Giappone – Tra riarmo e Costituzione, con gli occhi sul Pacifico

05/05/2015 di Umberto De Magistris

Il premier giapponese Shinzo Abe persevera nel tentativo di rimuovere i limiti costituzionali all’utilizzo delle forze armate all’estero, mentre si rafforza la cooperazione con gli Stati Uniti. Si tenta una graduale staffetta dei ruoli nella Regione?

Abe, Giappone

Il dibattito sulla questione dell’uso delle forze militari in Giappone è recentemente tornato alla ribalta anche in seguito alla decapitazione degli ostaggi giapponesi da parte dell’ISIS, ma  soprattutto a cauas del riarmo cinese in atto da almeno quindici anni. Il Premier Abe sta tentando, con insistenza, di giungere ad una riforma per modificare una Costituzione, quella “dettata” dagli americani nel 1947, che all’articolo 9 sancisce come “il Popolo Giapponese rinuncia per sempre alla guerra…e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo per la risoluzione delle dispute internazionali. Allo scopo di raggiungere l’obiettivo di cui al precedente paragrafo, le forze di terra, di mare ed aeree, così come le altre potenzialità belliche, non saranno mai mantenute”.

Tuttavia, alcune interpretazioni consentono l’uso della forza per autodifesa: nel 1954 sono state quindi istituite le Jieitai (forze di autodifesa, o SDF), sostenendo che il primo paragrafo dell’articolo 9 non vieti espressamente la forza per autodifesa, il che implica che il potenziale bellico indicato dal secondo paragrafo si possa intendere come forza non superiore al livello minimo necessario, appunto, per difendere il territorio dello Stato da eventuali attacchi esterni.

Secondo indiscrezioni uscite dal partito al governo, nonostante le forti proteste di piazza, Abe avrebbe pianificato una revisione costituzionale entro la fine del 2018 al fine di poter utilizzare le SdF in operazioni anche armate all’estero: una cosa ad oggi impossibile agendo nel rispetto dell’articolo 9 della Costituzione. La questione, però, resta quella dei numeri: una revisione costituzionale richiede la maggioranza dei due terzi dei parlamentari in ciascuna camera. Una quota che Abe, al momento, non è in grado di raggiungere al Senato.

La questione è fondamentale, soprattutto nelle dinamiche di cooperazione con gli Stati Uniti, il cui obiettivo principale è il contenimento cinese nell’area pacifica. Per portarlo avanti, però, Washington conta sempre di più sull’assunzione di un ruolo di primo piano da parte proprio di Tokyo, data la politica di relativo disimpegno dall’area voluta da Obama durante il suo governo. Un rapporto, dunque, quello tra States e Giappone, che si è rafforzato con il passare degli anni e con il crescere delle tensioni e dell’espansione di Pechino nel Mar Cinese meridionale. I primi segnali si sono già visti negli ultimi dieci anni, che hanno portato ad un riammodernamento dell’arsenale militare difensivo dello Stato del Sol Levante, sostenuto proprio dagli americani. Insomma, la politica militare giapponese sembra destinata a cambiare in modo radicale, come ha ribadito, attraverso il bilancio approvato il 15 gennaio, il premier Abe, registrando la cifra più alta dalla II Guerra Mondiale, ben 36 miliardi di euro.

Si scriveva, poco fa, di come i rapporti tra Tokyo e Washington stiano divenendo sempre più stretti. In seguito al vertice del 28 aprile tra Obama ed Abe è stata sancita una maggiore cooperazione militare tra USA e Giappone, specialmente in tema di sicurezza marittima nell’area asiatica; ma anche nella difesa contro attacchi missilistici ed informatici.

La novità più importante, a parte la copertura militare data dagli americani alle isole Senkaku, situate nel Mar Cinese Orientale e rivendicate dalla Cina, è l’estensione geografica dell’operatività della Sdf. Fino a oggi il limite era costituito da «situazioni che richiedono interventi militari in aree nelle vicinanze del Giappone» (ovvero in caso di crisi con la Corea del Nord). Ora si passa a «situazioni che possono avere grande influenza sulla pace e la sicurezza del Giappone»; in teoria ovunque, in pratica nel Mar Cinese Meridionale. In generale le forze di autodifesa possono essere usate in qualunque momento per la protezione di navi Usa o per lo sminamento.

Insomma, l’impressione è che la strategia di Washington sia ben precisa, e condivisa da Tokyo: il ruolo detenuto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale dagli statunitensi nell’area pacifica deve gradualmente passare al Giappone.

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Umberto De Magistris

Nasce nel giugno 89 a Genova, dove si laurea in giurisprudenza con una tesi sul sistema giuridico kazako, dopo esperienze di studio in Spagna e Kazakistan. Appassionato di viaggi, sport e musica.
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