Le opportunità europeiste delle sfide economiche di Angela Merkel

15/11/2013 di Giovanni Caccavello

La Cancelliera Tedesca, criticata da tutta Europa per l’imposizione dell’austerity, dopo la vittoria alle elezioni, ha la grande occasione di diventare il “grande leader Europeo”.

Merkel, Unione Europea e Germania

Elezioni 2013 – Poco meno di due mesi fa, si sono tenute le elezioni federali tedesche per il rinnovo del 18esimo Bunderstag, il parlamento federale tedesco. Angela Merkel, leader dell’Unione Cristiana Democratica (CDU) e Cancelliera uscente, ha vinto con il 49,37% dei voti, un risultato stratosferico ma al tempo stesso beffardo per la donna più potente d’Europa. Infatti, se da un lato il suo partito ha ottenuto quasi venti punti percentuali in più rispetto ai principali avversari storici del centro-sinistra, il Partito Social-Democratico Tedesco (SPD), i quali si sono fermati al 30,48%; dall’altro, ha perso il suo alleato principale, il Partito Liberale Democratico (FDP), il quale non è riuscito a superare lo sbarramento del 5% non potendo quindi garantire alla Merkel un governo di centro-destra. La nascita di una “Große Koalition” (Governo di Larghe Intese) tra CDU e SPD sembrava così essere la soluzione naturale che le urne avevano decretato.

Große Koalition – Dopo più di mese fatto di incontri e di estenuanti attesi, esattamente cinque giorni fa, il 10 Novembre, alcuni dei principali quotidiani tedeschi, dal Frankfurter Allgemeine Zeitung al Berliner Zeitung, hanno riportato la notizia tanto attesa dai tedeschi: il 17 Dicembre il parlamento ratificherà la nascita del Governo Merkel III, composto da CDU e SPD. La “Grande Coalizione”, esperienza che era già stata sperimentata dalla Cancelliera nel suo primo governo, tra il 2005 e il 2009 (insieme all’allora capo dei Social Democratici, Gerhard Schröder), sarà l’intesa che guiderà il paese più ricco d’Europa fino al 2017, anno delle prossime elezioni federali. Per rendere il tutto più trasparente, il 15 Dicembre, l’SPD renderà noto il risultato della consultazione dei suoi 470mila iscritti, chiamati ad approvare per lettera la nuova alleanza di governo.

Opportunità Merkel – Due giorni fa, il 13 Novembre, CDU e SPD si sono ritrovati per la quinta volta per discutere delle riforme da portare avanti dopo la nascita ufficiale del terzo governo Merkel e gli argomenti discussi sono stati molti: Europa, politica interna, ambiente, tutela dei consumatori e istruzione. Alcuni di questi argomento, come si evince fin da subito, non sono di semplice portata nazionale ma riguardano tutti i paesi della Zona Euro, se non addirittura di tutta l’Unione Europea. Il Governo nascente potrà contare su un’ulteriore componente europeista, l’SPD, oltre alle frasi sempre ripetute da Frau Merkel, la quale si “crede un Europeista convinta” nonostante in Europa, specialmente nei paesi periferici, venga vista come la distruttrice dell’Europa Unita. Grazie, quindi, anche all’SPD, la Cancelliera Tedesca avrà quattro anni per smentire tutti gli scettici e di diventare il “vero grande leader Europeo”, trasformando la Germania nel paese in grado di rilanciare la ripresa dell’Euro. Questi discorsi, ai più, sembreranno molto forzati ma la realtà è che qualcosa sembra stia veramente cambiando in casa Merkel.

Europa, Germania e Angela MerkelProblemi – Tre giorni fa (12 Novembre) Moody’s, per bocca di Colin Ellis, Associate Managing Director dell’Agenzia di Rating, ha dichiarato che, secondo le stime, “c’è una possibilità su tre che un paese europeo – e i principali imputati sono Grecia, Italia e Spagna – abbandoni l’Euro con conseguenze molto negative per l’intera Eurozona” che dopo più di due anni di recessione dovrebbe finalmente tornare a crescere nel 2014 (Italia +1%, Spagna +0,6%, Francia +0,2% e crescita media della zona Euro +1,1%).

Questo, però, non è il solo campanello d’allarme per la Germania che, il giorno dopo (13 Novembre), si è vista aprire una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europeo a causa del suo straordinario surplus delle partite correnti. Per fare in modo di limitare situazioni come quella che si sta verificando, l’Unione Europea, aveva introdotto un tetto massimo sul surplus delle partite correnti del 6%. La Germania, dal 2007 ad oggi, è sempre stata vicina al 7%, limitando gli export degli altri paesi europei e dati del Settembre 2013 dicono che in quel solo mese la Germania ha ottenuto un surplus pari a 20 miliardi, superiore anche a quello della Cina.

Partite correnti – Questa procedura di infrazione, avviata dopo che molti stati, tra cui anche gli Stati Uniti, hanno fatto pressioni, ha un significato economico molto importante. La Germania attualmente esporta molto e consuma poco. La sua domanda interna è molto bassa a causa dei salari che risultano essere ben al di sotto del valore reale. Di conseguenza, questa partita potrebbe portare il governo Merkel a varare misure nel corso dei prossimi mesi a favore di un aumento dei salari che farebbe aumentare conseguentemente la debole e asfittica domanda interna tedesca. Anche l’SPD fa pressioni in questo senso e addirittura vorrebbe introdurre un salario minimo pari a 8,50 euro all’ora. Secondo fonti di stampa, una parte del CDU (precisamente il CSU, l’ala bavarese del partito di Angela Merkel) sarebbe favorevole all’introduzione di questa nuova legge. Aumento dei salari generali e introduzione di un salario minimo sarebbero una grande vittoria sia per i tedeschi che per l’europa intera visto che il mercato tedesco potrebbe vedere un consistente incremento della domanda. Tutti gli esportatori in Germania (soprattutto i paesi Europei in crisi) ne beneficerebbero e questa decisione economica sarebbe anche un’ottima soluzione per combattere la deflazione incombente sui paesi dell’Euro Zona.

Liberalizzazioni dei servizi – Altro punto cardine, di notevole importanza economica per l’intera Euro Zona e non solo, sarebbe la liberalizzazione dei servizi tedeschi. La Germania, grazie alla sua forza di esportatrice e di paese stabile agli occhi degli investitori, è riuscita a nascondere alcune sue debolezze croniche, tra cui, principalmente, il tema legato proprio alle liberalizzazioni dei servizi, soprattutto nelle libere professioni. La Germania, tra il 2000 e il 2008, ha visto crescere la sua produttività dello 0,9%, poco più della metà della media dei paesi OCSE. Questo è stato causato da una diminuzione delle ore settimanali lavorate ma anche da una concorrenza interna molto ridotta così come da un eccessiva burocrazia e da alte barriere all’entrata. Tutti temi molto rilevanti e che, se aggrediti da Berlino con il giusto carico di riforme, potrebbero far beneficiare davvero tutti, Germania e paesi Europei.

I limiti alla concorrenza, infatti, si pagano e anche caro. L’Ocse stima che la riduzione dei margini del 15% nel settore dei servizi aumenterebbe la crescita del 4,4% attraverso investimenti più alti. L’allineamento alle migliori pratiche della regolamentazione del mercato dei prodotti aumenterebbe la produttività di un 1% l’anno su un periodo di 10 anni. Le liberalizzazioni dei servizi risultano essere, quindi, politiche strutturali espansive attraverso le quali la Germania potrebbe fare comunque il proprio interesse, aumentando la produttività e, attraverso questa, la crescita, però non a danno, ma beneficiando anche gli altri.

Una “nuova” Europa – Tutte queste riforme, insieme ad altre importanti decisioni riguardanti tematiche più interne come istruzione ed ambiente, trasformerebbero l’immagine di Angela Merkel in un leader più Europeo, meno legato ai meri interessi economici tedeschi. Ovviamente ci sono molti altri argomenti che dovranno essere discussi nel breve termine: una vera unione bancaria europea; revisione del mandato della BCE (trasformandola in una vera Banca Centrale); effettivo ruolo del parlamento europeo ed eurobond (che la Cancelliera ha già, in realtà, definitivamente respinto). Il contributo tedesco, per queste riforme, sarà di fondamentale importanza.

L’economia europea sembra, forse, intravedere per la prima volta la famosa “luce in fondo al tunnel” ma la crescita e la stabilità dell’intera Euro Zona potranno diventare una certezza solamente quando la Cancelliera Merkel capirà che, nel bene o nel male, lei è l’unico vero leader europeo in grado di avvicinare l’attuale Euro Zona ed Unione Europea verso il sogno dei padri fondatori degli “Stati Uniti d’Europa” o di ridimensionare questo sogno, virando verso un ritorno graduale alla sovranità monetaria, economica e politica degli stati membri con tutte le difficoltà del caso. Nel caso in cui la Cancelliera non colga le opportunità che ha, forse, sarà molto meglio rimettere in discussione tutto, a partire proprio dalla moneta unica.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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