Il giro di vite di Henry James e la cultura moderna

08/10/2015 di Nicolò Di Girolamo

In un’epoca in cui tutto è in movimento, e sembra essersi perso un concetto come quello delle "letture necessarie" per costruire un sentimento sociale, mancano storie come quella di James, che, con le sue atmosfere tese, manteneva l’attenzione e faceva riflettere come oggi raramente, la letteratura

Ai giorni nostri è diffusa la sensazione di vivere un’epoca di transizione, di radicali stravolgimenti che non è semplice comprendere appieno. I costumi, i valori e tutto ciò che si è consolidato attraverso i millenni ora trema dalle fondamenta e non ci è nemmeno possibile comprendere quale sia l’origine e il motore di questi sconvolgimenti. È facile dubitare che esista qualcuno in grado di dare una risposta soddisfacente e definitiva al pressante interrogativo di quale sia la direzione della nostra società al momento presente.

Basti osservare l’instabile situazione politica che accomuna gran parte dei paesi a cui giunge il nostro sguardo, l’altrettanto confusa situazione economica e la diffusione sempre più vasta e caotica di credo religiosi e pseudo-tali all’interno di comunità con tradizioni millenarie e ben consolidate, per convincersi che il suolo sotto i nostri piedi si stia muovendo.

Forse tutta questa incertezza è uno scotto da pagare all’idolo del progresso, ma non si può esserne certi. Infatti alcuni di questi cambiamenti hanno certamente aspetti principalmente positivi ma sono senza dubbio molto disorientanti. Per fare un esempio si può pensare alla tradizionale usanza dei figli che portano avanti il lavoro dei genitori. Di sicuro esso non era un costume democratico, meritocratico o sostenibile ma dava alla società una certa dose di stabilità su cui adesso non si può più contare.

Un esempio ancora più estremo è la diffusione dell’ignoranza e la diffusione dell’analfabetismo. Senza ombra di dubbio l’ampissimo accesso alla cultura e la quasi totale scomparsa dell’analfabetismo, caratteristici di questi tempi, sono cambiamenti da accogliere a braccia aperte, ma anch’essi hanno destabilizzato e non poco la società moderna. Questo a volte accade per sciocche ideologie, come il fatto che al giorno d’oggi esistano lavori considerati umili e che per questo non vogliono più essere praticati da persone con un minimo di istruzione (praticamente chiunque), ma a volte le ragioni sono più sottili e nascoste.

È solo un’ipotesi, ma è possibile ritenere che l’accesso alla cultura a cui si accennava poc’anzi, permettendo di costruirsi individualmente una sorta di istruzione personalizzata e molto differenziata, vada a ostacolare la nascita di solidi gruppi sociali e possa minare le basi dei gruppi precostituiti. Infatti è possibile ritenere che essendo le “letture di riferimento” -essenziali nella formazione di ogni individuo – così varie e poco omologate, si stia diffondendo all’interno della nostra società un’incomunicabilità che è il germe di una grave malattia sociale.

In altre parole tutti possiedono una propria personalissima cultura che muta da individuo a individuo e rende la comunicazione sempre più complessa. Potrebbe essere questo il morbo che, nonostante tutti i mezzi tecnologici di cui disponiamo e facciamo largo uso, volti alla comunicazione e all’interazione sociale, causa uno dei grandi mali dei nostri tempi: la solitudine. Pochi saprebbero spiegare questo fenomeno, ma credo che nessuno si sentirebbe di negare che la solitudine sia una piaga dei nostri tempi.

Giangiacomo Feltrinelli usava spesso parlare di “libri necessari“, egli aveva un’ampia visione della questione che stiamo oggi dibattendo ma riteneva (in un’epoca pre-digitale) che la costruzione di una cultura umanistica uniforme a livello sociale fosse possibile. Oggi ci troviamo amaramente a constatare il fallimento di questa idea. Oggi nessuno è in grado di indicarci le ‘letture necessarie’ e se, per assurdo, qualcuno ci provasse, è probabile che rimarrebbe inascoltato.

Questa è la grande sfida che dovrebbe affrontare oggi l’editoria: lasciare al turbine vorace di Internet tutte le letture “non necessarie” e trovare il coraggio di selezionare e proporre ciò che è veramente valido. Finchè l’editoria perseguiterà a cercare di competere con la Cariddi del web non ha molta speranza di sopravvivere.

Per comprendere meglio le caratteristiche dei nostri tempi è necessario confrontarsi con altre epoche, in cui tutto avveniva in maniera molto differente. Molto utile a questo scopo è la novella gotica di Henry James, Giro di Vite, pubblicato nel lontano 1898.

Giro di vite è un racconto nero, scritto da uno dei grandi narratori dell’Ottocento, in cui il vivido realismo dell’ambientazione crea una sospensione dell’incredulità che rende la parte sovrannaturale del racconto ancora più inquietante e affascinante. Esso dipinge una situazione fantastica che si origina da una normalissima situazione domestica di quei tempi, la trama stessa infatti viene raccontata da un narratore interno al romanzo che riesce a catturare l’attenzione di chi l’ascolta (sia esso un personaggio interno al racconto o un lettore) con straordinaria abilità.

L’atmosfera cupa, densa di oscuri presagi che riesce a costruire James, viene resa ancora più astratta e fantasiosa dai luoghi così lontani e diversi da quelli comuni ai nostri tempi. Principe nella narrazione, infatti, è il silenzio che regna sugli ambienti pervasi dalla luce delle candele. I fatti vengono ospitati da magioni antiche e quasi disabitate e l’abilità dello scrittore ci permette quasi di sentire il respiro corto e i timorosi battiti del cuore di chi ascolta questa terribile e intrigante vicenda.

La storia che viene raccontata all’interno del romanzo è quella di una giovane istitutrice a cui viene assegnato il compito di badare a due piccoli orfani in una vasta e lugubre villa di campagna. L’atmosfera durante la narrazione si fa sempre più tesa e sinistra e l’istitutrice diventerà partecipe di alcuni inquietanti fenomeni che si manifestano all’interno della casa. Il romanzo è mirabilmente scritto e vi posso assicurare, vi manterrà col fiato sospeso dall’inizio alla fine, senza tralasciare, una volta terminata la lettura, di fornirvi una considerevole quantità di spunti di riflessione.

Sono vicende di altri tempi, in cui bastava possedere una storia ben scritta per attirare l’attenzione di folle curiosi e in cui nessuna citazione cadeva al suolo. Non sono probabilmente tempi da rimpiangere, ma certamente situazioni da comprendere nella speranza di far luce sul nostro quotidiano.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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