Gesti, parole e fatti: la rivoluzione di Papa Francesco

30/03/2013 di Luca Tritto

Le novità – La Santa Pasqua si avvicina, e già sono iniziati i rituali religiosi in vista di Domenica. Questo Giovedì Santo, Papa Francesco ha dato, ancora una volta, un segnale forte per la Chiesa e la sua comunità di fedeli. La consueta celebrazione della lavanda dei piedi, questa volta, si è tenuta nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma. Già questo potrebbe far notizia da sé, ma come ci ha abituato il nuovo Pontefice, le novità non vengono mai da sole.

papa_francesco_domenica_palme_2013Sin dal momento della Sua elezione, Papa Bergoglio ha stupito il mondo presentandosi in maniera umile, semplice e diretta. Non ha voluto indossare la mozzetta, la mantellina papale; ha preferito un Anello del Pescatore, simbolo del Suo pontificato, non d’oro bensì d’argento dorato; ha deciso di non vivere nell’appartamento papale, ma nella Domus Santa Marta, dove risiedevano i Cardinali prima del Conclave. Sembreranno cose da poco, ma dopo secoli è la prima volta in cui si intravedono questi piccoli e significativi cambiamenti.

Speranza e servizio – Cambiamento, fiducia e speranza sono le parole d’ordine. Proprio la speranza è un tema ripetuto dal Santo Padre sia durante l’Angelus della Domenica delle Palme, sia durante l’omelia nella funzione di ieri. E i destinatari sono indubbiamente i giovani, anche i detenuti. “Non fatevi rubare la speranza” dice il Papa. In un momento di crisi, è un messaggio forte verso le migliaia di giovani, i quali lottano ogni giorno per avere un futuro.

La lavanda dei piedi ricorda il gesto fatto da Gesù prima dell’Ultima Cena. Lavare i piedi ai propri apostoli, fu un gesto di servizio. Il Maestro è al servizio dei suoi discepoli. Il Santo Padre lo sottolinea: “Quello che è più in alto deve essere al servizio degli altri”. Un messaggio straordinario, un gesto di umiltà. Continuando l’Omelia, il Papa chiede se siamo disposti a servire il prossimo, senza chiedere nulla in cambio. Servire ed aiutare, prendendo come esempio la parabola del Buon Samaritano, il quale aiutò il viandante ferito senza chiedersi se fosse ricco o povero, buono o cattivo, ebreo, pagano o samaritano.

La nuova missione – Tra i dodici prescelti per la cerimonia, spicca la presenza di due ragazze. Non solo: tutti i giovani rappresentavano le nazionalità dei detenuti, a prescindere dal credo religioso. Delle due giovani donne, una è italiana e cattolica, l’altra di origine serba ma, soprattutto, di fede islamica. Potranno esserci alcune critiche, ma il messaggio, anche questa volta, è molto forte, in vista delle aperture e del dialogo con le altre religioni.

Le parole del Santo Padre seguono anche un motivo programmatico per il futuro della nuova Chiesa in costruzione. La vicinanza ai poveri, agli ultimi, a chi vive “nel dolore del peccato”. Gli uomini di Chiesa, preti e non solo, devono uscire dal proprio io, dal proprio orto, ed andare in cerca di queste persone emarginate. Vedere il Pontefice girare in Piazza San Pietro con la “papa – mobile” non dotata dei vetri anti-proiettile, fa capire anche nel piccolo cosa ciò voglia dire. Non restare chiusi nei palazzi e nelle Chiese, ma andare fuori a portare il messaggio d’amore di Gesù.

Diversa eppure uguale – Parole, gesti e fatti. In tutto ciò si racchiude la “politica” di Papa Bergoglio, nel pieno stile della Chiesa sudamericana, la più attenta alla vicinanza dei poveri. Una novità assoluta, inutile ripetersi. Del resto, ancora una volta, la Chiesa Cattolica ha saputo esprimere una guida al passo con i tempi, in grado di portare l’Istituzione cristiana in una nuova fase di riavvicinamento ai fedeli e non. Come dire, se non riuscisse a fare ciò, non esisterebbe da più di 2000 anni e non sarebbe l’organizzazione che ha sempre resistito agli urti dei secoli e dei cambiamenti della società umana, restando uguale seppur diversa, ma sempre attenta ad evitare la dispersione di un messaggio d’amore millenario.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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