Giant Magellan: il telescopio che può mostrarci la nascita del cosmo

30/10/2015 di Ginevra Montanari

Quando e come è nato l'Universo? Wendy Freedman guida un gruppo internazionale di astronomi, in Sud America, nella costruzione del più grande telescopio di tutti i tempi: il Giant Magellan Telescope. Nel giro di un decennio, l'umanità potrebbe davvero trovare qualche risposta.

Giant Magellan

Da quando esiste una documentazione storica, ciò che comunemente denominiamo “passato”, l’uomo ha sempre guardato le stelle con una miriade di domande. Ne è passato di tempo dai primi giorni sulla Terra, ma nulla è cambiato. L’unico ostacolo delle generazioni odierne consiste nelle abbaglianti luci della città. Quindi gli astronomi, ma anche chi vuole godersi un panorama pieno di arcaici misteri, si spostano lontano, dove l’uomo non ha portato palazzi e lampioni, ancora meglio se in alto, sulle montagne. Lì l’osservazione non ha eguali. Sulle Ande del Cile, ad esempio. Dove regna una notte straordinariamente scura. È per questo motivo che le montagne sono diventate la culla delle più sofisticate tecnologie. Infatti per Wendy Freedman “l’emisfero meridionale sarà il futuro dell’astronomia del Ventunesimo secolo. Abbiamo già una varietà di telescopi sulle Ande cilene, e presto vi si aggiungerà una vasta gamma di sensazionali nuove capacità. Ci saranno due gruppi internazionali che costruiranno telescopi giganti, sensibili a radiazioni ottiche, come lo sono i nostri occhi. Ci sarà un telescopio che scansionerà il cielo quasi ogni notte. Ci saranno radiotelescopi, sensibili a radiazioni di lunghezza d’onda lunga. E poi ci saranno dei telescopi nello spazio.”

I telescopi sono quindi la nostra finestra sul cosmo, strumenti imprescindibile di studio dell’universo. Ci sarà un successore al Telescopio spaziale Hubble, il  James Webb (il lancio è previsto per il 2018), ci sarà il satellite TESS, che scoprirà pianeti al di fuori del nostro sistema solare, e poi arriverà il Giant Magellan Telescoper (GMT). Nell’ultimo decennio, la Freedman ha guidato un gruppo internazionale per costruire il futuro telescopio ottico più grande che sia mai esistito. Questo telescopio avrà sette specchi di un diametro di 8,4 metri che, tutti insieme, formeranno un diametro di 24 metri. Avrà un altezza di ben 43 metri. È paragonabile alla grandezza della Statua della Libertà. Inoltre, sarà circondato da un edificio di ventidue piani, alto 60 metri, dotato di finestre affacciate sul cielo – così da permette un’osservazione ottimale, e ruoterà su un supporto di 2.000 tonnellate di costruzione rotante. L’aspetto più incredibile è la precisione senza precedenti di questi specchi, gli urti sullo specchio, su tutti i suoi otto metri, che arrivano a meno di un milionesimo di un centimetro. Un cinquemillesimo della larghezza di un capello molto fino: un risultato spettacolare. “Se un astronauta andasse sulla luna, a un quarto di milione di km di distanza, e accendesse una candela, una sola candela, potremmo rilevarlo, usando il GMT. Del tutto straordinario”. L’equipe di astronomi ha testato e lucidato il primo specchio. Ha fuso il secondo e il terzo, e a breve si passerà al quarto specchio. Quest’anno si sono susseguiti una serie di controlli da parte di gruppi internazionali che hanno dato l’okay per cominciare la costruzione. Il primo obiettivo sarà quello di montare il telescopio con i primi quattro specchi. Il team scelto vuole andare in onda il prima possibile, e registrare dati scientifici, quella che gli astronomi chiamiamo “la luce primordiale”, nel 2021. L’intero telescopio sarà terminato nella metà del prossimo decennio, con tutti e sette gli specchi. Il Giant Magellan Telescope avrà una risoluzione 10 volte più grande del Telescopio Hubble. Sarà 20 milioni di volte più sensibile dell’occhio umano. E, per la prima volta, potrebbe essere in grado di trovare vita sui pianeti al di fuori del nostro sistema solare. Ci permetterà di guardare verso la prima luce dell’Universo. L’alba del cosmo. Sarà possibile dare una sbirciata nel passato, permettendoci di assistere alla formazione delle galassie, e ai primi buchi neri nell’Universo.

Nel XX secolo abbiamo scoperto che l’Universo è in espansione e che il nostro sistema solare non ne è il centro. Ora sappiamo che l’Universo è fatto di cento miliardi di galassie, per noi visibili, e ognuna di queste galassie possiede cento miliardi di stelle. Il Telescopio Hubble permise lo scatto dell’immagine più remota del cosmo che sia mai stata catturata. Proprio come una macchina del tempo, i telescopi ci permettono di guardare miliardi di anni indietro. Più lontano guardiamo nello spazio, più indietro vedremo nel tempo. Sono come secchi di luce: più grande è il telescopio, più lontano guarderà, e quindi più luce ingloberà il secchio; più luce riusciamo a vedere, più indietro riusciamo ad osservare. Oggi possiamo affacciarci sull’Universo e vedere questo mare di galassie, in un Universo in continua espansione. “Io mi occupo di misurare l’espansione dell’Universo, e in uno dei progetti che ho portato avanti negli anni ’90, ho usato il Telescopio Hubble per misurare la velocità d’espansione. Ora possiamo risalire indietro fino a quattordici miliardi di anni. Nel corso del tempo abbiamo imparato che le stelle hanno storie individuali: nascono, invecchiano e alcune di loro muoiono addirittura drammaticamente. Le ceneri di quelle stelle formano le nuove stelle che vediamo, molte delle quali presentano dei pianeti che ruotano loro attorno.”

Uno dei risultati più sorprendenti degli ultimi anni è stata proprio la scoperta di altri pianeti che ruotano attorno ad altre stelle: i cosiddetti Esopianeti. Fino al 1995 non si conosceva nemmeno l’esistenza di altri pianeti, oltre quelli della Via Lattea. Oggi sono stati scoperti 2.000 pianeti che orbitano attorno ad altre stelle che possiamo localizzare e di cui possiamo misurare le masse.  Alcuni somigliano a Giove, sono pianeti caldi, altri sono ghiacciati, altri ancora sono mondi acquatici e ci sono poi pianeti rocciosi come la Terra, chiamati “Super-Terre” e ci sono stati persino pianeti creduti mondi di diamanti. Esistono perfino pianeti che orbitano attorno a due stelle. Non è più il campo della fantascienza. Sappiamo che c’è vita attorno al nostro pianeta, e visto tutto quello che abbiamo scoperto, dei numeri schiaccianti ci suggeriscono che possono esserci milioni, forse persino centinaia di milioni, di altri pianeti che sono abbastanza vicini alle loro stelle da possedere dell’acqua liquida, e che forse potrebbero ospitare la vita”. Entro i prossimi dieci anni, il GMT potrebbe catturare gli spettri delle atmosfere di questi pianeti, e determinare se siano o meno potenzialmente adatti per la vita.

Il progetto GMT include l’Australia, la Corea del Sud, Cile e Brasile, oltre ad una serie di istituzioni degli Stati Uniti, inclusa l’Università di Harvard, lo Smithsonian Institution e il Carnegie Institution, le università dell’Arizona, Chicago, Texas-Austin e Texas A&M. Sicuramente uno degli aspetti più emozionanti della costruzione del GMT, è l’opportunità di scoprire qualcosa che ancora non sappiamo e che non possiamo nemmeno immaginare, sull’immensità che è tutt’attorno a noi.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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