Giovanni Preziosi, ovvero dell’antisemitismo italiano

09/03/2013 di Matteo Anastasi

Esiste una pagina particolarmente grigia e poco nota della storia d’Italia che si colloca nel drammatico periodo degli anni Quaranta del secolo scorso. Questa storia ha come protagonista Giovanni Preziosi, il grande “burattinaio” della politica antisemita della Repubblica Sociale Italiana.

Giovanni Preziosi, Leggi RazzialiNato in provincia di Avellino nel 1881, fu avviato agli studi ecclesiastici ma rinunciò al sacerdozio. Si distinse nel 1904 per alcuni scritti sull’emigrazione e pubblicò nel 1913 un saggio – La Germania alla conquista dell’Italia – in cui “dimostrò” che le banche fondate con capitale tedesco (Banca Commerciale e Credito Italiano) avevano lavorato per l’asservimento italiano al Reich. Nazionalista e interventista, fondò una rivista – La vita italiana – che divenne il veicolo delle sue battaglie politico-culturali. Ma non fu, inizialmente, anti-ebraico.

Nella sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo Renzo De Felice osserva come la rivista pubblicò, fino al 1920, articoli «di ebrei e di massoni, anche piuttosto noti». La svolta giunse nel 1920, provocata dalla lettura dei Protocolli dei savi di Sion, opuscolo antisemita diffuso dalla polizia segreta zarista e di cui Preziosi divenne il maggior propagandista italiano. I Protocolli lo convinsero che gli ebrei erano responsabili di ogni ingiustizia, vera o presunta, subita dall’Italia dopo la fine della Grande guerra. L’antisemitismo divenne da allora l’impegno totalizzante della sua esistenza. Trovò qualche consenso in ambienti fascisti, trionfò con le leggi razziali del 1938 e divenne ministro di Stato nel 1942.

Nel 1944 il fanatico Preziosi scrisse una missiva a Mussolini in cui lamentava la superficialità con cui era stato accolto il suo pensiero negli anni addietro, prometteva rivelazioni sul complotto ebraico mondiale e si proponeva come Grande inquisitore. Il Duce cedette e gli affidò, nell’aprile del 1944, una direzione generale per la Demografia e la Razza, costituita ad hoc presso la presidenza del Consiglio. Il suo principale obiettivo divenne la redazione di una «scheda genealogica» che avrebbe costretto ogni italiano a ricostruire il proprio passato familiare fino alla terza generazione. Soltanto così, riteneva Preziosi, sarebbe stato possibile radiografare la società e rintracciare ogni minima traccia di sangue ebraico nel corpo della Patria.

Morì, senza aver realizzato il suo obbiettivo, nell’aprile 1945, gettandosi con la moglie dalla finestra della sua abitazione milanese di corso Venezia.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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