Giornalismo e imprenditoria: come cambia la comunicazione ed il marketing

27/06/2016 di Lucio Todisco

Come sta cambiando il mondo del giornalismo e dell’imprenditoria italiana nell’era dei social network? In un incontro a Napoli si sono confrontati un dirigente di Facebook, imprenditori ed esperti per discutere delle nuove frontiere dell’informazione nell’era moderna

Lo scorso 16 giugno, a Palazzo Partanna, sede dell’Unione Industriali di Napoli, l’incontro “Comunicazione e social media marketing”, promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Napoli. Un’occasione per discutere sull’uso degli strumenti dell’era digitale.

L’incontro, coordinato dal consigliere del Gruppo Giovani Imprenditori di Napoli, Gaetano Liguori, è stato moderato dal portavoce dell’Unione Industriali, Enzo Agliardi e ne hanno preso parte il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, il Presidente della Sezione Editoria Cultura e Spettacolo dell’Unione Industriali e Dirigente Rai, Antonio Parlati, il Sales Manager di Facebook Italia, Valerio Perego, la Digital Strategist, Futura Pagano, il Responsabile Web de “Il Mattino”, Marco Piscitelli, il Presidente del Movimento Unitario Giornalisti Domenico Falco, il Presidente dei Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Napoli Matteo De Lise, i Manager Nicola Taranto, Fabrizio Cappella e Michele Maniscalco, il vicepresidente del Movimento Unitario Giornalisti, Ettore Nardi, e il Presidente Obr Campania, Andrea Bachrach.

Sul tema dell’uso dei social e del come essere rilevante sul web, di particolare interesse è stato l’intervento del Sales Manager di Facebook Italia, Valerio Perego, che ha illustrato quelli che sono i cambiamenti in corso da parte di Facebook per le proprie piattaforme: dai text ai video negli scorsi anni, fino ad un futuro che risponde sempre più alla Virtual Reality. In Italia, sono circa 23 milioni le persone che si connettono giornalmente alla piattaforma e, di questi, 21 da device mobile. Un dato significativo, che spinge a riflettere su come debbano esser calibrate le campagne di comunicazione di chi fa impresa.

Secondo Milward Brown la configurazione del tempo trascorso dagli italiani sui mezzi di comunicazione è notevolmente cambiato. Se la TV occupa in media 89 minuti, lo smartphone arriva a 109 e il tablet a 34. È necessario, dunque, immaginare sempre più campagne di comunicazione e produzione di prodotti giornalistici che tengano conto dell’enorme shift vissuto nell’ultimo decennio. Una dimensione, per molti versi, non ancora chiarissima ad alcuni player italiani.

Un altro punto profondamente cambiato dalle nuove tecnologie, di cui occorre avere profonda consapevolezza per poter sviluppare strategie di comunicazione efficaci, è quello che riguarda l’audience. Secondo Perego, gli ultimi anni hanno capovolto il concetto stesso di Prime Time, ancora limitato alla fascia oraria di prima serata in televisione, ma distribuito e sviluppato nell’intero arco della giornata proprio sul mobile e il digitale.

Il mondo della comunicazione è, ovviamente, cambiato radicalmente con l’avvento dei social. Un’affermazione oramai scontata, di cui siamo tutti consapevoli da diversi anni. Osservare i dati mostrati dal Sales Manager di Facebook, in ogni caso, fa riflettere. Secondo il CENSIS, nel 2015, il 71% delle persone della fascia d’età 14-29 anni ha reperito informazioni attraverso il Social Network di Zuckerberg, così come il 60,3% della fascia d’età 30-44 anni. Qui emerge, invece, un problema di radicale importanza, riguardante però più la sfera dell’informazione che quella della comunicazione: garantire l’accesso ad informazioni veritiere ed affidabili. Una sfida che, basta accedere alle bacheche di qualunque social, appare oggi più ardua che mai.

Come cambia il modo di lavorare – Raggiungere nuovi obiettivi di business significa anche abbracciare nuove modalità di lavoro e di organizzazione aziendale. Su questi temi si è incentrato l’intervento di Futura Pagano, Digitial Strategist. Un’organizzazione aziendale moderna va inevitabilmente verso l’abbandono di una struttura a compartimenti stagni, per una più fluida e che porti alla collaborazione tra i reparti per costruire valore. Un parentesi anche sulle competenze: solo il 15% delle aziende si definisce digital leaders nei propri settori. Il 65%, invece, si considerano dei beginners, e fa riflettere come circa il 60 per cento di essi sia in una fase di recupero del gap di competenze nel settore del digitale.

Cambia anche il modo di fare pubblicità. Il 70% delle persone, secondo i dati mostrati dalla Pagano, preferisce ricevere informazioni aziendali tramite articoli, newsletter e non banner adv. La pubblicità aggressiva, di fatto, non converte il consumatore e c’è bisogno quindi di chi, con esperienza, curi per le imprese questi aspetti, senza approssimazione.

 

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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