Giovani alienati: colpa di chi?

12/11/2014 di Ginevra Montanari

Un fenomeno, se non si vede, non esiste. I giovani d'oggi sono spesso sotto i riflettori. Se ne parla. Se ne parla tanto. Ma se ne parlerà nel modo giusto?

Giovani e alienazione

Un fenomeno, se non si vede, non esiste. Qualcuno potrebbe obiettare sostenendo che, se il fenomeno esiste, lo fa indipendentemente dall’osservatore. Insomma, la Luna esiste nel momento in cui qualcuno la guarda? Oppure esiste a prescindere dall’essere umano? Heisenberg, Premio Nobel per la fisica, risponde in questo modo: “(…) la realtà della quale possiamo parlare non è mai la realtà in sé, ma una realtà filtrata dalla nostra conoscenza o persino in molti casi da noi configurata. Se a quest’ultima formulazione si obietta che, dopotutto, c’è un mondo oggettivo completamente indipendente da noi e dal nostro pensiero, (…) a questa obiezione a prima vista così ovvia si deve opporre il fatto che già la parola ‘c’è’ appartiene al linguaggio umano che non può quindi significare qualcosa che non sia in relazione alla nostra capacità conoscitiva. Per noi ‘c’è’ appunto solo il mondo nel quale l’espressione “c’è” ha un senso.”

Questo principio della meccanica quantistica può descrivere non solo fenomeni quantici, ma fenomeni umani. Spesso, nel nostro mondo, si vengono a creare delle situazioni che esistono solo se qualcuno le vede. E se qualcuno le vede per la prima volta, probabilmente ne parlerà, prendendo parte ad un grande gioco del telefono che darà vita ad una notizia. Quando le stesse notizie saranno sufficientemente numerose, diventerà necessario fare ipotesi. E le ipotesi migliori formeranno un principio di teoria, fino a prova contraria.

Ad esempio, la teoria per cui la gioventù di oggi è una generazione “bruciata”. Una generazione composta da giovani individui alienati, arrabbiati, annoiati, pericolosi, e al tempo stesso sempre più fragili, confusi, incapaci di comunicare e spesso di capirsi. Le cause? Sempre le solite: dalla poca attenzione delle famiglie al bullismo, dalle pubblicità ad internet, dai telefonini al mito della trasgressione. Trasgressione che si concretizza – con tassi sempre più preoccupanti – nella violenza, nel sesso, nell’alcol, nella droga, nell’autolesionismo, nell’anoressia, nel suicidio.

È la generazione delle emozioni forti, per cui se non provi a “sballarti” sei un escluso, un emarginato, un nessuno nel mondo dei chiunque. Paradossalmente, all’interno di questa filosofia estremizzante, convive una forte logica di omologazione. Tutto questo non è niente di nuovo. La generazione attuale non ha inventato il pericolo, né la morte per eccessi. La novità sta nell’universalizzazione di una mentalità che prima era eccezione.

Proprio per questo oggi è sempre più necessaria un’ottica clinica, che consideri i disturbi comportamentali degli adolescenti in modo competente, dinamico ed integrato con i fattori sociali ed ambientali. Le patologie psichiche non sono solo le fredde astrazioni descritte negli studi di qualche statista, né delle convenienti giustificazioni create ad Hoc, ma dei sintomi sempre più complessi, condizionati dalle grandi trasformazioni degli ultimi decenni. Il mondo adolescenziale è quello più esposto ai cambiamenti, ed è di conseguenza più sensibile a nuove forme di disagio mentale e comportamentale che, per la loro diffusione, si trasformano in vere e proprie patologie sociali.

Un fenomeno, se non si vede, non esiste. I giovani d’oggi sono spesso sotto i riflettori. Se ne parla. Se ne parla tanto. Ma se ne parlerà nel modo giusto? C’è un’estenuante caccia al colpevole. Da una parte si additano i genitori, dall’altra le scuole, la televisione, la superficialità, la ricerca del potere. Forse le cause sono un insieme di fattori che non ci è dato controllare. Forse non sono importanti quanto la risoluzione di un problema che esiste e persiste, nonostante la messa a fuoco.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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