Germania e Russia da Genova a Rapallo. Storia dei due paria nell’Europa post-Guerra

05/11/2014 di Lorenzo

Storia di come, nell'indifferenza del resto d'Europa, i due principali sconfitti della Grande Guerra uscirono dall'isolamento politico mettendo da parte le differenze ideologiche che li dividevano

Gli stati della nuova Europa, sorta dopo i trattati di pace di Parigi, si erano appena raccolti in conclave per discutere i futuri assetti economici post-guerra. L’idea, proposta dal primo ministro britannico Lloyd George, era quella di un pacchetto di aiuti economici e misure mirate a ricostruire l’Europa uscita dalla sanguinosa Guerra del 1914-18. La visione di Lloyd George ricorda molto l’intuizione del segretario di stato americano Marshall che, con il suo piano di aiuti politico-economici, aiutò l’Europa ad uscire dalle macerie dell’ancor piú distruttiva Seconda Guerra Mondiale. Com’è possibile intuire, era impossibile concepire una ripresa economica europea senza invitare i suoi due maggiori paesi: la Germania e la Russia.

Entrambi, usciti sconfitti dalla Grande Guerra, erano stati relegati, fino al quel momento, al ruolo di potenze sconfitte e collocate al di fuori dell’alveo dei vincitori del 1918. La Germania fu isolata diplomaticamente perché additata dai vincitori come unica responsabile del deflagramento del conflitto europeo, la Russia fu vista, invece, come un pericolo destabilizzante per l’occidente. La rivoluzione bolscevica del 1917 aveva infatti aperto una breccia nel mondo delle relazioni internazionali e, per la prima volta nella storia, uno Stato retto da un governo socialista denunciava il sistema costituito e la diplomazia capitalista e desiderava sovvertirlo. I bolscevichi avevano la certezza che la rivoluzione mondiale, dopo la Russia, avesse colto tutti gli altri stati retti da regimi capitalisti.

Georgij Vasil'evič Čičerin
Georgij Vasil’evič Čičerin

Alla conferenza vennero invitati 34 Stati, tra cui i due esclusi, per riavviare i rapporti diplomatici e commerciali tra paesi vinti e sconfitti. La Russia sovietica, capitanata dal suo ministro degli esteri Georgij Vasil’evič Čičerin accettó immediatamente l’invito, nella speranza di rompere una volta per tutte il blocco economico di cui soffriva dall’inizio della Rivoluzione. Gli altri partecipanti accettarono che uno Stato dichiaratamente comunista partecipasse alla conferenza, ma colsero l’occasione per mettere alle strette il governo di Lenin sulla delicata questione del rimborso dei prestiti concessi all’Impero russo prima e durante la Guerra e un indennizzo per le fabbriche straniere confiscate dai soviet. Anche se con molte riserve la Russia accettò, anche in chiave della nuova visione della politica estera sovietica, che oramai aveva quasi del tutto abbandonato – o meglio accantonato – la visione messianica di espandere la rivoluzione nel mondo e di provare a coesistere con gli stati capitalisti e non socialisti. Tale principio, chiamato della coesistenza, mirava ad una tregua temporanea  in capo alla ricostruzione e alla ripresa economica del mondo post-guerra. La politica dei soviet si riapprossimó quindi alla politica piú tradizionale che aveva sempre, fino ad allora, contraddististo gli stati capitalisti. Nonostante la loro retorica rivoluzionaria e internazioanalista, i sovietici posero al primo posto della loro agenda internazionale la sopravvivenza della loro neonata creazione statuale e comunista: l’Unione Sovietica. Dovettero cosí barcamenarsi tra la voglia di portare avanti la crociata social-internazionalista e la necessità di praticare la vecchia politica capitalista della Realpolitik.

La Germania, invitata, non ottenne granché per via dei veti imposti dalla timorosa Francia, che non voleva fare sconti al nemico sconfitto e chiedeva il suo rispetto totale di tutte le disposizioni del Trattato di Versailles (soprattutto i pagamenti imposti). Agli occhi del lettore fu questo il vero fallimento di Genova: infatti il suo promotore Lloyd George, a differenza del Segretario di Stato statunitense George Marshall, mancava del coraggio e dell´estrema capacità che saranno poi proprie di colui che stipulò il piano di rinascita europea nel 1947.

Fu cosí che il 16 aprile 1922, il ministro degli esteri del Reich tedesco Walther Rathenau e il suo omonimo sovietico Chicherin si incontrarono segretamente nella vicina Rapallo per intavolare un accordo tra paria della diplomazia. Il seguente patto riguardava la normalizzazione ed il riconoscimento reciproco tra i due stati che gettó le basi per la futura collaborazione economica sviluppatasi copiosamente negli anni seguenti. Con un realismo e una rapidità che sbigottirono tutte le altre delegazioni occidentali, Rathenau e Chicherin cancellarono con un tratto di penna il trattato di Brest-Litovsk, che l’Impero tedesco aveva imposto alla Repubblica Russa nel marzo del 1918, rinunciando così ai pesanti diktat imposti a Pietrogrado. Fu l’inizio della fine dell’isolamento dei due giganti europei, che strinsero un patto tra nazioni sconfitte, allontanate dal club riservato ai soli vincitori: un errore che costerà caro alle potenze vincitrici.

Ancora piú importante fu l’intesa raggiunta tra il capo di stato maggiore tedesco, il generale Hans von Seeckt, e l’Armata Rossa per la collaborazione in campo militare. Gli espertissimi tecnici del vecchio esercito imperiale tedesco avrebbeo offerto la loro esperienza alle fabbriche di armamenti sovietiche. I sovietici, dal canto loro, avrebbero permesso all’esercito tedesco di fabbricare e sperimentare in Russia le armi proibite in patria, aggirando cosí i dicktat di Versailles. Tutto fu di grande stimolo affinché Germania e Russia (che da lí a pochi mesi sarebbe ufficialmente diventata Unione Sovietica) superassero le loro ostilità ideologiche in cambio della più fruttuosa cooperazione contro il nuovo ordine stabilito a Parigi nel 1919.

Lo studioso George Kennan attribuì questo accordo, in parte, alla persistenza sovietica e, in parte, alla completa indifferenza dei paesi vincitori della guerra. Le democrazie occidentali, Gran Bretagna e Francia in primis, furono miopi dinnanzi a ciò, ma dopo l’errore di Versailles gli rimanevano solo opzioni proibitive per tentare di risolvere l’accaduto. La coperazione nata a Rapallo poteva essere evitata solo con una salda alleanza militare ango-francese con una dei due paria (Germania o Russia). Ma il prezzo minimo per stipulare un accordo con queste, sarebbe stato un riaggiustamento delle frontiere perdute dopo la Guerra. E in una Europa cosí, la Francia poteva scampare ad una nuova egemonia tedesca solo con un’alleanza stabile con la Gran Bretagna che, peró, quest’ultima rifiutava costantemente.

Le democrazie occidentali non volevano pagare il prezzo della nuova situazione o riconoscere il dilemma creato dopo Versailles, soprattutto nell’Est Europa. Con questo quadro della situazione, si andava a configurare un pericolo sempre maggiore per la stabilità dell’Europa dell’Est, tant’è che i due giganti orientali, pochi anni più avanti, non disdegnarono di dividersela, senza incorrere in particolari problemi.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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