L’epilogo di un Giannino

21/02/2013 di Federico Nascimben

giannino-zingales-fermare-il-declinoLa politica moderna si fonda sui leader e sulle loro personalità, ma con Fare ci troviamo di fronte ad un ossimoro perché è un partito che ha una base programmatica molto forte e precisa. Un unicum nello scenario politico attuale. Come un unicum rimangono le dimissioni (irrevocabili, è bene precisare) a seguito di tutta questa vicenda: l’Italia non si può certo dire che sia abituata ad una simile assunzione di responsabilità dopo l’esplicita ammissione di un proprio errore.

Immagino quanto accaduto in questi giorni abbia lasciato i più perplessi e basiti… Insomma il classico caso in cui speri in qualcosa di nuovo, ci credi e quindi ti illudi. Molti si sono sentiti traditi, soprattutto nel momento in cui certi scandali fuoriescono da un partito che propugna la trasparenza più totale (principio che trova la sua massima declinazione negli USA, Paese adottivo di Zingales). D’altro canto, dalle parole di Giannino si capiscono i motivi per i quali era arrivato a costruirsi questo curriculum immaginario, ritrovandosi appieno dentro ad una sorta di effetto imbuto dal quale negli anni era diventato impossibile uscire: come fa una persona, parlando tutto il giorno di economia, di numeri e di soluzioni alla grave crisi in cui versa il nostro Paese a non avere neanche una laurea o un master? Era il peso di un segreto celato per molti anni che all’improvviso vedeva la luce perché era giunto il momento – improvviso, per uno scherzo del destino poiché aveva a che fare con chi a Chicago ci lavorava davvero – di scontrarsi con la dura realtà. Tuttavia è anche la dimostrazione quanto molte volte l’esperienza e la capacità del singolo trascendano dal “pezzo di carta”.

Il problema però rimane ed è rappresentato dalla credibilità perduta, anzi volatilizzatasi nell’arco di 24 ore. Infatti, diventa davvero difficile quando – come ieri sera alle “invasioni barbariche” – la perdita di credibilità ti costringe a precisare ogni tua affermazione nei minimi particolari. Questo, per un leader e per un partito, rappresenta un grave problema specie se rappresentanti di una proposta da individuarsi nella politica “nuova”. Sarà stato “dadaismo” o un’edulcorazione della realtà, ma certamente sulla preparazione accademica Giannino in primis e Fare in secundis ci avevano marciato fortemente sopra, quindi non c’è scusa che tenga. La sensazione che si ha – vedendo la faccenda da fuori – è quella di un’italietta piccola piccola, ancora una volta preda dei propri scandali, di un Paese nel quale sembra impossibile essere coerenti e dove continua a prevalere il detto “vizi privati, pubbliche virtù”.

Restano comunque perplessità sui tempi di questo “affaire Giannino” e sullo spazio che i media gli hanno riservato: passando da completo outsider alle prime pagine di tutti i giornali e TG in pochissimi giorni. Sicuramente sono stati usati due pesi e due misure: a molti si perdona di tutto (perché alla fine ciò che conta è negare sempre e comunque) e a pochi niente. Sicuramente non varrà il principio per cui sono fatte salve le ore di lavoro profuse dal candidato premier di Fare: tutto verrà oscurato da quanto avvenuto. Sicuramente non si parlerà delle migliaia di persone “senza nome” impegnatesi per la causa e capaci di credere in un progetto per vedere poi il tutto sfumare a pochi passi dal traguardo. Sicuramente quei pochi (ma buoni) voti fanno gola a molti ora.

L’epilogo di un Giannino rischia seriamente di compromettere tutto, specialmente per chi – come il sottoscritto – ritiene quei dieci punti programmatici come una risorsa da preservare per un nuovo inizio.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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