Giuseppe Mercalli, un rivoluzionario

25/09/2014 di Lorenzo

Cent'anni fa moriva, travolto dalle fiamme nel suo laboratorio, Giuseppe Mercalli: uno dei più grandi studiosi di vulcanologia e sismologia che il nostro paese abbia mai visto nascere

Giuseppe Mercalli

Era la mattina del 18 marzo 1914, quando il suo corpo, oramai carbonizzato, venne rinvenuto. Ironia della sorte, fu lo stesso fuoco che il Mercalli tante volte aveva affrontato e studiato senza timore che lo aveva colpito a tradimento, durante il riposo nella sua casa-laboratorio in via Sapienza in Napoli. Il nome Mercalli é meglio noto a noi “profani” come l’ideatore della famosa scala di dodici gradi che misura l’intensità di una scossa di terremoto, attraverso gli effetti da esso prodotti su persone, cose e manufatti. La sua attività nel campo scientifico non fu incentrata solamente alla presentazione – avvenuta nel 1902 – della famosa scala, ma fu, per la maggior parte, votata allo studio della geologia e, soprattutto, della vulcanologia.

Tale attività é stata vissuta in profonda unità con l’esperienza e la formazione religiosa, prendendo i voti sacerdotali nel 1872. Nel suo percorso scolastico-universitario si imbatté in varie istituzioni delle scienze naturali, come il suo maestro l’abate Antonio Stoppani. Questi, autore del famoso volume il Bel Paese, indirizzò il giovane Mercalli agli studi della geofisica e lo aiutò molto a muovere i suoi primi passi nel mondo della ricerca scientifica. Dallo Stoppani era stato coinvolto nella redazione del terzo volume della collana “Geologia d’Italia”, riguardante lo studio dei vulcano e dei fenomeni ad essi collegati. Per adempire a tale compito, il Mercalli effettuò vari viaggi nelle zone vulcaniche del Regno d’Italia e riportò le sue osservazioni nella stampa del terzo volume della collana, denominato “Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia”. Il volume, edito nel 1883, conteneva la prima e completa carta sismica del territorio del nostro paese e un catalogo dei terremoti italiani. Questo fu il momento esatto in cui il giovane scienziato lombardo si innamorò degli studi concernenti la vulcanologia; da allora in avanti, con entusiasmo, condusse una serie ininterrotta di viaggi e studi in materia.

Giuseppe Mercalli - Geologo e Vulcanologo
Giuseppe Mercalli – Geologo e Vulcanologo

La sua produzione scientifica, figlia di anni di studio e lavoro, lo rivelò al mondo della scienza e mostrò le caratteristiche che distinsero tutti i suoi successi. Ebbe subito la fama di osservatore minuzioso, poiché era solito descrivere il fenomeno analizzato con precisione massima di linguaggio e acume scientifico. Fu cronista accurato di eruzioni vulcaniche e scosse di terremoto e, grazie alla sua conoscenza della letteratura, confrontò i vari eventi, sopraggiunti durante il suo operato, con altri eventi del passato avvenuti nella medesima area o in altre zone del globo. Interessante fu l’analisi del disastroso terremoto di Casamicciola del 1883, dove persero la vita, tra gli altri, i genitori e la sorella del giovane Benedetto Croce. Tale analisi mise in evidenza la costituzione morfologica del terreno della città dell’isola di Ischia e i danni provocati dalla scossa, suggerendo poi un nuovo piano regolatore della piccola città marittima. Mercalli fu anche uno dei precursori dell’ingegneria sismica e nonchè il primo a distinguere nel territorio italiano diversi settori sismici, ciascuno caratterizzato da un diverso periodo di ritorno dei terremoti di una data intensità.

Altro evento importante nella vita del Mercalli si verificò nel 1887,  quando già collaboratore alla rivista Il Rosmini: decise di firmare una petizione promossa dall’anziano maestro affinché venisse eretta una statua in onore del grande filosofo di idee liberali. Tali figura, rigettata dalla gerarchia cattolica, mise il Mercalli difronte ad un in or out: ritirare il proprio nome dalla mozione o essere espulso dal seminario. Optò per la seconda e, poco dopo, ottenne la prima cattedra di insegnamento nel liceo Tommaso Campanella di Reggio Calabria. La scelta di tale liceo non fu azzardata o frutto di una costrizione, ma fu scelta dal Mercalli in una rosa più ampia di destinazione poiché egli, attraverso i suoi studi, era riuscito a prevedere che in quella zona si sarebbe verificato una grande scossa di terremoto.

Non riuscì però nell’intento di osservarla – la scossa ebbe luogo nel 1894 – poiché fu trasferito, nel 1888, nella nuova sede del liceo Vittorio Emanuele II di Napoli. Qui il Mercalli venne per un solo motivo: osservare e studiare il mito di ogni vulcanologo, il Vesuvio. Scelse, infatti, di dimorare in un appartamento situato in una posizione elevata e con vista sul vulcano. In tal modo egli poteva osservare quotidianamente l’attività del Vesuvio e decidere quale fosse il momento adatto per recarsi sulla montagna per studiarlo da vicino. Fece più volte il tragitto che dalla città partenopea portava alla grande montagna. Integrò questi studi con le notizie prelevate dal personale della funicolare del vulcano per stendere la prima opera, intitolata Notizie Vesuviane, che raccolse tutto il suo periodo di studi dal 1892 all’eruzione del 4 aprile 1906.

Fu uno dei primi sostenitori dell’Ipocentro Sismico, secondo la quale l’energia di un terremoto viene sprigionata da un volume localizzato all’interno della Terra e si attenua durante il percorso dall’ipocentro alla località colpita dal terremoto. Riformò così l’allora scala elaborata da M.S. De Rossi e da F.S. Forel, che classificava i terremoti in 10 gradi di intensità crescente. I primi sei riguardanti il livello di percezione della popolazione colpita e i restanti quattro sul crescente livello dei danni subiti dalle strutture. Le idee innovative del a Mercalli trovarono un ostacolo in questa scala, oramai obsoleta con le conoscenze del tempo che lui stesso rivoluzionò nel 1902. Il Mercalli si accorse, infatti, che tale metro di giudizio non permetteva di analizzare e differenziare i terremoti più intensi e, non volendo stravolgere nella forma la scala De Rossi-Forel, raggruppò i primi sei gradi della vecchia scala in quattro, dando maggior dettaglio agli ultimi sei, differenziati in base ai danni prodotti alle strutture della zona colpita.

Nel 1909, dopo la tragedia di Messina e Reggio Calabria, su proposta del Cancani si aggiunsero alla scala Mercalli dapprima un undicesimo grado, per così collocarvi l’ecatombe avvenuta nello Stretto, e successivamente un XII per la classificazione a Grande Catastrofe. La «scala Mercalli» venne adottata, con successive modifiche e miglioramenti, in tutto il mondo e rimane tuttora lo strumento fondamentale per la classificazione dei terremoti in base agli effetti prodotti. Ad essa fu poi accostata la scala Richter, calcolante la magnitudo della scossa. L’attività del Mercalli in ambito scientifico non conobbe soste, così come l’attività pubblicistica – una bibliografia che ammonta a circa 150 titoli – grazie anche all’ausilio di molti dei suoi collaboratori.

Tra questi é d’obbligo ricordare Achille Ratti, futuro Pio XI, che scrisse il capitolo dodici del grande volume Vulcani e fenomeni vulcanici in Italia. Il Mercalli continuò la sua attività di insegnamento fino al 1911 quando, alla morte del grande geologo Raffaele Vittorio Matteucci, divenne il direttore del prestigioso Osservatorio Vesuviano. Egli trovò l’osservatorio in una condizione di decadenza per mancanza di fondi e, grazie anche agli aiuti sopraggiunti dalle autorità, rimise in funzione tutti gli strumenti sismici e meteorologici oramai fermi da anni. Elaborò poi un programma di sviluppo dell’ente, che prevedeva la sua trasformazione in Istituto vulcanologico italiano, costituito da più sedi dislocate nell’area napoletana, e un progetto di ricerca che prevedeva lo studio delle caratteristiche e della cronologia dell’attività del Vesuvio, dei fenomeni precursori delle eruzioni, della composizione delle rocce eruttate e dei gas emessi.

Non ebbe tempo a sufficienza per terminare tutto ciò, fu infatti lo stesso fuoco, da lui sempre ammirato e studiato fin giù nei crateri vulcanici, a sorprenderlo e portarlo via con sé. Per sempre.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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