Giubileo: una misericordia permanente

21/11/2016 di Giuseppe Trapani

Quuella di Papa Francesco è una lettera semplice, fruibile e leggera; ma è una leggerezza pensosa, capace di rompere con la pesantezza dei rigorismi ecclesiali e offrire aperture pastorali intelligenti di forte impatto sulle quali non mancheranno di scatenarsi polemiche interne ad ecclesiastici e teologi

Vaticano

Misericordia et misera è la lettera apostolica che Papa Francesco consegna a tutto il mondo dopo il Giubileo della Misericordia appena celebrato.

Viene alla mente una considerazione fulminante proveniente dalla sapienza proverbiale quando si afferma che mentre si chiude una porta si apre un portone ; un detto che dice molte cose sul passaggio storico che la cattolicità guidata dal papa argentino sta attraversando. Il portone di cui stiamo parlando è il varco “aperto” del perdono  lasciato aperto ai fedeli dal pontefice  il quale  se da un lato conclude per ritus et preces gli eventi giubilari dall’altro non molla su un punto dirimente del suo pontificato, cioè una chiesa radicata all’essenzialità del vangelo e capace di guardare a chi è ferito spiritualmente e materialmente. 

Una lettera semplice, fruibile e leggera (poco o più di settemila parole) ma tale levità –  direbbe Italo Calvino nella prima delle sue lezioni americane – non deve trarre in inganno poiché parliamo di una leggerezza pensosa, capace di rompere con la pesantezza dei rigorismi ecclesiali e offrire aperture pastorali intelligenti di forte impatto sulle quali non mancheranno di scatenarsi polemiche interne ad ecclesiastici e teologi. Davanti alle critiche dell’ala integralista, sfociate nella lettera firmata settimane fa dai quattro cardinali guidati da Leo Burke,  Papa Bergoglio rilancia senza esitazioni la propria linea. E scandisce senza mezzi termini  che “niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono” e chiarisce che “è per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni” alla clemenza divina.

Se la riconciliazione non cessa con il tempo “privilegiato” del Giubileo allora si rendono necessarie nuove disposizioni e il Papa lo mette nero su bianco: «d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto» estendendo dunque nel tempo «nonostante qualsiasi cosa in contrario» quanto concesso per il tempo giubilare. «Vorrei ribadire con tutte le mie forze – aggiunge – che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre».

Quella del Papa – scrivono molti lettori e analisti –  è una mano tesa ad accarezzare le fragilità umane il che non vuol dire escogitare una “teoria del perdono” volta ad annullare le responsabilità etiche di ciascuno.  E tuttavia – a norma del Vangelo – si cercano  coloro che hanno sbagliato per portarli dentro il recinto della comunità ecclesiale. Si tratta perciò di una inclusività pastorale mai viste nei pontificati precedenti e si assiste ad una sensibilità per coloro che molto spesso sono  talmente schiacciati da sensi di colpa da non chiedere neanche la riconciliazione.  

Papa Francesco intuisce profeticamente quanto miseria e misericordia sono metafora dell’incontro tra bene e male, in cui alla fine vince chi non giudica ma perdona, ha la meglio la misericordia sulla miseria degli uomini e le donne. In questa lotta impari fra un male che si compie e un perdono che si offre tutti sono coinvolti, in primis lo stesso Papa che più volte ha sottolineato di aver sperimentato personalmente questa asimmetria della bontà rispetto al più tragico dei peccati. A molti questo sbilanciamento delle categorie di giudizio sembra riluttante, estremo; ma per il papa che guarda a coloro che attendono fuori dalle chiese questa re-integrazione è priorità assoluta del cattolicesimo. Per lui il Giubileo è solo una tappa di un cammino di riforma della chiesa e un messaggio etico a tutto il mondo. 

Nella lettera poi si istituisce la giornata mondiale dei poveri il cui senso non è di entrare nella special list di circostanza:  questa domenica sarà l’appuntamento annuale nel quale si riscopre quanto cammino c’è ancora da fare nella comunità cattolica in ordine ai poveri e agli esclusi che per quanto siano i dimenticati dai potenti sono in cima ai pensieri di chi afferma il credo del Dio Cristiano.

Se questo non è un portone spalancato ai fedeli  allora di che parliamo?

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.