Il giorno dei morti in Messico come crasi tra culture pre ispaniche e tradizioni occidentali

01/11/2014 di Isabella Iagrosso

In Messico, el dia de los muertos, è una delle ricorrenze più importanti dell'anno. Si celebra l'1 e il 2 novembre ed è intriso di elementi ereditati dalle culture precolombiane. Oggi è uno dei simboli della fusione tra tradizioni mesoamericane e cristianesimo.

El dia de los muertos, così è chiamato in Messico il 1 novembre. Mentre questa mattina in Italia c’è chi si reca al cimitero per commemorare i propri defunti, chi deve ancora riprendersi dalla sera precedente in cui si è goduto senza freni la spensieratezza di una nottata con gli amici, chi devotamente religioso si alza di buona lena e assiste alla messa di Ognissanti, la popolazione messicana si preara a vivere una delle giornate più importanti dell’anno. Nello Stato dell’America latina il Giorno dei Morti è il risultato di una preparazione durata una settimana, molto simile a quella che precede il nostro Natale, ed assume un’importanza del tutto differente dalle tradizioni europee.

Diversa è infatti la concezione che vi è alla base. Nel mondo occidentale questa festività ruota interamente intorno all’ottica cristiana di ‘morte’ e del significato che viene dato al tragico evento finale. La cultura messicana invece è intrisa di elementi pre-hispanici, fortemente caratteristici e rimasti invariati nel corso di centinaia di secoli. La religione moderna ci ha convinti che la morte sia il passaggio ad una vita migliore se si è stati virtuosi o, in caso contrario, ad un dolore senza fine. Per le popolazioni che abitavano il Messico e l’America latina in generale, Aztechi, Maya, Toltechi, e tutti gli altri, non erano le azioni compiute in vita a determinare il destino delle anime dopo la dipartita, bensì il tipo di morte che li aveva colti. Ad esempio, se era avvenuta in acqua, si seguiva il percorso verso Tlaloc, il dio della pioggia, i morti in combattimento erano indirizzati verso Huitzilopochtli, il dio della guerra, coloro che che si lasciavano andare per cause naturali giungevano di fronte a Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte, e così via.

giorno-dei-mortiCon l’avvento degli spagnoli e l’imposizione del cristianesimo, gran parte di queste tradizioni vennero spazzate via. Ma come sempre avviene in questi casi, la cultura ha delle radici più forti delle armi, e la concezione della morte descritta sino ad ora ne è un esempio, essendo arrivata sino ai giorni nostri. La morte non è vista come un qualcosa da cui fuggire, semplicemente va accettata con pazienza e spirito, senza alcun dubbio ‘cristiano’, di sopportazione. I morti vanno rispettati e ricordati, non con lo sguardo spento e l’aria cupa che vediamo nei volti di chi si sta recando oggi al cimitero, ma con allegria e dedizione, con colori, cibo e fantasia.

Abbiamo parlato di preparativi. Come noi a Natale ci attrezziamo con buona volontà e costruiamo il nostro albero, il presepe, e i classici addobbi, Bruno, un caro amico di città del Messico, insieme alla sua famiglia, quattro giorni fa ha cominciato la preparazione della sua ‘ofrenda‘.

La ‘ofrenda’, come ci suggerisce anche il nome, è letteralmente un’offerta che si fa per celebrare i propri defunti. Si comincia dando vita quindi ad un vero e proprio altare commemorativo, ricco di elementi caratteristici. L’altare classico si compone di 7 livelli ed ha forma piramidale. Il primo è dedicato all’immagine del santo a cui si è devoti, il secondo serve affinchè al morto sia concesso di attraversare il purgatorio, sul terzo si colloca del sale per purificare lo spirito dei bambini del purgatorio e perchè il corpo non si decomponga durante il viaggio, sul quarto troviamo il ‘pan del muerto’ che è offerto come alimento alle anime e che con la sua forma circolare simboleggia il ciclo della vita. Il cibo assume un’importanza fondamentale. Ad esso è infatti dedicato il quinto livello, su cui si pongono gli alimenti e le bevande preferiti dal defunto. Al penultimo incontriamo finalmente la foto di colui al quale è dedicato l’altare ed al settimo troviamo una croce, che serve affinchè il morto possa espiare le sue colpe.

Accanto a questi elementi principali, in ogni livello della ofrenda, vi sono oggetti imprescindibili: l’acqua, fonte di vita, che serve a mitigare la sete del viaggiatore, le candele, indispensabili per illuminare l’anima nel suo ultimo cammino ed i fiori, che guidano il defunto. Petali bianchi rappresentano il cielo, gialli la terra mentre quelli scuri purificano il luogo dagli spiriti maligni. Tutto è poi decorato con il ‘papel picado’, una sorta di carta velina bucherellata.

Xoloitxcuintle
Il Xoloitzcuintle, detto “il cane nudo messicano”, è uno dei protagonisti imprescindibili del Giorno dei morti

Infine immancabile è la figura del cane Xoloitxcuintle, che ha il compito di rallegrare i bambini prima che giungano al banchetto finale. Questo bellissimo animale, che è possibile trovare tutt’ora, ha origini pre-hispaniche e possiamo dire che anch’esso, come molti degli elementi che abbiamo sottolineato, simboleggia la crasi tra le culture precolombiane e l’avvento del cattolicesimo, tra riti e icone indigene e la nuova civiltà giunta dall’Europa.

Il dato soprendente della storia messicana è proprio la sua continua capacità di rinnovamento, di assorbimento di nuovi usi e costumi, che un tempo venivano dagli spagnoli ma che ora giungono dai più vicini Stati Uniti, allo stesso tempo senza mai dimenticare le proprie radici e tradizioni, senza mai allontanarsi dal proprio passato e senza rinnegarlo, ma fondendo sempre il tutto in qualcosa di nuovo e più bello.

E allora, oggi, Bruno – che ringraziamo per le foto – si sveglierà, un po’ assonnato per la nottata di Halloween trascorsa con gli amici, passerà di fronte all’altare dedicato a suo nonno o al suo trisavolo, e si farà il cristiano segno della croce. Si vestirà ed assieme alla sua famiglia andrà ad uno degli eventi allestiti in città per questo giorno speciale, una rappresentazione di qualche leggenda tipica, sicuramente quella della Llorona, il fantasma di una donna che si aggira, piangendo, per le strade di Città del Messico.

 

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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