Giannino alle elezioni: si può “Fare”!

26/12/2012 di Monica Merola

Oscar Gianni e Michele Boldrin
Oscar Giannino e Michele Boldrin

“Fermare il declino”, il movimento politico lanciato da Oscar Giannino e da Michele Boldrin, dal 19 dicembre ha mutato la sua pelle e la sua identità per rinascere come partito, il partito del “Fare”. Nome profetico, in una fase di instabilità politica ed economica come quella che l’Italia sta attraversando. Un manifesto, dieci proposte e circa 45 mila adesioni.

Dieci punti focali che affondano come una lama altrettante metastasi della politica italiana contemportanea. Problematiche irrisolte quali la riforma della giustizia, la riduzione del debito pubblico, della pressione fiscale e della spesa pubblica in un arco di tempo quinquennale, l’ abbattimento dei conflitti di interesse. Ma ancora: supporto ai giovani e alle donne, sostegno ai disoccupati, liberalizzazione rapida dei settori concorrenziali ed infine centralità della scuola come formazione socio-economica del cittadino, introduzione del “vero federalismo” e risoluzione della questione meridionale.

Un bel melting pot di problematiche, alcune delle quali di ardua risoluzione. Ma facciamo un passo indietro, ed apriamo una piccola parentesi: il governo tecnico d’emergenza insediatosi – od insidiatosi secondo alcuni – circa un anno fa ha dato forfait. E questo lascia l’enorme carrozzone politico e parlamentare italiano in balìa della bufera. Le ipotesi di alleanze e di candidature per le prossime elezioni si sprecano, ma c’è ben poco di nuovo  all’orizzonte. I volti sono sempre gli stessi, le alleanze pure,  e l’unica cosa che è aumentata è la sfiducia nella politica e nel governo – di qualsiasi corrente sia quest’ultimo – che gli italiani ormai nutrono.

Per questa ragione la creazione di questo partito da parte di Giannino, che comunque nuovo alla politica non è, risulta più un esperimento sociologico per salvare in extremis il salvabile, che non un partito di forma e di espressione canonica. E il diffondersi del movimento di Grillo o di Montezemolo – tanto per pescare a caso nel marasma di movimenti e partiti  che costellano il firmamento logoro della politica – è solo un esempio della situazione attuale, dove le personalità politiche hanno preso il posto delle persone, ed in cui il più rivoluzionario non è colui che ha delle idee rivoluzionarie, ma colui che alza di più la voce.

Un nodo fondamentale del partito del “Fare” – il cui nome per uno scherzo del destino riprende una celebre parodia su di una esponente del Pdl, Daniela Santanchè – è l’autofinanziamento. Un sistema nel quale vengono accettate donazioni da chiunque voglia sostenere il progetto del giornalista torinese e degli altri promotori di questa idea. Perchè, come ammesso con grande sincerità sul sito del movimento – ormai partito a tutti gli effetti – “per fare politica servono soldi”. Ed il richiamo alla totale trasparenza dei finanziamenti affonda un altro colpo nella pancia delle istituzioni a cui Giannino e i suoi si appellano, poichè i vergognosi sperperi di chi ha usato il danaro pubblico – non per far crescere il proprio partito ma per fare aumentare solo la propria grassa gotta – non sarà la matrice principale ma è certamente una concausa da non sottovalutare.

La domanda sorge spontanea: riuscità questo partito a mantere in modo ferreo le sue posizioni, o si perderà nella paccottiglia delle beghe personali, delle volgarità e delle logiche di puro arricchimento? Poichè è difficile sapere oggi  – ad un passo dall’anno nuovo che prospetta con sé uno -0,2 % del Pil – se fermare il lento decadimento della nostra realtà sociale e politica sarà un percorso analitico così come Giannino lo presenta, o se quest’ultimo finirà in piazza come un Masaniello incravattato, pescivendolo troppo ambizioso che ha però cambiato la storia del meridione.

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Monica Merola

Dopo aver conseguito la maturità classica ottiene la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso "La Sapienza", con una tesi su Anna Politkovskaja. Giornalista pubblicista da marzo 2012 , non scrive per vivere ma vive per scrivere.
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