I giovani italiani e l’Unione Europea, i risultati del questionario

19/12/2013 di Andrea Viscardi

I risultati del questionario di Europinione, promosso in occasione dell'evento "Recharging the EU"

I Giovani italiani e l'Unione Europea

In occasione dell’incontro “Recharging the EU”, tenutosi ieri presso la rappresentanza della Commissione europea a Roma, era stato chiesto ad Europinione di preparare un questionario inerente al rapporto e alla visione dell’Europa presente tra i giovani italiani. Composto di nove domande (campione di duecento ragazzi dai 18 ai 28 anni, la cui età media è 23,65) i risultati disegnano uno scenario eloquente. Scopriamo il perché.

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Giovani ed Europa
L’Italia non può fare a meno dell’ UE

Giovani ed Europa. Il 52,53% degli intervistati considera l’Unione Europea un’istituzione imprescindibile nel futuro dell’Italia, una percentuale che diviene l’ 83,84% se consideriamo anche chi è tendenzialmente d’accordo. Un dato importante, capace di dimostrare la fiducia che le nuove generazioni ripongono in Bruxelles, a dispetto del clima generale presente nel paese.

Accesso informazioni UE
Accesso all’informazione

Criticità informazione. Ciò che preoccupa è il risultato emerso dalla seconda domanda del questionario, rispetto alla facilità di accesso alle informazioni delle attività e dei provvedimenti dell’Unione. Il 75% dei ragazzi, infatti, considera complicato riuscire ad avere un’idea chiara a riguardo, almeno attraverso i media. Un segnale preoccupante, una criticità che, come vedremo, diviene largamente incisiva non appena si superano i temi più superficiali per andare ad analizzare situazioni più tecniche.

Democrazie e Ue
Democrazie e UE

Riforme e partecipazione. Ad una domanda molto generica, sulla crisi di democraticità presente all’interno dell’Istituzione europea, ben il 95% dei ragazzi interpellati ha espresso il proprio parere, indicando – quasi all’unanimità – il problema come reale.

Andando più a fondo nella questione, invece, la criticità prima sottolineata fa sentire il proprio peso. Per il 69% degli intervistati l’elezione diretta del Presidente della Commissione potrebbe essere un segnale di svolta per l’UE, ma, già in questa domanda, si ritrova ben il 17,35% di intervistati non aventi un’opinione a riguardo.

Elezione diretta Presidente della Commissione Europea
Elezione diretta Presidente Commissione UE

Situazione riproposta, in modo più grave, se si affronta il quesito successivo, nel quale abbiamo domandato se non fosse preferibile, in ottica futura, avere un Parlamento europeo i cui eletti, piuttosto che appartenenti a partiti nazionali, fossero rappresentanti iscritti ai partiti europei. Per quanto i favorevoli siano circa il 50%, ben il 25% non ha avuto idee a riguardo. Sintomo che, probabilmente, i meccanismi di elezione e di rappresentanza all’interno dell’organismo sono, ad una buona fetta di persone, tutt’ora sconosciuti.

Di nuovo, quindi, si individua lo stesso problema in riferimento al programma Youth Guarantee e alle iniziative europee rispetto ai giovani. Gli intervistati si divididono a metà, tra chi reputa l’attività della UE in questo settore positiva e chi, invece, ritiene Bruxelles non stia facendo abbastanza. Nuovamente, circa un terzo delle persone non ha avuto alcuna opinione a riguardo.

Elezioni Parlamento Europeo
Parlamento Europeo

Politica estera e strategia. I dati si normalizzano, invece, ritornando a temi più generici. Circa il 65% degli intervistati ritiene l’Unione dovrebbe dotarsi di una politica estera comune. Simile il risultato in considerazione al dotare la BCE di maggiori poteri, ricalcando, ad esempio, il modello FED. Una questione largamente tecnica, ma di cui, almeno su questo, i media hanno più e più volte discusso anche se, occorre dirlo, spesso in modo sommario o incompleto.

Mediterraneo e UE
Mediterraneo e UE

Disinformazione. Inaspettatamente, in ogni caso, il dato più importante rimane quello in riferimento alla completezza e all’accesso all’informazione rispetto alle tematiche europee. Una questione non di poco conto. I media, oggi, bombardano i cittadini con le notizie provenienti dalla Camera, dal Senato, dalla Presidenza del Consiglio e dalla politica nostrana, dimenticandosi come, per le sorti del nostro Paese, ciò che avviene a Bruxelles e a Strasburgo rivesta un’importanza almeno paritaria. La sensazione, quindi, è che la stessa ondata antieuropeista esistente oggi in Italia, spesso, possa avere successo anche e soprattutto grazie alla disinformazione esistente.

Riforma BCE
BCE e FED

Come criticare in modo costruttivo, senza conoscere? L’Unione è un qualcosa di complesso, che andrebbe conosciuto a fondo. Nello Stivale, invece, la stessa politica cavalca questa mancanza d’informazione per utilizzare l’UE come capro espiatorio, così da camuffare le proprie insufficienze. Basti vedere, ad esempio, le voci che da più parti si sollevano nel richiedere all’Unione degli interventi atti ad abbassare la disoccupazione, dimenticandosi come, in materia di politiche occupazionali, non abbia alcuna competenza. Sicuramente le istituzioni italiane sono pienamente consapevoli di questo panorama di disinformazione. Forse, allora, spetterebbe proprio a loro incentivare, con tutti gli strumenti possibili, la conoscenza di una dimensione sempre più importante all’interno del nostro Stato. Solo così si potrà veramente guardare a Bruxelles con un occhio critico, con cognizione di causa, e rendersi conto dei molti errori compiuti dall’Unione nell’ultimo ventennio. Ma anche di come, spesso, forse troppo, le vengano attribuite colpe che sarebbero da destinare molto più vicino.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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