Da Giotto a Gentile. Pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento

29/07/2014 di Simone Di Dato

Mostra Fabriano: da Giotto a Gentile

Ci hanno insegnato che l’arte italiana è tutta fiorentina, umbra e romana. Che il primato di Firenze, Venezia e Roma regni giustamente indiscusso, senza considerare però centri ed esperienze capaci di sorprendere per il loro valore. Per anni, e ancora oggi, studiosi e addetti ai lavori hanno battuto la medesima strada, consacrando al solito le tracce dei luoghi più conosciuti ma ignorando, a torto, una delle regioni più misteriose, sfuggenti e feconde di sempre: le Marche. Secondo Vittorio Sgarbi è qui che si troverebbe il tesoro d’Italia, tra l’integrità di borghi senza tempo e ricchezze nascoste, dipinti e sculture di una terra insaziabile di bellezza. Per avvalorare la sua tesi e fornire spunti per nuove e più articolate prospettive sulle vicende della pittura italiana del XIV secolo, il critico italiano ha ben pensato di firmare un progetto di forte suggestione in quel di Fabriano. Tutto nasce dal comune obiettivo di recuperare la dimensione culturale che dal Medioevo porta al Rinascimento rivendicando l’identità storico-culturale della città, partendo chiaramente da grandi maestri per passare a personalità altrettanto straordinarie ma meno conosciute. “Quando mi hanno proposto la mostra – spiega Sgarbi – il taglio che veniva dato era convincente ma poggiava su pilastri trasparenti, cioè su maestri anonimi. Non sono usciti dall’anonimato ma abbiamo in almeno tre maestri, come il Maestro di Sant’Emiliano, il Maestro dei Magi e il Maestro di Campodonico, individuato personalità potentissime rispetto a Giotto pur partendo da Giotto. Così come è nata la scuola riminese, ben distinta, ma poggiata su nomi conosciuti, qui il difetto era l’anonimato, tuttavia il peso di questi autori è un peso distinto e riconoscibile.”

Puccio Di Simone, Madonna col Bambino in trono e quattro Santi;
Puccio Di Simone, Madonna col Bambino in trono e quattro Santi;

Da Giotto a Gentile”, si prospetta essere dunque la mostra dell’anno per le Marche, in particolare per Fabriano che torna protagonista nel panorama dei grandi eventi, e lo fa puntando i riflettori su una patrimonio artistico in gran parte sommerso, spesso sottovalutato, sullo sfondo quasi segreto della città marchigiana, deposito inestimabile di capolavori poco noti. “Il vero cuore dell’arte moderna è qui, a Fabriano – afferma sempre il curatore – dove grandi artisti hanno lasciato opere straordinarie”, tra chiese millenarie, abbazie, pievi e monasteri che punteggiano l’affascinante scenario appenninico. Un contesto culturale e paesaggistico di grande impatto in cui si iscrive “una mostra importante e filologicamente ponderata, dalla quale ci si aspetta una parola definitiva su una questione cruciale che , da Giotto, oltre a una Scuola Umbra e a una Riminese, esca una altrettanto significativa Scuola Marchigiana, e in particolare fabrianese, dai confini ben definiti”.

Da Giotto a Gentile, Mostra a Fabriano
Gentile da Fabriano, Madonna dell’Umiltà;

Cento opere, tra cui oltre a dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, ma anche oreficerie rarissime, miniature, codici e manoscritti, insieme con una scultura inedita e la scoperta di una nuova Scuola: saranno questi gli elementi della rassegna che punta sulla straordinaria fioritura trecentesca di una regione all’apice della sua egemonia culturale, all’epoca immediatamente precedente la grande lezione giottesca fino all’avvento e all’affermazione del Gotico Internazionale, con Gentile, suo più celebrato protagonista, a chiudere il cerchio. Inaugurato da soli pochi giorni, il raffinato percorso espositivo è ospitato dalla Pinacoteca Civica Bruno Molajoli e in tre chiese del circuito urbano ( Chiesa di Sant’Agostino, Chiesa di San Domenico e Cattedrale di San Venanzio), arricchito di opere delicate e preziose, concesse in prestito dai più prestigiosi musei italiani e stranieri. Si inizia con Maestri anonimi, esperti nell’arte dell’affresco, per giungere al Maestro di Campodonico, oscura personalità capace di coniugare le relazioni artistiche tra Marche e Umbria con affreschi colmi di una carica umana profonda e modernissima. Un’ampia sezione è invece dedicata ad Allegretto Nuzi, ai suoi raffinati dipinti realizzati su tavola e polittici caratterizzati da figure ispirate ai modelli fiorentini e senesi, ma in chiave cortese, come la “Madonna dell’Umiltà”. Si passa poi all’anonimo Maestro dei Magi, Francescuccio di Cecco Ghissi, al Maestro Umbro, Giuliano da Rimini, Pietro Lorenzetti, Bernardo Daddi, Cimabue e i pittori spoletini, per dialogare tra gli altri con Giotto, di cui saranno in mostra “San Francesco” e il “San Giovanni Battista”, entrambi prestiti di Firenze. Chiude la mostra una serie di capolavori di Gentile, tra cui la “Crocifissione” del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, o l’elegante “Madonna dell’Umiltà” del Museo Nazionale di San Matteo di Pisa. Opere in cui il maestro ha saputo restituire morbidezza, dolcezza dei volti, profumo dei corpi alle sue figure, anticipano quella svolta epocale che maturerà nell’arco di un secolo fino alla nascita di Raffaello.

 

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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