Giuseppe Siri, un cardinale in Unione Sovietica

21/04/2013 di Matteo Anastasi

Sul finire della Seconda guerra mondiale, nella Genova divisa tra due campi avversi – operai, sindacati e partigiani da una parte; borghesia, industriali ed esponenti della finanza dall’altra – un uomo si collocava a metà tra i due schieramenti: si chiamava don Giuseppe Siri. Era nato nella città ligure trentanove anni prima, nel 1906. All’età di dieci anni era entrato in seminario, nel 1946 sarebbe stato nominato arcivescovo di Genova, nel 1953 cardinale. Nel 1945 Siri era particolarmente noto per il suo anticomunismo ma anche per gli strenui sforzi prodotti per impedire la distruzione del porto della città durante i terribili giorni che precedettero il ritiro della Wehrmacht.

Giuseppe SiriUn curioso esempio di ubiquità nella Genova di quei giorni, come ha ricordato Sergio Romano, fu un frate cappuccino, padre Damaso, «che recitò per più di quarant’anni, accanto a Siri, la parte che un altro frate, il père Joseph, aveva recitato accanto al cardinale Richelieu». Damaso, dopo un passato come missionario in Africa, fu cappellano dell’Unità prima, dell’ospedale Giannina Gaslini poi. Qui conobbe un medico comunista, il dottor Luigi Cartagenova, che custodiva un sentimento di profonda amicizia col console generale sovietico stanziato a Genova. Secondo l’opera di Benny Lai, Il papa non eletto. Giuseppe Siri cardinale di Santa Romana Chiesa, il console aveva un figlio affetto da una grave malattia, impeccabilmente curato al Gaslini grazie al forte interessamento del duo Siri-Damaso. Queste circostanze ebbero l’effetto di creare una sorta di filo rosso tra Siri e Mosca, «di cui Damaso e Cartagenova furono gli anelli italiani». Lo studioso Adriano Roccucci ha approfondito la questione dopo un’accurata ricerca effettuata negli archivi russi. A suo avviso, Siri non ebbe mai rapporti diretti con i diplomatici sovietici di Genova, ma autorizzò Damaso ad avviare contatti informali per suo conto e ne informò sia Giovanni XXIII che Paolo VI. Ne conseguì, dopo una lunga preparazione diplomatica, un viaggio che Siri fece a Mosca nel 1974 accompagnato da Damaso. Ai due fu concesso di indossare abiti ecclesiastici – enorme concessione nell’Urss di allora – di incontrare notabili della Chiesa ortodossa e di dire messa nella chiesa cattolica della città. Mentre Siri si limitò a incontri religiosi, Damaso ebbe anche colloqui politici, in primis con Lev Kapalet, presidente dell’Associazione Italiana Urss.

Al ritorno in patria, Siri consegnò una relazione a papa Montini mentre Damaso inviò il suo diario del viaggio a Benny Lai. Pubblicato nel 2005, dal memoriale emerge chiaramente quale fosse l’ambizione di Damaso: diventare commissario in Unione Sovietica per prestare servizio religioso alla comunità cattolica di Mosca. Damaso perì nel 1988, Siri un anno più tardi. Nel frattempo, il cardinale Casaroli era riuscito a fare ciò a cui essi avevano ambito, diventando uno dei maggiori protagonisti della Ostpolitik vaticana.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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