Il Giappone torna a crescere, ma l’Abenomics funziona?

15/11/2016 di Alessandro Mauri

Nel terzo trimestre 2016 una crescita del 2,2% annualizzata, e dello 0,5% sul secondo trimestre, andando ben oltre le aspettative. Tuttavia l'economia giapponese ha già mostrato crescita sostenuta seguita da altrettanti repentini cali del Pil. Che cosa sta succedendo nel Paese del Sol Levante?

Abe, Giappone

PIL in crescita – Il Pil del Giappone è dunque cresciuto in maniera decisamente sostenuta, soprattutto se confrontata con l’anemica crescita europea. Il +2,2% annualizzato è un risultato di tutto rispetto, e mostra un trend estremamente positivo, se si considera che il secondo trimestre aveva evidenziato una crescita annualizzata dello 0,7%. Il Giappone cresce grazie soprattutto alla domanda estera, quindi ad un aumento significativo delle esportazioni, mentre i consumi e gli investimenti non hanno evidenziato una crescita significativa. Questo potrebbe già essere un indicatore del fatto che, in Giappone, l’economia non sia poi così forte come sembrerebbe, ma in ogni caso si tratta di un buon risultato. Questo anche considerando che, essendo il terzo trimestre consecutivo di crescita, l’anno in corso rappresenta il periodo economico più positivo per il Giappone negli ultimi tre anni. Se già si erano verificati in passato momenti in cui il Pil era cresciuto significativamente, speso questi erano seguiti da bruschi cali nei trimestri seguenti. Il Giappone è dunque uscito dalla decennale stagnazione che caratterizzava l’economia nipponica, ma la stabilità e ancora lontana. Soprattutto se si considerano i possibili contraccolpi delle politiche economiche adottate negli ultimi anni.

Le politiche economiche – Per fare uscire il Giappone dalle secche della crisi economica e della deflazione, la Banca Centrale ha adottato delle politiche monetarie estremamente espansive, con massicce immissioni di liquidità nel sistema, che potrebbero creare bolle speculative e determinare, sul medio-lungo periodo, fiammate inflazionistiche. Anche le politiche economiche del governo Abe potrebbero non essere state risolutive per portare il Giappone nel terreno della crescita. Nonostante i numerosi incentivi e investimenti, accompagnati tuttavia anche da operazioni restrittive, come l’aumento della tassazione sui consumi, il paese stenta ad imboccare una crescita stabile. Le prospettive infatti sono ancora incerte, dal momento che la domanda interna, che più rappresenta lo stato di salute di una economia, resta molto debole. La crescita del terzo trimestre potrebbe quindi essere frutto di una serie di condizioni esogene contingenti, e non dell’effettiva forza dell’economia del Giappone.

L’elezione di Trump – Ad aumentare i dubbi e l’incertezza sulle condizioni future di crescita del Giappone, concorre l’elezione di Donal Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Sebbene i rapporti tra i due paesi non dovrebbero subire significativi cambiamenti, desta preoccupazione a Tokyo la volontà, espressa in campagna elettorale, da parte di Trump di non sottoscrivere la Trans-Pacific Partnership (Ttp). Il Ttp è un accordo di libero scambio del tutto analogo a quello soggetto di trattative con l’Europa, il Ttip. Il Ttp riguarda infatti 12 Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico, tra cui lo stesso Giappone, che lo ha ratificato in questi giorni, e che punta fortemente alla creazione di un’area di libero scambio anche con gli Usa.

Probabilmente il Ttp non risolverebbe i problemi strutturali del Giappone, quali l’eccessivo debito, la scarsa crescita della domanda interna e la debolezza dell’inflazione, tuttavia avrebbe consentito di rafforzare gli scambi con alcune importanti economie dell’area. Inoltre una partnership privilegiata con gli Usa avrebbe consentito di rafforzare la domanda esterna che, attualmente, sembra essere l’unica leva in grado di far crescere l’economia nipponica. Inoltre resta lunga la strada delle riforme economiche, e la politica monetaria non potrà rimanere ultra- espansiva a lungo. Come in Europa, solo un efficientamento della struttura statale ed economica, unito ad incentivi mirati e ad una politica industriale degna di questo nome potrebbero garantire una crescita stabile e sostenibile anche al Giappone.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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