Giorgio de Chirico. Mistero e poesia

10/06/2013 di Simone Di Dato

Protagonista della mostra al Castello Aragonese di Otranto

Giorgio de Chirico "Mistero e Poesia", Otranto

Cosa hanno in comune un ferro da stiro e un ombrello, o una poltrona che incontra un busto greco? In apparenza  nulla ovviamente,  se non il fatto di essere i protagonisti più enigmatici delle opere di Giorgio De Chirico, pittore italiano nonchè  principale esponente della pittura metafisica. Definizione non personale (“Metafisico? Così dicono” – dirà in un’ intervista), ma riferita a quella corrente che vuole esprimere ciò che supera  l’apparenza fisica della realtà, oltre  l’esperienza dei sensi e che l’artista perfezionerà in dipinti dalle architetture essenziali, dalle atmosfere misteriose in cui le figure umane sono assenti: un modo di fare arte innovativo, che non lascia indifferenti.

Non a caso Guillaume Apollinaire su “L’Intransigeant” del 1913 scriveva: “L’arte di questo giovane pittore è un’arte interiore e cerebrale che non ha alcun rapporto con quella dei pittori che si son rivelati in questi ultimi anni. Non viene né da Matisse né da Picasso, e non deriva dagli impressionisti. Questa originalità è talmente nuova che merita di essere segnalata. Le sensazioni molto acute e molto moderne del signor de Chirico prendono in genere una forma architettonica. Sono stazioni ornate da un orologio, torri, statue, grandi piazze deserte; all’orizzonte passano treni delle ferrovie.” Sottolineando quanto i luoghi del presente, i simboli del paesaggio moderno, vengano nobilitati perché inseriti in scenari eminenti: è anche questa la grande novità di De Chirico.

I suoi soggetti inconcludenti, e incongrui dal contesto ritratto, che quasi evocano elementi di un rebus, saranno al centro dell’ultimo evento del Castello Aragonese di Otranto, il contenitore culturale gestito dall’Agenzia di Comunicazione Orione di Maglie con la Società Cooperativa Sistema Museo di Perugia. “Giorgio De Chirico. Mistero e poesia”, titolo della mostra visitabile fino al 29 settembre,  permetterà di esplorare la vita e l’opera dell’artista sotto l’ottica della Metafisica, interpretata come qualità della pittura e non mera peculiarità dei soggetti, in un percorso che analizza i cambiamenti stilistici del suo lavoro: saranno trattati i temi del recupero originale e romantico della tradizione classica, in cui tutto è ripetizione, dai modelli classici e quelli rinascimentali, affiancati da figure insolite studiate  con minuzia ossessiva, pronte a dare un effetto spiazzante, fino a giungere a  provocazioni quasi oniriche, legate a codici e linguaggi differenti.

In prestito dalla Galleria d’Arte di Bologna, il curatore Franco Calarota ha selezionato per l’occasione circa dieci dipinti a olio, più di trenta tra disegni, acquarelli e grafiche. Sono opere in cui i calchi di gesso di statue antiche e i tipici manichini sostituiscono la figura umana, quasi del tutto inesistente: riferimento alle cosiddette “Muse inquietanti”, le forme che regnano i quadri in un clima silenzioso ed enigmatico, come custodi indecifrabili e senza volti, prive di ogni connotato fisico, culturale, religioso, in cui si esprime la poetica di De Chirico tra ricordo e rinnovamento, intrecciati e alternati in un universo irrazionale. Lo stesso clima  interpretato da autori come Bocklin (di cui conobbe la pittura insieme ai simbolisti tedeschi), Schopenhauer e soprattutto Nietzsche, il quale costituisce la più amata lettura filosofica dell’artista, perché “è il migliore, il più interessante”.

Pittore “fuori dal tempo”, dalla brutale onestà, che amava i tulipani e che rifiutava le innumerevoli etichette di presunti intellettuali, De Chirico ha instancabilmente espresso la sua visione del mondo, senza soffermarsi sulla semplice presenza dell’oggetto, ma giungendo al di là dell’oggetto stesso, fino alla metafisica delle cose e questa mostra rende omaggio alle sue intuizioni, alle visioni più significative.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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