quella che è stata sino ad oggi la strategia dell’IS, piuttosto che a quella di un’organizzazione “clandestina”, che ha sfruttato campi di addestramento, basi e nascondigli in tutto il mondo per addestrare jihadisti e organizzare attacchi terroristici. Tuttavia, per la prima volta, Al Qaeda ha agito come lo Stato Islamico, puntando alla conquista territoriale e allo sfruttamento delle risorse locali, nonché a forme di tassazione sulla popolazione.

Il cessate il fuoco tra le forze della coalizione e gli Houthi, in ogni caso, sembra aver assestato una brusca frenata per l’AQAP, permettendo di assestare questo primo, durissimo colpo. Il cessate il fuoco, infatti, ha ridotto significativamente gli scontri lungo la maggior parte delle linee di battaglia tra coalizione e combattenti Houthi, in favore dei negoziati sotto l’egida dell’ONU. Ora molto dipenderà dalla conclusione di eventuali accordi di pace.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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