Gli effetti collaterali dell’informazione

27/03/2015 di Ginevra Montanari

I media cambiano il modo di rapportarsi col mondo, così come lo stato d'animo delle persone. A volte questa peculiarità è utilizzata dai poteri per gestire gli scenari interni ed esterni, altre volte, invece, dagli stessi media per rendere più appetibile il proprio prodotto. Senza curarsi, però, delle conseguenze.

Media e Informazione

La globalizzazione dell’informazione ci ha resi apparentemente più indifferenti – o più abituati – a gran parte delle notizie che riceviamo. Ma queste influiscono pesantemente sullo stato psicologico e di stress della popolazione, come accade oggi per l’azione dell’Isis. Parallelamente, mentre si cena col telegiornale acceso, gli eventi di cronaca nera fanno da tetro sottofondo; all’apparenza, sembra che non ci sconvolgano più di tanto, che non colpiscano più come un tempo. Ma la vita di fatto è cambiata dall’avvento dell’informazione di massa, e anche le persone.

I media cambiano il modo di rapportarsi col mondo, così come lo stato d’animo delle persone. È risaputo che giornali e giornalisti puntino a sconvolgere l’opinione pubblica con scoop sensazionali. Ma quando l’allarmismo, per quanto giustificato, può considerarsi accettabile? Come disse Jorge Luis Borge, “Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera”. L’informazione, inoltre, si è talvolta rivelata un’ottima pedina strategico-governativa, non solo per la capacità di influenzare le opinioni delle persone, ma anche la loro psiche.

Per capire meglio le conseguenze, spesso sottovalutate, dell’informazione, ed uscire dai soliti discorsi astratti, vi presentiamo una serie di casi che hanno avuto conseguenze notevoli sul destino, spesso, di intere nazioni. Alcuni sono casi estremi, basati su notizie totalmente false. Altre, semplicemente, sono state amplificate ed esagerate a fini sensazionalistici.

Partiamo da una questione lontana nel tempo. Il fenomeno non è affatto moderno, ma grazie ai Media e alla Globalizzazione, oggi è logicamente amplificato. Nei primissimi anni del XX secolo si cominciò a parlare dei Protocolli di Sion, sul quotidiano di Znamia – La Bandiera, tra il 28 agosto ed il 7 settembre 1903. La notizia ha cominciato ad attecchire solo dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la propaganda antisemita diventava sempre più dirompente. I falsi documenti, prodotti dalla polizia segreta zarista, sono un resoconto molto dettagliato di alcuni incontri riservati, in cui gli ebrei avrebbero cospirato per conquistare il mondo. Il falso scoop fu svelato, tempo dopo, dal Times londinese, che dimostrò come il materiale contenuto nei Protocolli fosse un riadattamento di un libello satirico contro Napoleone III. Nonostante ciò, continuarono ugualmente a diffondersi. I documenti in questione furono spesso ripresi per screditare il popolo ebraico, aizzare l’intolleranza razziale, e giustificare le azioni antisemite. Specialmente quelle naziste. Un gravissimo caso di falsa notizia, che ha aiutato a legittimare uno dei più grandi genocidi contemporanei.

Arriviamo ai giorni nostri, al 2000, più precisamente. Esplode l’eclatante sindrome della Mucca Pazza: una malattia neurologica degenerativa che colpisce i bovini, e che può causare la morte dell’uomo se ingerisce parti di carne infetta. Dopo che il morbo causò considerevoli vittime in Inghilterra, la bistecca fiorentina venne bandita dalle tavole italiane, accompagnata da un’enorme pressione e diffusione mediatica. Si prevedevano decine, per non dire centinaia di migliaia di morti nei successivi decenni. Una nuova peste nera. Il panico fu elevatissimo, tanto che le vendite di carne precipitarono, con evidenti conseguenze per l’economia del settore. Come ben sappiamo, le previsioni si rivelarono assolutamente false, ma la bistecca italiana cominciò a circolare liberamente solo cinque anni più tardi, per sicurezza. La storia si è poi ripetuta per la SARS, l’Aviaria e l’Influenza Suina.

Nel 2003 gli Stati Uniti invadono l’Iraq sostenendo che quest’ultimo fosse in possesso di armi di distruzione di massa: a svelarlo l’ingegnere chimico Alwan Aljanabi, che aveva ottenuto asilo politico in Germania dopo aver lavorato in Iraq. Nel 2011 lo stesso confessò al The Guardian come fosse stata tutta una montatura, un modo per abbattere il regime di Saddam e dare al paese la possibilità di una democrazia. Con buona pace del governo statunitense, probabile burattinaio da dietro le quinte. A prescindere dalle intenzioni, la falsa notizia ha influenzato radicalmente l’opinione pubblica mondiale, aiutando Washington nella sua campagna pro intervento, e incidendo in modo netto sul destino iraqeno.

Come dimenticare, infine, il Millennium Bug? In sintesi, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 1999, esperti e politici di tutto il mondo profetizzarono un blocco totale di tutti i sistemi informatici, con conseguenze inimmaginabili: interruzione di ogni servizio, malfunzionamento dei trasporti, caduta di aerei! Un allarmismo devastante, amplificato all’inverosimile da qualunque tipo di media e giornale del Mondo. Francia e Germania arrivarono addirittura a bloccare i treni a ridosso della mezzanotte; per l’FBI, qualcuno avrebbe potuto sfruttare la situazione di Caos per attuare folli piani di morte e distruzione. Il neonato popolo del web era in subbuglio, mentre qualcuno si era fatto influenzare a tal punto da profetizzare addirittura la fine del mondo. Ovviamente non accadde nulla di tutto questo, ma solo negli Usa vennero spesi più di 130 miliardi di dollari, al fine di prevenire la fantomatica apocalisse, e in tutto il mondo oltre 300.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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