Giovanni Messe, un militare italiano

08/03/2014 di Matteo Anastasi

Giovanni Messe – brindisino classe 1883 – ha scritto il suo nome fra quelli dei più autorevoli generali del nostro Paese, conducendo una carriera militare capace di attraversare l’intera storia militare italiana del primo Novecento.

Volontario dal 1901; sottotenente in Libia nel 1911; capitano, maggiore e tenente colonnello tra i fuochi della Prima guerra mondiale; generale di divisione in Albania nel 1939; generale di corpo d’armata sul fronte greco-albanese nel 1940; comandante del CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) nel 1941; comandante del XXV Corpo dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia); generale d’armata e maresciallo d’Italia in Tunisia fino alla prigionia nel 1943. Tutte le sue ultime campagne si conclusero nella sconfitta e non tutte le sue guerre furono da ricordare. Ma di Messe, nella memorialistica, è rimasta l’immagine di un militare tutto d’un pezzo, brusco, capace di non piegarsi davanti all’alleato tedesco, respingendo se necessario gli ordini del feldmaresciallo della Wehrmacht Ludwig von Kleist. Quando Mussolini volle rafforzare il contingente sul fronte russo – trasformandolo da CSIR ad AMIR – Messe non esitò a comunicare al Comando supremo a Roma che «l’invio […] di un corpo d’armata, per giunta dotato di così scarsi mezzi su quattro ruote, sarebbe un grave errore».

Messe 2L’episodio più luminoso della sua carriera giunse probabilmente all’inizio del 1943. In quei mesi, in Tunisia – dopo la vittoria alleata ad El Alamein – si combatteva la battaglia di Mareth. Il valore dimostrato da Messe in quella circostanza fu testimoniato da uno dei più grandi eroi della Seconda guerra mondiale, Bernard Law Montgomery, che incontrò Messe poche ore dopo l’inizio della prigionia di quest’ultimo. Dopo un iniziale battibecco, Montgomery invitò Messe nella sua stanza e gli mostrò una fotografia di Rommel confidandogli che, prima di ogni battaglia, si era sempre domandato cosa avrebbe fatto al suo posto The Desert Fox. Aggiunse, con una frase che riempì d’orgoglio Messe: «Se avessi saputo che da Mareth in poi avevo di fronte voi, mi sarei procurato la vostra fotografia».

Poco tempo dopo Messe fu trasferito in un’abitazione nella campagna britannica, nei pressi di Oxford. Alla fine del 1943 fu riportato dagli inglesi in Italia, divenne Capo di Stato Maggiore e si occupò della ricostruzione di un esercito quanto mai provato e decimato. Mantenne la carica per due anni, fino al 1945. Nel 1948 fece il suo ingresso in Senato, eletto nelle liste della Democrazia Cristiana mentre nel 1955 fondò il gruppo monarchico Unione Combattenti d’Italia.

Morì a Roma nel 1968. Aveva ottantacinque anni, dei quali oltre quaranta impiegati combattendo per il suo Paese.

 

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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