Giappone: nuova legge per la sicurezza nazionale

17/07/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Ieri, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il Parlamento giapponese ha approvato una legge che consentirebbe ai militari giapponesi di prendere parte ai conflitti stranieri.

I parlamentari di maggioranza della Lower House del Giappone hanno espresso il loro voto favorevole, nonostante la vasta opposizione pubblica al testo della risoluzione che prevede la possibilità d’intervenire militarmente all’interno dei conflitti aperti all’estero in difesa degli alleati. Inoltre, la risoluzione legislativa allenta paurosamente i limiti per le operazioni di peackeeping sotto tutela delle Nazioni Unite. Infatti, questa nuova legge rappresenta, in tutto e per tutto, una pausa dalla posizione strettamente difensiva mantenuta dal Giappone nei decenni successivi alla guerra, in base alla quale si poteva entrare in conflitto solo ed esclusivamente se attaccati direttamente e volontariamente.

Il primo ministro Shinzo Abe è stato accusato più volte dai cittadini, dalla stampa e dall’opposizione parlamentare di essere un guerrafondaio e di aver violato con tale disegno di legge la costituzione pacifista del 1947. Ciò nonostante il PM ha difeso la sua posizione presentando la risoluzione come una risposta inevitabile alle nuove minacce che il Giappone sarà costretto a fronteggiare militarmente, come per esempio il terrorismo e il potere militare crescente della Cina.

L’assassinio dei due ostaggi giapponesi da parte del gruppo militante dello Stato Islamico avvenuto lo scorso Gennaio, infatti, è stato monito e slogan di questa nuova proposta in parlamento e davanti ai principali media nazionali, ed ha permesso al Governo di dichiarare che i due ostaggi sarebbero potuti essere vivi se il Giappone fosse stato, a suo tempo, libero di “agire”.

A livello politico, comunque, il leader della maggioranza sembra risentire dell’approvazione. Infatti, secondo diversi sondaggi nazionali effettuati questo mese, il Governo giapponese sarebbe sceso di circa il 40% del consenso elettorale. Inoltre, le nuove norme ed intenzioni di Tokyo in materia di cooperazione militare fanno emergere serie preoccupazioni sia per la Corea del Nord che, ed in particolare, per la Cina. Quest’ultima ha condannato l’approvazione del testo di legge, descrivendolo come una potenziale minaccia per la pace in Asia e invocando il ricordo della storica aggressione bellica del Giappone nei confronti dell’Asia centrale.

Tuttavia, perché diventi legge a tutti gli effetti bisogna ancora attendere il consenso dell’Upper House, che è comunque controllata dalla coalizione di maggioranza e che può subire il veto dell’altra Camera. Il vero intento di tale progetto di legge è quello di permettere all’esercito giapponese, noto come Forze di autodifesa, di cooperare più strettamente con le forze degli Stati Uniti, fornendo supporto logistico e, in determinate circostanze, un backup armato in conflitti internazionali. Esso integra le linee guida in un accordo bilaterale di supporto tra le forze giapponesi e statunitensi, che è stato firmato dalle due nazioni proprio quest’anno.

Come accennato prima, si alzano bruscamente le voci di coloro che propongono l’incostituzionalità di tale legge rispetto alla Costituzione del 1947. Infatti, se non si dovesse tener conto dell’immensa lista di ostacoli procedurali da dover soddisfare, la nuova normativa rischierebbe di affrontare comunque la sfida dell’opposizione nei tribunali. La Costituzione, scritta da occupanti americani del Giappone dopo la guerra, afferma che:

il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“.

D’altro canto, il PM Abe ha a lungo sostenuto che la Costituzione deve essere modificata per eliminare le disposizioni restrittive contro la guerra, anche se cambiare la Costituzione significherebbe richiedere un referendum nazionale che molto probabilmente non avrà esito positivo per il Governo in carica. Per ora, perlomeno, sembrerebbe che una reinterpretazione giuridica della Costituzione rappresenti il massimo a cui Abe possa sperare.

 

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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