Il lungo addio di Napolitano, tra proroghe e candidati

20/06/2014 di Edoardo O. Canavese

Giorgio Napolitano

Avviatosi il percorso delle riforme, Napolitano vede più vicina la data di scadenza del suo secondo mandato e medita l’addio per l’inizio del 2015. Renzi rilancia e chiede una proroga. Intanto il toto-Quirinale impazza già, ma il Presidente ha già espresso una preferenza per il successore: rosa.

Lo snodo delle riforme – La voce spezzata del presidente Napolitano lo sibilò, durante il discorso per la sua rielezione, e l’ha ripetuto in ogni sede pubblica, financo durante la premiazione dei David di Donatello: il suo mandato è a scadenza, ed intimamente legato alle riforme. Due tra tutte, la cui mancanza definì il 22 aprile 2013 “imperdonabile”, quelle elettorale ed istituzionale, che spazzassero via Porcellum e bicameralismo perfetto. Oggi il governo Renzi si avvicina, tra mal di pancia interni e tatticismi degli avversari, alle tanto anelate approvazioni dell’Italicum e della riforma del Senato, spinto dal 40,8% e incentivato dal grande caos che in queste ore coinvolge e sconvolge i grandi, piccoli sconfitti delle europee, Sel e Scelta Civica in primis. Di qui la speranza del premier di esaudire le richieste di Napolitano entro l’estate, ma sarà dura. Tanto basta a Napolitano per tirare il fiato e preparare il terreno per il suo addio, preferibilmente al termine del semestre europeo.

QuirinaleLa richiesta di Renzi – Il presidente del Consiglio pare poco persuaso da una scadenza che giudica troppo vicina lasciando i primi mesi del 2015 in pasto al toto-Quirinale che, considerando l’esito dell’ultimo, potrebbe rivelarsi incandescente in seno al Partito Democratico. E un Pd diviso sul successore di Napolitano significherebbe un Pd divisibile anche sul resto, ivi compreso la spinosa riforma del Senato. Perché l’iter di approvazione della legge costituzionale è molto lungo, constando di quattro votazioni parlamentari e un’ultima referendaria, e il governo teme che per la piena approvazione del superamento del bicameralismo perfetto bisognerà attendere il giugno 2015. Di qui la speranza del premier che Napolitano si lasci convincere a rimandare il suo addio di almeno cinque mesi, affinché la riforma di Palazzo Madama possa sopravvivere alla corsa al Colle; in tempo per l’inaugurazione dell’Expo di Milano, il cui pallore a tinte giudiziarie necessita dell’autorevolezza internazionale del Presidente per poter superare le perplessità degli osservatori stranieri.

Il toto-Quirinale è già iniziato – Ma forse non è mai finito, o almeno questa è l’impressione data dalla lettura di cognomi come quello di Prodi. In realtà il Professore pare irrimediabilmente tagliato fuori dalla corsa al Colle, più per scelta personale che per il veto dei “101” e l’opposizione di Ncd e Fi; è un jolly, giocabile solo in caso di impasse, con parte dei 5 stelle e i sopravvissuti di Sel e Sc a sostegno. Decisamente più popolare è Walter Veltroni, sponsorizzato dai renziani, sui quali potrebbero convergere anche Fi e centristi; paradossalmente il suo nome potrebbe trovare resistenze nella sinistra del Pd che preferirebbe (e avrebbe già sondato) Pier Luigi Bersani, troppo impopolare tuttavia e nel partito e nel resto del Parlamento. I fedelissimi del premier hanno indicato come appetibile anche il nome di Graziano Delrio, il quale, pur godendo della stima del Quirinale, pecca di esperienza internazionale, sulla quale i pur provvisti Emma Bonino e Piero Fassino, entrambi ex della Farnesina, difficilmente riusciranno a far leva per entrare in corsa. Eppure Napolitano avrebbe già espresso una preferenza sul suo successore: rosa.

Una donna al Colle – Un nome su tutti, Roberta Pinotti. Genovese, democratica renziana, ministro della Difesa, presente alla parata del 2 giugno proprio accanto a Napolitano, anche se solo per etichetta. Soprattutto giovane donna, particolare non indifferente, perché l’intenzione del Presidente è che possa succedergli una figura di totale rottura rispetto alla tradizione, che rinnovi dal punto di vista generazionale e che sappia sanare lo spread sull’emancipazione di genere che l’Italia soffre nei confronti del resto dell’occidente. Considerando inoltre il suo impegno politico nell’ambito delle forze armate, inaugurato con la presidenza della Commissione difesa della Camera nel 2006, godrebbe di un buon punto di partenza dal quale poter costruire un profilo internazionale ben più solido. L’idea piace a Renzi, e pare non dispiaccia nemmeno a destra. Ma affinché la suggestione di vedere una donna al Colle diventi realtà bisogna che le lunghe tappe del riformismo renziano procedano, e senza troppi intoppi, perché Napolitano è stato chiaro: dopo il suo novantesimo compleanno, il 29 giugno 2015, non sarà più disponibile a proroghe del mandato.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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