Giovani e Partite Iva: Matteo Renzi corre ai ripari

23/12/2014 di Andrea Viscardi

Dopo il vano tentativo del Sottosegretario Zanetti alla Camera, neanche il Senato riesce - nonostante i tentativi - ad emendare il testo riguardante i nuovi regimi delle Partite IVA. Matteo Renzi si assume l'impegno di intervenire, ma perchè colpire, e poi annunciare di voler intervenire per salvare?

Matteo Renzi

Il futuro di un Paese sono i giovani. Una frase fatta, certo, ma più vera della realtà stessa. I giovani, quelli che rappresentano l’Italia di domani, sono però anche tra i più colpiti dalla crisi. Una generazione bruciata, sostengono univocamente politica e analisti. Il Governo, con la legge di stabilità, sembra però aver dimenticato tutto questo. Tanto che il Premier Matteo Renzi, poche ore fa, è dovuto correre ai ripari ed annunciare interventi mirati per quanto riguarda il regime delle Partite Iva. Infatti, in un paese dove il tasso di disoccupazione, tra i 15 e i 24 anni, è pari al 44,2%, negli ultimi due anni si è registrato un aumento vero e proprio delle Partite Iva aderenti all’oramai ex regime dei minimi. L’Osservatorio sulle Partite Iva, a maggio 2014, rivelava come – tra le 43.643 aperture – ben il 26,5% avesse aderito al regime fiscale di vantaggio, e tra questi moltissimi giovani.

Il regime veniva applicato, entro la soglia dei 30 mila euro, per il periodo di imposta di inizio attività e per i quattro successivi, mentre, per i soggetti che non avevano ancora compiuto il trentacinquesimo anno di età, tale regime valeva indipendentemente sino al compimento del trentacinquesimo anno. I vantaggi? Una riduzione degli oneri fiscali, con un’aliquota sostitutiva del 5% Irpef, e l’esonero dalla ritenuta d’acconto. Appare evidente, allora, come, in un mondo in cui le assunzioni a tempo indeterminato – o determinato – dei giovani, restano un miraggio, questa rappresentasse, per molti, la soluzione migliore.

Non, però, per il Governo guidato da Matteo Renzi che, con la legge di stabilità ha aperto le porte ad un vero e proprio salasso, l’ennesimo. Tanto che, per evitare il massacro, si era mosso vanamente anche il Sottosegretario Zanetti, proponendo alla Camera un emendamento per ristabilire una situazione, quantomeno, di equilibrio.

Senza voler entrare nei dettagli, la questione principale è molto semplice: dal 1° gennaio verrà applicato un nuovo regime dei minimi, l’aliquota sostitutiva passerà dal 5% al 15%, mentre la soglia massima per la sua applicazione dipenderà dall’attività svolta, riferita ad un codice ATECO allegato alla stessa legge (15.000 per gli intermediari del commercio, 40 mila per i commercianti all’ingrosso e al dettaglio ecc.). I freelance, per usufruire di un regime in cui l’aliquota è comunque triplicata, non dovranno fatturare più di quindicimila euro all’anno. Inoltre, non sono stati bloccati – come fatto dal governo precedente – gli aumenti contributivi Inps per gli iscritti alla gestione separata, previsti dalla Riforma Fornero. Il risultato sarà un incremento dell’aliquota del 6% (33% del reddito) entro il 2018.

Una nota di Confprofessioni Lazio, afferma come: “a parità di reddito i professionisti under 40 passeranno da un’aliquota media del 5% ad una del 22,48% per l’area tecnica, del 23,77% per l’area economico-sociale, del 24,58% per l’area sanitaria e del 25,11% per l’area giuridica”. Anche in Senato sono stati proposti emendamenti a riguardo, tutti rimasti fermi all’interno delle Commissioni. Quantomeno, e questo è un dato positivo, chi oggi usufruisce del vecchio regime dei minimi, potrà mantenerlo fino a scadenza.

Il premier, intanto, corre ai ripari, dichiarando ai microfoni di Rtl 102.5: «Non possiamo non inserire nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc per i giovani professionisti che non hanno avuto vantaggi dalla legge di stabilità: un intervento correttivo è sacrosanto e mi assumo la responsabilità di farlo nei prossimi mesi». Una domanda sorge però spontanea, perchè tutto questo? Che senso ha colpire, salvo poi annunciare di voler intervenire per salvare, con il solito slogan ad effetto? A pensar male, qualcuno potrebbe aver fatto presente al Premier che il popolo delle Partite Iva, in Italia, ha una dimensione elettorale non insignificante. Un atteggiamento, in ogni caso, nonsense, per utilizzare un gergo di tutti quei giovani che, intanto, se vorranno (o dovranno) aprire una Partita Iva, dal 1° gennaio saranno soggetti al nuovo – e insensato – regime. Poi vedremo, con il tempo, se la promessa di Matteo Renzi sarà mantenuta.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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