Quello che le donne non dicono

25/11/2013 di Redazione

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

“Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne o sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico. [..] Mi venne però in mente che i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto da questo: il fatto d’essere donne.” Oriana Fallaci, nella sua premessa a “Il sesso inutile – Viaggio intorno alla donna”, pubblicato nel 1961 ma ancora attuale, spiegò chiaramente perché parlare di donne era e resta un argomento delicato e soggetto alle più varie manipolazioni.

Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle donneGiornata mondiale contro la violenza sulle donne – Il 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, non vuole essere solo un’occasione di sensibilizzazione, perché sarebbe discriminatorio anche solo catalogare le donne in quanto tali. Grazie alla lotta portata avanti da vari personaggi illustri tra cui il Presidente della Camera Laura Boldrini, i riflettori sono stati però finalmente puntati su un dramma diffuso ma ancora troppo poco conosciuto per via della paura e delle vergogna di chi lo vive e lo scambia ingenuamente per amore. Al trauma vissuto dalle vittime si aggiunge l’omertà del mondo maschile e di una parte della società civile in cui la donna è ancora vista come la regina di un focolare che molto spesso le provoca ustioni e danni irreversibili.

Numeri spaventosi – Nonostante l’attenzione mediatica e la quantità di associazione che forniscono supporto legale e psicologico, i dati dimostrano che le donne vittime di violenza sono ancora restie a denunciare i soprusi e il dramma finisce per consumarsi in silenzio entro le mura di casa, molto spesso dinanzi agli occhi dei figli, la cui serenità sarà indubbiamente segnata. Ogni anno circa 14 milioni sono gli episodi di violenza contro le donne in Italia, 124 le vittime di “femminicidio” solo nel 2012, 80 finora nel 2013. E ancora: il 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza almeno una volta nella vita, solo il 18% di loro ha considerato le violenze un reato, solo il 7% delle donne ha sporto denuncia. I dati più preoccupanti riguardano però gli scenari della violenza: la quasi totalità degli abusi si compie infatti nelle mura di case. Il comune di Milano proprio per questo motivo ha deciso di finanziare il primo spot anti-violenza rivolgendosi agli uomini, dal titolo “La violenza non si cancella: fermati”.

Quanto costa il silenzio? – Usare violenza contro le donne ha conseguenze, non  di certo quantificabili, che investono ogni aspetto della vita, morale come economica, politica come sociale. Un recente studio dal tema Quanto costa il silenzio? condotto da Intervita onlus, un’organizzazione non governativa nata a Milano nel 1999 e presieduta da Marco Chiesara, ha, ad esempio, cercato di calcolare economicamente il valore di questo dramma. Riportiamo brevemente alcune delle stime a cui la Fondazione Intervita è giunta grazie ad una stretta collaborazione con l’università Bocconi, le università di Sassari, Padova, Calabria, Piacenza, Modena e Reggio Emilia, vari istituti come Istat, Ispos e Cnr, una serie di testimonianze dirette delle vittime e dei lori medici e legali.

Dalle 143 pagine del rapporto della Fondazione Intervita, emerge una stima totale da brividi; la violenza sulle donne in Italia costa ben 17 miliardi di euro all’anno di cui, su base annua (2012):

– 460,4 milioni di euro: costi sanitari dei ricoveri al pronto soccorso delle donne vittime di violenza e delle cure successive (solo il 3,3% delle donne ricorre a cure sanitarie -indagine Istat sulla Sicurezza delle donne)
– 2,8 miliardi di euro: costi sanitari in termini di risarcimento per danni fisici e morali che non hanno determinato il ricovero in pronto soccorso
– 158,7 milioni di euro: costi psicologici
– 44,5 milioni di euro: costi farmaceutici
– 235,7 milioni di euro: costi per l’ordine pubblico (impegno delle forze dell’ordine nel gestire i casi della violenza contro le donne: denuncia, investigazione, trasmissione del fascicolo all’autorità giudiziaria)
– 421,3 milioni di euro: costi giudiziari per la gestione delle denunce di violenza contro le donne (tre gradi di giudizio, attività connesse e costo per la detenzione degli autori della violenza -sono 52.015 i casi di denuncia considerati dall’indagine effettuata)
– 289,9 milioni di euro: costi delle spese legali sia per i procedimenti in sede penale sia per quelli in sede civile
– 154,6 milioni di euro: costi per i comuni (assistenza sociale alle vittime e ai figli)
– 7,8 milioni di euro: costi dei centri anti-violenza
– 604,1 milioni di euro: costo di mancata produttività che subisce il sistema (minore produttività lavorativa, costi di sostituzione del personale..)
– 14,3 miliardi di euro: costo umano della sofferenza (danno biologico e morale e conseguenze esistenziali quali la rottura dei legami sociali, le conseguenze sulla salute sessuale, l’assenza di partecipazione alla vita sociale, rapporto con i  figli, anch’essi doppiamente vittime)
– 6,3 milioni di euro: costi per la prevenzione e delle contromisure prodotte dalla società per contrastare e prevenire la violenza, sotto forma di investimenti in capitale umano, fino ad ora investiti
– 2,4 miliardi di euro: spese dell’Italia per la violenza domestica

Dopo la ratifica della Convenzione di Istanbul adottata dal Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011 ( e per ora recepita da 29 stati ), la violenza sulle donne rientra oggi a nelle violazioni dei diritti umani. Sappiamo bene che i danni, morali e fisici, non sono mai realmente quantificabili, ma dall’indagine di Intervita si evince come contrastare e prevenire la violenza contro le donne sia doveroso anche a livello economico. Se la giustizia non riesce a fare il suo corso per via della vergogna vissuta dalle donne, spetta alle istituzioni pensare ad un serio piano d’azione. Il calcolo agghiacciante dei costi di Intervita funge, quindi, da strumento indispensabile per avviare un intervento politico strategico di prevenzione. Bisognerebbe fare di più per favorire una presa di coscienza soprattutto da parte delle vittime, perché una donna violentata dall’uomo che ama è una donna che perde fiducia prima di tutto in sé stessa, ricadendo in perdita di chance e investimento nel suo capitale di cultura e formazione. I costi inaccettabili sono economici ma ancor prima umani.

Il ruolo delle istituzioni – Quella sul ruolo delle donne è una diatriba che in paesi tendenzialmente conservatori come il nostro va avanti da decenni, spesso con conseguenze al limite della legalità ( basta pensare al numero impressionante di medici obiettori ); ancora una volta, quello che lo Stato DEVE assicurare è la libertà di scelta e la garanzia di poter esprimere se stessi e le proprie volontà nel modo più sicuro possibile. Nessuno, come spesso si è cercato di fare durante dibattiti su questo tema, vuole qui strumentalizzare la figura femminile per favorire derive post-femministe: le donne e gli uomini hanno pari responsabilità e proprio per questo motivo insieme e come pari devono trovare una soluzione, per evitare l’orrore di altre morti che abbiano tutte in comune fiducia mal riposta, debolezza ed organo riproduttivo.

 Elena Cesca – Iris de Stefano

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