Giù il sipario sulla destra italiana

06/05/2015 di Francesca R. Cicetti

Era tutto più semplice, ai tempi del Cavaliere. Bastava essere berlusconiani o non berlusconiani. Con lui o contro di lui. Ma col tramonto dell’impero, i margini si sono liquefatti e confusi, rimescolando degli schieramenti solidi per vent’anni. Un salire e scendere dai carrozzoni vincenti. E giù il sipario, come si usa dire.

Centrodestra

 

Era tutto più semplice, ai tempi del Cavaliere. Bastava essere berlusconiani o non berlusconiani. Con lui o contro di lui. Ma col tramonto dell’impero, in uno scintillante vortice di trucco antirughe e pacche in testa a ignari cagnolini, i margini si sono liquefatti e confusi, rimescolando degli schieramenti solidi per vent’anni. Senza più lui a fare da spartiacque, ecco la migrazione ideologica. Un salire e scendere dai carrozzoni vincenti. E giù il sipario, come si usa dire.

Se lo sfascio della sinistra è argomento così noto da risultare stantio, la destra non se la cava meglio. Pur essendo al potere nella stragrande maggioranza dei paesi europei, non riesce ad avere la meglio in Italia. Sarà per le figure che presenta. Vittime, per dirne una, di una certa contraddittorietà. Il guru Brunetta, ad esempio, ancora arpionato al ricordo del Cavaliere, che si adopera per tessere con le sue operose mani la legge elettorale, e poi distrugge il suo stesso lavoro come una novella Penelope. Nel gridare allo scandalo di un “fascismo renziano”, non si fa troppo onore. Senza entrare nel merito di una legge che può essere considerata perfetta, mostruosa o mediocre, spicca nell’iter dell’Italicum una mano di Forza Italia che prima ha creato, e ora vuole distruggere. Insomma, un esempio non poi così insolito di schizofrenia politica.

Parecchi altri tentativi sono falliti. Fini, arroccato su percentuali irrisorie. Alfano alle prese con la guerriglia urbana che ha come sottofondo (di nuovo) un inneggiare alle sue dimissioni. L’ultimo baluardo sembra essere Matteo Salvini. Preferito a Tosi, benché fosse lui l’unico leghista a detenere un ampio consenso in una grande città, sembra preda di un fervore audiovisivo. Compare continuativamente in televisione, alla radio, ed elargisce preziosi consigli di governo (e non solo) sulla sua pagina Facebook. Conquistandosi un rispettabilissimo 14%, tra ruspe, accuse di sciacallaggio e relax di fronte ai cartoni animati di un popolare maialino rosa.

Tra l’altro, anche qui sembra essere una questione di stile. Di fronte alle contestazioni no Expo, per Salvini i teppisti sono “figli di papà coccolati dalla sinistra, dagli artisti e dagli intellettuali”, non si sa bene in virtù di cosa. E a caratteri cubitali afferma e ripete allo stremo che per lui si tratta di “pezzi di merda da chiudere in galera”. Perché ad affermare il proprio (giusto) disappunto senza volgarità si rischia di essere accusati di buonismo.

Ovviamente il favore più grosso che si possa fare a Salvini è sottovalutarlo, utilizzando contro di lui critiche che andavano bene per la Lega d’un tempo. Razzismo e vecchiume, ad esempio. Ma nulla di questo si adatta all’immagine di leader in maniche di camicia e tablet in mano. Molto simile, per certi versi, ad un altro Matteo, stavolta fiorentino. A significare che non solo non siamo pronti per una destra tradizionale, senza colpi di teatro e apparizioni da Broadway, ma lo stesso vale anche per la sinistra. Insomma, lo stile televisivo non ci piace, ma paga. La leadership non ci piace, ma paga. Le mani in tasca non ci piacciono, ma pagano. Paga il politico che assomiglia al nostro vicino di casa, che si preoccupa dei problemi delle persone comuni, che scende dall’ingarbugliato trono istituzionale per avvicinarsi agli elettori. E allora, giù il sipario sulla vecchia destra. Giù il sipario sulla vecchia politica.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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