Giovanni d’Austria – il bastardo reale di Lepanto

23/07/2016 di Silvia Mangano

Figlio naturale dell’imperatore e fratellastro del re di Spagna, divenne famoso per la vittoria di Lepanto e dimostrò all’Europa della seconda metà del Cinquecento che “la classe non è (solo) sangue blu”.

Giovanni d'Austria

La storia, si sa, è costellata da grandi personalità e, nella ricostruzione storica delle vicende legate alla politica delle nazioni, finché la nobiltà ha detenuto il controllo ufficiale del governo, il sangue blu è stato considerato un requisito essenziale per la selezione della memoria. A pensarci bene, ancora oggi scontiamo il retaggio di questo pensiero: quanto spazio lascia la divulgazione storica a chi ha fatto la storia ma non appartiene al ceto nobiliare? Quanti sanno che prima di essere “il Conquistatore”, Guglielmo era “il Bastardo”? Quanti sanno che dietro alle grandi conquiste e alle grandi nefandezze di Enrico VIII c’erano prima Thomas More e poi Thomas Cromwell?

giovanniA trovarsi in bilico, e spesso al margine, in queste società erano soprattutto i cosiddetti bastardi reali, i figli naturali nati dall’unione di un regnante e di una persona comune. Temuti perché vicini alla linea di successione, ma disprezzati perché nobili a metà. Di solito, il destino toccato a queste scomode personalità era la carriera ecclesiastica: impossibilitati a sposarsi per via dell’ordinazione sacerdotale, non avrebbero potuto rivendicare alcun titolo, divenendo tuttavia un punto d’appoggio all’interno della Curia romana per la famiglia di provenienza.

Uno di questi avrebbe senz’altro dovuto essere Juan, figlio illegittimo dell’imperatore Carlo V e di Barbara Blomberg, ma la volontà del padre e la forte ambizione del ragazzo stravolsero i progetti di chi, come il fratellastro Filippo, lo desiderava innocuo e tonsurato.

Nato a Ratisbona nel 1545, il giovane Giovanni fu cresciuto in Spagna nel totale anonimato fino al 1559, anno di morte di Carlo. Il suo successore sul trono di Spagna, il figlio Filippo, dovette cedere alla volontà del padre di riconoscere Giovanni come suo fratello e dotarlo di una rendita. Tuttavia, temendo per i risvolti che una dichiarazione ufficiale avrebbe potuto comportare nel delicato scenario politico dell’Europa appena uscita dalla guerra tra Francia e Spagna, non lo riconobbe come infante (titolo ufficiale che i monarchi spagnoli davano ai secondogeniti). Da parte sua, il dodicenne mezzosangue si oppose con decisione al desiderio di Filippo II di vederlo entrare nei ranghi oranti della Chiesa ed espresse il desiderio di servire nell’esercito spagnolo.

Giovanni di SpagnaIniziò la carriera come capitano generale della flotta del Mediterraneo contro i corsasi barbareschi, marinai musulmani di origine africana o mediorientale che assaltavano le navi europee, e nel 1568 li combatté e li vinse a Orano, Algeri e Mazalquivir. Nei successivi tre anni, fu trasferito dalla flotta all’esercito di terra e inviato nel sud della Spagna a contrastare l’azione dei moriscos, guidati da Abén Humeya fino al 1569 e poi da Abenaboo. Vittorioso anche in questa guerra, conosciuta come la rivolta di Las Alpujarras, Giovanni divenne un punto di riferimento dell’esercito spagnolo, tanto da essere inviato dal fratello a fare le sue veci all’interno della Lega Santa. Quest’ultima era una coalizione militare creata sotto l’espresso desiderio di Pio V per la difesa di Famagosta, assediata dal 1570 dai Turchi. Fondata, inizialmente, dalla Spagna, da Venezia e da Roma, si aggiunsero successivamente anche i Cavalieri di Malta, il Granducato di Toscana, i Ducati di Savoia, di Mantova, di Urbino, di Parma e di Ferrara e, infine, la Repubbliche di Genova e di Lucca. Giovanni ricevette solennemente le insegne di supremo comandante e salpò con la flotta diretto verso i Turchi.

Giovanni di SpagnaComandò e vinse la famosa battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) e riconquistò Tunisi, perdendo tuttavia l’avamporto poco tempo dopo. Proporzionalmente alle vittorie conquistate sul campo, cresceva anche l’ambizione del giovane condottiero. A notarlo fu innanzitutto il fratello che, pur di sbarazzarsi della sua ingombrante presenza in Spagna, lo nominò governatore e capitano generale nelle Fiandre, dove era incorso l’insurrezione contro la corona spagnola e ove Giovanni sostituì il duca d’Alba. Qui, il 17 febbraio 1577, firmò la pacificazione di Gand e riottenne il controllo dei territori rimasti fedeli al fratello e alla cattolicità. C’è chi dice che, dopo l’ennesimo successo ottenuto nelle Fiandre, Giovanni avesse chiesto la mano di Maria I di Scozia, ma che Filippo, temendo che potesse riconquistare l’Inghilterra e reclamare il trono spagnolo, vietò l’accordo. La morte stroncò improvvisamente l’ascesa del giovane, che si spense a Bouges (Namur) il 1° ottobre 1578 all’età di trentatré anni.

Gli incredibili successi militari gli assicurarono un podio nel pantheon della memoria, accanto ai re e alle regine, e Giovanni d’Austria passò alla storia come il bastardo reale che vinse una delle più importanti battaglie della storia d’Europa.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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