Giacomo Paulucci de’ Calboli Barone, il diplomatico cineasta

30/03/2013 di Matteo Anastasi

Giacomo Paulucci de’ Calboli. Nella costellazione delle nobili famiglie italiane, una brilla per aver fornito al Paese personalità di spicco in disparati settori: è l’antica casata emiliana dei Paulucci de’ Calboli. Nel suo albero genealogico, infatti, compaiono un condottiero, un podestà di Firenze – che Dante ha collocato in Purgatorio – un capitano generale della Chiesa romana, una medaglia d’oro della Prima guerra mondiale e ben tre diplomatici. Uno di questi, Giacomo, non nacque Paulucci de’ Calboli. Alla nascita si chiamava Barone Russo, nome in cui Barone non era sinonimo di sangue blu ma una parte del cognome. Marchese Paulucci de’ Calboli lo divenne nel 1924, sposando l’ultima discendente della dinastia, Camilla, figlia dell’ambasciatore Raniero.

Come diplomatico Giacomo ebbe una carriera luminosa. Nell’ottobre del 1922, appena insediato agli Esteri, Mussolini lo nominò capo di gabinetto, rendendolo vittima di una battuta a cui ricorse spesso e che rapidamente si diffuse negli ambienti fascisti. «Non è barone, non è russo, non è marchese e non è neppure Paulucci de’ Calboli!», amava ripetere con quella goliardia cameratesca tanto cara ai gerarchi del Ventennio. La scelta di chiamare quella giovane “feluca” a ricoprire un ruolo così delicato, sembrò al duce, in quei giorni, la più idonea. In un palazzo come quello della Consulta, nei primi anni del fascismo ancora «un club monarchico in cui il regime, quando vi metteva piede, si toglieva gli stivali», credette che un prossimo Paulucci de’ Calboli – parente, pur acquisito, di una rispettata medaglia d’oro – fosse l’uomo giusto al momento giusto. Il connubio col fascismo proseguì senza tensioni fino alla fine degli anni Venti quando, dopo l’epurazione del perno tecnico del Mae Contarini e l’ingresso dei “ventottisti” nella carriera, Giacomo fu allontanato da Roma tramite la promozione a vice-segretario generale della Società delle Nazioni.

A Ginevra, sede del consesso internazionale, si occupò intensamente di una nuova tendenza che andava rapidamente assumendo notevole importanza politica: la cinematografia pedagogica. Fu l’esperienza sul tema maturata in Svizzera che indusse Mussolini ad affidargli, nel 1933, la carica di presidente dell’Istituto Luce, nato dieci anni prima e che – sotto l’egida di Paulucci – si sarebbe trasformato nel più efficace e celebre strumento della propaganda in camicia nera. Il giorno della nomina, il Duce espresse chiaramente a Paulucci il desiderio di ispirare l’attività cinematografica fascista a quella che Joseph Goebbels – ministro della Propaganda di Hitler – iniziava ad articolare in Germania. Quattro anni più tardi, nel 1937, Mussolini e Paulucci avrebbero inaugurato insieme Cinecittà, a lungo vanto tecnologico italiano. «Ma [sul finire degli anni Trenta] il regime si stava fascistizzando e le nuove leve si affollavano in sala d’aspetto». Paulucci fu quindi reintegrato nelle fila diplomazia, inviato prima in Giappone, poi a Bruxelles, infine, nel 1943 – l’anno della «morte della Patria» – si trasferì a Madrid, alla ricerca di una via d’uscita alla drammatica situazione in cui l’Italia versava.

Il momento più difficile della vita di Paulucci, lo ha ricordato il prof. Francesco Perfetti, giunse quando Mussolini, dopo la liberazione dal Gran Sasso organizzata dai tedeschi, gli telefonò, dicendogli: «Paulucci, ho bisogno di voi». Il diplomatico respinse la richiesta e, qualche settimana più tardi – divenuto oramai il principale ambasciatore del governo Badoglio nel mondo – notificò al suo collega tedesco la dichiarazione italiana di guerra alla Germania.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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