La giornata internazionale contro la violenza verso le donne: i dati

20/11/2014 di Iris De Stefano

E’ una questione sempre viva, che va trattata con la dovuta attenzione, senza strumentalizzazioni: anche perché, qui in Italia, il fenomeno è tornato in aumento

Negli ultimi il tema della violenza sulle donne è salito con prepotenza alle luci della ribalta, contribuendo allo sdoganamento di un argomento che resta però ancora troppo sussurrato, conseguenza spesso di una concezione familiare retrograda e conservatrice. La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, arriva anche quest’anno il 25 novembre, e si pone come obiettivo proprio la sensibilizzazione sull’argomento – non solo del genere femminile – così che si possa compiere una più attiva e fattiva azione di contrasto.

Il numero di telefono governativo, attivo 24 ore su 24, per i casi di violenza e stalking contro le donne
Il numero di telefono governativo, attivo 24 ore su 24, per i casi di violenza e stalking contro le donne

I dati – L’argomento della violenza sulle donne e più in generale quello della differenza di genere, così come avviene per tutti i temi sensibili –  è stato spesso manipolato per essere utilizzato a favore di azioni contingenti, che hanno poi avuto poco impatto sulla concezione culturale del ruolo della donna nella società italiana, vero punto focale del problema. I dati sono però incontrovertibili: è del 18 novembre il secondo rapporto Eures sul femminicidio, riferito al 2013, secondo il quale le vittime l’anno scorso sono state 179: una ogni due giorni. Nel 2012 erano state 157, segnando così un aumento del 12%. Nel 2013, il 68,2% dei casi (122 in valori assoluti) sono avvenuti in contesti familiari o affettivi, seguendo così il trend iniziato nel 2000 (70,5%). Per quando riguarda invece la localizzazione geografica, se per circa dieci anni più della metà degli omicidi era compiuto nel Nord del nostro paese, nel 2013 nel Sud si è registrato un aumento di circa il 27% dei casi rispetto all’anno precedente, per un totale di 75 omicidi. Anche al Centro il numero è raddoppiato, fatto che evidenzia una diminuzione della percentuale di casi al Nord del 21%.

Le critiche – I numeri appena citati dovrebbero colpire l’attenzione di chi è solito parlare di femminicidio per pura propaganda, dato che il clima di allarme creato dalla frequenza con cui l’argomento viene proposto non corrisponderebbe all’effettivo panorama italiano: in effetti, il numero degli omicidi, secondo l’Istat, è sensibilmente calato nel corso degli anni. Fatto sta che un approccio deciso e non demagogico al problema è comunque necessario.

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Una locandina della campagna

Fabrizio Tonello, docente di Scienza Politica all’Università di Padova, ad esempio, sul suo blog del Fatto Quotidiano, l’11 maggio 2013 scriveva: “la violenza che sfocia in omicidio da vent’anni è in calo. Nel 1992 c’erano stati in Italia 1.275 omicidi, nel 2010 (ultimo anno disponibile) appena 466, cioè poco più di un terzo. La diminuzione riguarda principalmente gli uomini ma anche le donne: se c’erano state 186 vittime nel 1992, nel 2010 ce ne sono state 131, con un calo del 29,57%.”. E ancora: “il “femminicidio” sarebbe un’espressione impropria anche in caso di morte: a imitazione di “genocidio” si crea una nuova parola che crea una nuova realtà: le donne uccise “in quanto donne”, come gli ebrei, sterminati “in quanto ebrei”. Ma il paragone non regge: gli ebrei Samuel, Israel, Ruth o Esther venivano mandati dai nazisti nelle camere a gas per il solo fatto di essere di religione ebraica, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione. Le donne uccise da ex partner non vengono uccise “in quanto esseri umani di sesso femminile” bensì esattamente per la ragione opposta: per essere quella donna che ha rifiutato quell’uomo.

Se la prima osservazione del Professore può essere smentita dai dati attuali, che dimostrano come nel 2013 si sia registrata “la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, pari al 35,7% dei morti ammazzati (179 sui 502)” anche sulla seconda, opinione in verità comune tra coloro che criticano l’utilizzo del termine “femminicidio”, si dovrebbe discutere. Molte donne vengono infatti uccise perché donne, ed in quanto tali depositarie del sacrosanto diritto (scontato per un uomo) di rifiutarsi, emanciparsi, svincolarsi ed affermarsi. Essere mogli, madri e figlie è solo dunque uno sviluppo naturale dell’essere donna e non può rappresentare una categoria a parte, sganciata da quella del genere. Se infatti non vi è un disegno di eliminazione sistematica del genere femminile che ricondurrebbe a parole tanto pesanti quanto quella di “genocidio” non è negabile il punto in comune tra questi omicidi: morte perché donne.

Il 25 novembre – Esiste la possibilità che si utilizzi in modo improprio o si sfrutti la campagna di sensibilizzazione sulla disparità di genere per fini non nobili, ma fino a quando – secondo dati Istat – circa 7 milioni di donne (una su quattro) tra i 16 e i 70 anni dichiareranno di aver subito un qualsiasi tipo di violenza, il rischio che l’incidenza dei femminicidi sul computo degli omicidi in Italia si alzi è reale e va affrontato. Senza retorica o false promesse, per dare una risposta alle 38.142 denunce presentate dal 1° agosto 2012 al 31 luglio 2013, come a quelle non fatte e per evitare altre morti annunciate.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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