Gianni Rondolino, il critico che amava il cinema

10/01/2016 di Laura Caschera

Il mondo di Melies e Lumiere piange Gianni Rondolino. Fu lui a fondare il Festival Internazionale del Cinema Giovani, la rassegna che divenne nel 1997 Torino Film Festival

Rondolino

Il mondo di Melies e Lumiere piange Gianni Rondolino. Il Professore si è spento alla vigilia dei suoi 84 anni nella sua casa del quartiere San Salvario, a Torino, la notte tra l’8 e il 9 gennaio, lasciando un vuoto nel mondo della critica della settima arte. Fu lui a fondare, nel 1981, insieme ad Ansano Giannarelli, il Festival Internazionale del Cinema Giovani, la rassegna che divenne nel 1997 Torino Film Festival.

Laureato in lettere nel 1956, ha dedicato la sua vita al mondo della cultura cinematografica. Fin da giovanissimo iniziò a frequentare i cineclub torinesi, contribuendo tra gli anni cinquanta e sessanta alla fondazione del cineclub “L’occhio selvaggio”, cominciando altresì a collaborare come critico cinematografico con riviste quali “Bianco e nero”. Questa e altre collaborazioni riuscirono a lanciare Rondolino nell’ambito universitario, fino a farlo diventare professore ordinario di Storia e Critica  del Cinema all’Università di Torino. Ossessionato dall’essere sempre chiaro e comprensibile, per Rondolino, semplicità e comprensibilità erano caratteri fondamentali per affrontare qualsiasi tipo di tematica.

Autore di numerose pubblicazioni, dedicate ad artisti che hanno fatto la storia del cinema. Da “Luchino Visconti” a “I giorni di Cabiria”, per arrivare all’arcinoto “La Storia del cinema”, o, come è conosciuto dal 1977 negli ambienti universitari, “Il Rondolone”, la “bibbia” per il mondo dei cinefili. Amava scoprire le forme più acute dell’avanguardia cinematografica. Fu sincero ammiratore di registi del calibro di Bunuel, il creatore surrealista di “L’Age d’Or”, ma anche grande studioso del neorealismo. Autore di numerose monografie dedicate ai geni di quel genere cinematografico, da Roberto Rossellini a Luchino Visconti. Prospettiva chiave del neorealismo, per il critico, era proprio la sua capacità di mettere a nudo i problemi della società, tramite l’utilizzo di un mezzo espressivo come la cinepresa. Le analisi del critico torinese su film come “Roma città aperta” sono, ancora oggi, di estrema attualità nel mondo cinematografico. Famosi i suoi studi sul capolavoro di Rossellini, che accostavano il neorealismo all’autenticità dei cinegiornali.

Nonostante la sua fama e la sua autorità, Rondolino e i suoi più fedeli allievi furono allontanati dalla direzione del Torino Film Festival, la sua stessa “creatura”. Nel 2006, dopo anni di direzione del da parte di persone molto vicine al Professore, come il primo direttore Steve Della Casa, nell’organizzazione nacque una vera e propria “faida”. Rondolino e i suoi più stretti collaboratori vennero estromessi dalla direzione della rassegna, e i nuovi sponsor decisero di appoggiare il progetto più “pop” messo in piedi proprio da Steve Della Casa e da Alberto Barbera (oggi direttore del Festival del Cinema di Venezia). Dopo questo “scisma” fu allontanato dalle “passerelle” del cinema contemporaneo, considerato sempre più un accademico, piuttosto che una mente destinata a partorire nuove idee. Nonostante tutto, però, il Tff è stato in grado di mantenere l’idea del “festival giovane”, che lo ha contraddistinto sin dalle sue origini.

Il presidente del Museo del Cinema di Torino evidenzia il contributo fondamentale del Professore alla città. “Se la città oggi è una capitale del cinema italiano molto va a Gianni Rondolino che ha saputo dare una centralità nazionale agli eventi che sono cresciuti a Torino”. Parole di cordoglio arrivano anche dal sindaco di Torino Piero Fassino : “Gianni Rondolino è stato un intellettuale raffinato e insieme un grande e appassionato divulgatore, capace di leggere la realtà e rappresentarla attraverso i linguaggi del cinema”. Il Professore lascia la moglie Lina e il figlio Fabrizio, giornalista e scrittore. Nel 2013 se n’era andato suo figlio Nicola, di professione regista, stroncato da un infarto a soli 45 anni.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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