Gianroberto Casaleggio, l’eredità politica

12/04/2016 di Luca Andrea Palmieri

Con la morte del fondatore del Movimento 5 Stelle se ne va uno dei personaggi che più hanno caratterizzato la storia italiana recente, uno stratega che ha cambiato il volto della politica del paese. Si aprono sfide importanti per il Movimento: chi prenderà l'eredità del suo leader? Sarà in grado di consolidarne l'importante forza politica?

La morte di Gianroberto Casaleggio ha colto di sorpresa un po’ tutto il mondo politico e dei media italiano. La sua malattia era nota (era stato operato nel 2014 per un edema al cervello), ma il fondatore del Movimento 5 Stelle non aveva mai, comprensibilmente, fatto sapere in maniera dettagliata del suo stato di salute, e, complice la discrezione che lo ha sempre circondato, la notizia di stamattina è arrivata inaspettata.

Fondatore della Casaleggio e Associati, Gianroberto Casaleggio sarà ricordato come un “guru” di internet, come un esperto di comunicazione e, soprattutto, come il vero padre del Movimento 5 Stelle. E’ stato la vera mente strategica e leader (anche più di Beppe Grillo, evidentemente) di quella che dal 2013 in poi è diventata la seconda forza politica del paese, sempre competitiva con il PD, virtualmente “battuto” sul territorio italiano alle politiche del 2013.

A dar fede alle prime voci, sarà il figlio a dover continuare la sua attività: già da tempo sembra si avviasse a prendere il posto del padre nella direzione della società e, presumibilmente, nella leadership strategica del Movimento. Non vi è dubbio che si tratti di un’eredità complessa e per lo meno ingombrante: tant’è che prima della notizia, voci di malumori si sono susseguite negli ultimi dieci giorni. Qualsiasi sia la propria opinione personale e politica del Movimento e del suo fondatore, Gianroberto Casaleggio ha cambiato la politica italiana. E’ riuscito in un’impresa titanica, con pochi mezzi oltre la notorietà di Grillo: far entrare una forza politica completamente nuova nel sistema politico italiano, praticamente dal nulla.

Le già citate elezioni del 2013 sono emblematiche in questo senso. Nel periodo di massima crisi del sistema, è stata la leadership strategica di Casaleggio a permettere un simile risultato. Per quanto radicale e fortemente criticata, la sua strategia comunicativa senza compromessi ha avuto una forza di penetrazione incredibile in un elettorato stanco e sfiancato dalla crisi. L’impatto di un sistema di comunicazione fondamentalmente mai utilizzato in Italia, che prevede un forte uso della rete, connessa a una presenza territoriale reale, più importante di quanto non possa sembrare, ha colto di sorpresa tutte le altre forze politiche. Queste non hanno saputo minimamente rispondere agli strali del nuovo avversario, e hanno finito per preferire ignorarlo, sperando che il fenomeno si sgonfiasse da solo: così non è stato.

Oltre ciò, Casaleggio e i suoi hanno saputo muoversi abilmente negli errori e nelle contraddizioni di una situazione politica complessa come quella che seguiva il Governo Monti, riuscendo in veri e propri colpi da fuoriclasse, come quando è stata soffiata al PD Piazza San Giovanni in Laterano a Roma, permettendo l’organizzazione della manifestazione che ha letteralmente traghettato il Movimento allo storico risultato del febbraio 2013.

Casaleggio non è stato esente da critiche durante la sua attività politica. La sua posizione ideologica a favore della democrazia diretta e di forme di voto in rete sulle singole decisioni politiche spesso si è scontrata con una gestione che a molti è parsa quasi padronale del Movimento, con estrema rigidità nell’applicazione dei regolamenti salvo il loro cambiamento repentino quando le necessità politiche lo richiedevano (si pensi al caso degli eletti espulsi perché partecipanti a trasmissioni televisive, seguiti poi dallo sdoganamento delle stesse partecipazioni). Tuttavia, utilizzando un po’ di inevitabile cinismo politico, il polso che ha utilizzato col Movimento ne ha evitato la deriva e ne ha permesso il consolidamento, non solo elettorale, ma anche negli equilibri interni che hanno portato alla “leadership”, oggi, di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.

Insomma, può esser vero che certe scelte abbiano portato il Movimento ad allontanarsi gradualmente dalle sue prime idee di democrazia, riavvicinandolo alla struttura dei partiti tradizionali. Ma queste operazioni hanno aiutato a far sì che quella che all’inizio poteva essere una bolla elettorale, pronta a scoppiare da un momento all’altro, finisse per costruirsi un ruolo consolidato quale principale opposizione al Governo. Sarà interessante, un giorno, scoprire se questa strategia è stata pensata fin dall’inizio da Casaleggio o se si è trattato di un avvicinamento giorno per giorno a un sistema Parlamentare che, volenti o nolenti, costringe ad adattarsi alle sue regole. Cosa che al Movimento è riuscita perfettamente.

Restano ora le grandi domande sul futuro politico del Movimento 5 Stelle. E’ facile pensare che, conscio della sua malattia, Casaleggio avesse già pianificato il periodo seguente la sua uscita di scena, già prevista, secondo molti, indipendentemente dalla tragedia. Tuttavia raccogliere la sua eredità potrebbe rivelarsi impresa complessa, chiunque sia a doverlo fare. Sarà il figlio Davide a raccoglierne completamente l’eredità, prendendo in mano la gestione strategica del Movimento? O saranno Di Maio e Di Battista a diventare leader indiscussi, dall’interno, almeno fino al limite di mandati?

Queste prime domande propongono già variabili importanti sul futuro del Movimento 5 Stelle, con una cascata di innumerevoli conseguenze. Qualora fosse Davide Casaleggio a prendere la gestione, sarà in grado di ottenere i risultati del padre? Avrà lo stesso appoggio e lo stesso rispetto che i militanti, soprattutto quelli storici e più fedeli, avevano per Gianroberto? Oppure, nel caso opposto, quali saranno le mosse di Di Maio e Di Battista? Saranno in grado di coesistere nella leadership o porteranno avanti indirizzi diversi? Il Movimento li seguirà? Oppure cercheranno di tornare alle origini, a una struttura politica più diffusa ma meno coesa? Con quali risultati?

Insomma, gli interrogativi posti dalla morte di Gianroberto Casaleggio pongono, in tempi potenzialmente anche brevissimi, delle sfide che potrebbero cambiare il volto del Movimento 5 Stelle, dalle potenziali conseguenze opposte: potrebbe essere l’inizio del suo definitivo consolidamento (in vista di un incarico di Governo?) o del suo disfacimento. Quale che sia la risposta a questi quesiti, una cosa è certa. Con Casaleggio se ne va una delle figure che più hanno contraddistinto la storia recente del paese, capace, con una gestione attenta e strategicamente ineccepibile, di stravolgere il panorama politico italiano. Insomma, se ne va una delle personalità più di spicco, per quanto tra le meno visibili, della politica del paese.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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