Le lobby sopra Berlino

21/10/2013 di Giacomo Bandini

Michael Hartmann

I perfidi lobbisti – “Die Stunde der Strippenzieher in Berlin”, l’ora dei burattinai a Berlino. Così titola un lunghissimo articolo sul sito del quotidiano conservatore Die Welt. E prosegue nelle prime tre righe: “Le settimane dopo il voto sono per i lobbisti come l’alta stagione per i cacciatori. Cercano di ancorare le loro posizioni nell’accordo di coalizione e ottenere nuovi deputati. Chi sono e come agiscono, in modo perfido.” Già, chi sono questi grigi esseri venuti in terra per agire nell’ombra alle spalle di tanti onesti cittadini? Anche la stampa tedesca non sembra averli presi in simpatia, soprattutto perché le lobby, a Berlino, stanno cercando di influenzare gli esiti della Grosse Koalition. Questa notizia, se tale si può definire,  fa vendere qualche copia in più e alimenta le teorie complottiste, individuando un facile capro espiatorio qualora la situazione diventasse svantaggiosa per qualcuno.

Germania e lobbing, LobbyPolitica e interessi – Le trattative per la formazione del nuovo governo tedesco sono oramai giunte al termine. La coalizione Cdu e Csu di Angela Merkel, dopo la riconferma elettorale, ha aperto alla contrattazione con l’Spd per formare una Grosse Koalition alla guida della Germania. Il Congresso dell’Spd ha dato, il 20 ottobre, il via libera. Come era prevedibile, nelle scorse settimane, al lavoro si sono messi quelli che in Italia i giornali chiamano, generalizzando, pontieri o sussurratori dei potenti. In Germania si chiamano semplicemente lobbisti. Nel Paese sono più di 5000, secondo la stima del Die Welt, mobilitati per promuovere gli interessi particolari e pubblici, cercando di influenzare il decisore di turno. D’altronde è il loro mestiere. Uno sporco mestiere, sostengono alcuni, molto e troppo spesso giornalisti.

Lobby da difendere – Le consonanze con la concezione italiana delle lobby per una volta fanno guardare alla Germania come un paese non del tutto perfetto. Perfide corporazioni d’interessi, corrotte e pronte a tutto pur di ottenere un risultato, a loro unico vantaggio (e a discapito del Paese e dei cittadini). Queste sarebbero le lobby. Nessuno, in realtà, prova mai a spiegare come, nel “lobbismo” nostrano, esistano delle deviazioni mosse da interessi personali e dall’ampio spettro di corruzione della scena politica ed economica. Deviazioni che, con il lobbismo vero, c’entrano poco. Questo vale sia nel nostro malandato Paese, sia nella virtuosa Germania.

Trasparenza opaca –  Il problema della trasparenza di questa attività, di cui la maggior parte dei cittadini conosce ancora molto poco, si è ripresentato anche in Germania, dove le lobby sono scarsamente regolamentate. A sollevare la questione un rappresentante di spicco dell’SPD, Michael Hartmann. Il problema, infatti, è una legge incapace di regolare al meglio il fenomeno, soprattutto per quanto riguarda l’assenza di un albo/registro dei lobbisti e la questione del revolving door, il cui caso più famoso, probabilmente, resta il passaggio dell’ex cancelliere Schroeder alla partecipata di Gazprom, Nord Stream. Similmente, anche in Italia il problema è stato portato alla ribalta dall’esecutivo Letta, sebbene, sino ad ora, con scarso successo. (Ne avevamo parlato qui)

Lobby come democrazia e società – Sulle colonne di Europinione, è stato evidenziato in passato come, in un Paese democratico, una chiara e trasparente regolamentazione del lobbying sia necessaria. Le lobby, i gruppi di pressione e i gruppi d’interesse sono parte integrante e ineliminabile del processo decisionale. Che operino alla luce del sole o nell’ombra. Quanto accade a Berlino è emblematico di una necessità di rappresentanza degli interessi incardinata negli assetti di tutti i sistemi, non solo nel nostro.  Il punto di partenza deve essere la presa di coscienza della società riguardo la partecipazione delle lobby al sistema democratico e il contributo che queste possono offrire al pluralismo. Sempre se regolamentate secondo un sistema trasparente e partecipativo. Siccome i cani da guardia della società dovrebbero essere i mezzi d’informazione, proprio da loro dovrebbe iniziare il processo di diffusione della vera dimensione del fenomeno. Anche perché, questi, sono stati spesso in prima linea nel fare lobby. In Italia come in Germania.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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