Gioco d’azzardo. “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale.”

04/07/2013 di Iris De Stefano

Un problema sempre più diffuso nel nostro Paese, ma la legislazione latita

Gioco d'azzardo, Italia

Sempre di più si va diffondendo una tendenza preoccupante nel nostro paese: il gioco d’azzardo. Grazie a programmi in prima serata se ne parla sempre più spesso, anche se ancora troppo poco è stato fatto, a livello legislativo, e le conseguenze si iniziano a sentire.

I numeri – L’anno scorso in Italia sono stati spesi circa due miliardi e 454 milioni di euro nelle quasi 400mila slot machine sparse in giro per il nostro paese, con una media quindi di 6.600 euro a macchinetta. Le vittorie sono state di circa un miliardo e 856 milioni di euro, se consideriamo però solo le macchinette online e non il fiorire di sale illegali, magari create in appartamenti al piano terra e con affaccio sulla strada che facilmente possono essere occultate anche agli occhi degli stessi residenti della zona. Le scarse vittorie non sono attribuibili però solo alle slot; ai gratta e vinci infatti su 30 milioni di tagliandi stampati, solo 11 milioni ( un terzo ) sono risultati vincenti, spesso però con vittorie di pochi euro, che servono semplicemente a ripagare al giocatore la somma spesa e ad incentivarlo a giocare di nuovo. Statisticamente la probabilità di vincere 500mila euro è una su sei milioni di giocate, praticamente nulla. Nonostante numeri così sconfortanti la percentuale di giocatori in Italia è costantemente cresciuta negli ultimi anni e si suppone che addirittura 19 milioni siano gli scommettitori, di cui tre patologici.

Il gioco per il gioco – “Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale.” Sigmund Freud già agli inizi del secolo scorso si era interessato alle patologie legate al gioco d’azzardo, già abbondantemente diffuso all’epoca anche se –ovviamente- in una variante meno tecnologica ( basti pensare a Dostoevskij, sul cui caso tra l’altro si occupa in un suo saggio ). Secondo quello che molti ritengono “l’inventore della psicoanalisi” il giocatore nevrotico non gioca per il denaro, ma per il gioco in se stesso, spinto da un senso di colpa che viene amplificato ed alimentato dalla perdita e che, in ultima analisi, si rifà al comportamento da cui discendono tutte le dipendenze, la masturbazione. Perdere e quindi autopunirsi darebbe sollievo ad un senso di colpa creato dal complesso edipico, su cui a lungo si è soffermata l’attenzione delle analisi psicoanalitiche.

In Italia – C’è da dire che se molto nell’ultimo anno si è parlato del fenomeno del gioco d’azzardo e soprattutto di quello legato alle slot machine è grazie alle inchieste de Le Iene, e in particolare di quelle di Nadia Toffa. Dopo un paio di servizi sull’argomento infatti è stato lanciato un vero e proprio spot in cui si chiede una regolamentazione del settore da parte di sei sindaci: Luigi De Magistris (Napoli), Leoluca Orlando (Palermo), Giuliano Pisapia (Milano), Michele Emiliano (Bari), Piero Fassino (Torino), Flavio Tosi (Verona) e Federico Pizzarotti (Parma). Il problema però resta il vuoto legislativo poiché, nonostante le modifiche apportate nel 2008, una sola rimane la legge principale in materia, ovvero l’articolo 110 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza ) che, anche per i non addetti ai lavori, risulta francamente insufficiente. I dispositivi principali si limitano infatti a vietare l’uso delle macchinette ai minori di 18 anni e a regolamentare il collegamento delle macchine al Monopolio di Stato. Ed è proprio qui che nasce il dubbio: siamo sicuri che le entrate che si assicura lo Stato grazie alle macchinette siano più alte dei costi che dovrà affrontare per curare i giocatori patologici? E anche se così fosse, è moralmente giusto che lo Stato guadagni e sia anzi monopolista nell’offerta di macchine che spesso riducono sul lastrico famiglie che invece dovrebbe proteggere?

Ad Ischia – È di oggi ad esempio la notizia di un ragazzo di appena 19 anni che si è suicidato ad Ischia poiché, come ha spiegato in un biglietto lasciato alla famiglia, aveva perso tutti i suoi risparmi giocando online. Il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico commentando l’accaduto ha detto che “è l’ennesimo dramma che si consuma a causa del gioco. Un piaga alla quale bisogna dire basta. Un giro d’affari enorme spesso preda delle organizzazioni criminali che utilizzano le sale gioco principalmente per il riciclaggio di denaro proveniente da attività illegali. Il risultato è un danno sociale incalcolabile, con molte famiglie rovinate e vite che finiscono in dramma. Si tratta di una situazione non accettabile, sulla quale interverremo con urgenza, come peraltro annunciato in audizione alla Camera dal ministro Alfano, sia sotto il profilo della normativa che sotto quello della prevenzione, per impedire che si verifichino altre tragedie.” Possiamo solo sperare che la strada auspicata dal viceministro venga realmente seguita, prima di dover sentire di altre storie come quella del ragazzo campano.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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