Giulio Andreotti: una lettura in chiave europea

08/05/2013 di Andrea Luciani

Una lunghissima carriera quella di Giulio Andreotti, che lo ha reso protagonista della vita politica italiana del secolo scorso. Muore, lasciando tuttavia un alone di mistero sulla sua vita, piena di contraddizioni e ambiguità. Mistero che in Italia lo ha reso una sorta di leggenda politica riassumibile nella frase che Sorrentino fece dire a Tony Servillo nel film il Divo: “Perpetuare il male per garantire il bene”.

Andreotti insieme a KohlIl saluto dei democristiani europei – Mentre in Italia i commenti alla morte di Andreotti sono stati contrastanti, i democristiani europei piangono la scomparsa di “un amico, un collega, un grande europeista, che assieme alla Democrazia Cristiana ha contribuito alla creazione del Partito Popolare Europeo”. In questo modo ha commentato Wilfred Martens, presidente del PPE. “Un leader decisivo che ha lavorato per una delle pietre miliari dell’Unione, il Trattato di Maastricht”, ha aggiunto Joseph Daul, capogruppo al Parlamento Europeo. Insomma pare che a Bruxelles Andreotti sia non solo stimato, ma anche ritenuto un importante attore della costruzione europea.

 Ma cos’è stato Andreotti per l’Europa? – Sette volte premier in Italia, otto ministro della difesa e cinque ministro degli esteri (Totò negli Onorevoli farà dire a sua moglie “non c’è rosa senza spine, non c’è governo senza Andreotti”), il Divo Giulio è stato per lungo tempo interlocutore stabile, affidabile e rispettato dell’allora Comunità Europea. Andreotti, come già altri leader democristiani in passato (De Gasperi, Adenauer e Schuman) ha sempre lavorato per il processo di integrazione europea e un Unione forte capace di far sentire la sua voce anche durante gli anni della Guerra Fredda. In particolare lui ed il cancelliere tedesco Kohl giocarono un ruolo determinante nel creare i presupposti che portarono al Trattato di Maastricht e quindi all’Unione Economica e Monetaria.

La Presidenza del Consiglio e la caduta del muro – Il 9 novembre 1989 crolla il muro di Berlino. Andreotti è Presidente del Consiglio e quell’evento, come lui stesso ha dichiarato, servì a dare un’accelerazione al processo d’integrazione europeo. Il terremoto politico che coinvolse i Paesi dell’Est fu trasformato in parte in un evento positivo grazie alla prontezza, al coraggio e alla lungimiranza dell’Italia e del governo di Andreotti. Egli giocò, infatti, un ruolo decisivo nel negoziare la riunificazione con la Germania Est, non fosse altro per il fatto che deteneva la presidenza di turno della Comunità Europea e della Csce. Si racconta di una cena, tenutasi il 18 novembre 1989 a Parigi ove i dodici paesi della Comunità Europea si ritrovarono, a nove giorni dalla caduta del muro, per discutere della situazione. La Thatcher e Mitterand sono contrari alla riunificazione, ma Andreotti decide di intervenire in supporto del cancelliere democristiano Kohl, affermando quanto “l’Europa promuove e auspica la riunificazione della Germania”. Il meeting si conclude così con un esplicito appoggio alla causa di Kohl che dieci giorni dopo presenta un programma di punti per rendere possibile la riunificazione. Andreotti è protagonista anche nel successivo negoziato che si risolverà implicitamente nel Trattato di Maastricht del 1991. Alla Germania sarà consentita la riunificazione, ma essa dovrà integrarsi completamente nell’Unione Europea in particolare nell’Unione Economica e Monetaria, rinunciando al marco (la più forte ed influente fra le valute europee) ed accettando la moneta unica: l’euro.

Un punto di vista diverso – Così mentre in Italia la luce di Andreotti è pari per lo meno alla sua ombra, in Europa, il Divo è tenuto in grande considerazione, come leader e come mediatore. Quelli che hanno lavorato con lui al Consiglio dell’Unione Europea lo ricordano per il suo pragmatismo e per essere riuscito a influenzare positivamente una fase passaggio come quella della caduta del muro e del post Unione Sovietica. La CEE sotto la presidenza italiana è riuscita a stare al passo con i tempi integrando la Germania in pochi mesi, quando per integrare Spagna e Portogallo ci son voluti sette anni.

I democristiani e l’Europa – E’ interessante rilevare e domandarsi come mai attori di fondamentale importanza nella storia dell’UE siano stati democristiani cattolici come Schuman, Adenauer, De Gasperi, Kohl e Andreotti. I democristiani hanno partecipato e sono stati determinanti nei Trattati di Roma e di Maastricht e sono ancora oggi una forza importante al Parlamento Europeo. Un partito ricordato in Italia anche per la logica spesso clientelare e poco trasparente, risulta uno dei fondatori dell’UE e uno dei più grandi sostenitori dell’europeismo stesso. Andreotti, in quest’ottica lo conosciamo poco, ma non possiamo evidentemente ignorare il ruolo di sostenitore dell’idea moderna di Europa, che la DC ha portato avanti nel secolo scorso.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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