Geopolitica dell’energetica

05/02/2015 di Vincenzo Romano

La domanda globale di energia è destinata ad espandersi in maniera progressiva e costante nei prossimi decenni. Le fonti fossili restano la fetta preponderante dei consumi energetici di tutte le maggiori economie mondiali. Inoltre, le crisi che hanno colpito i paesi produttori di risorse energetiche (in primis la Russia) stanno avendo una forte influenza sulle scelte politiche degli stessi paesi produttori, nonché su quelle dei consumatori.

Geopolitica Energia

Una produzione sovrabbondante. Il secondo semestre del 2014 è stato caratterizzato da un crollo (-40%), del prezzo del greggio. Ciò è dovuto sostanzialmente ad una sovrabbondanza di produzione di idrocarburi: nonostante, infatti, la domanda di petrolio sia destinata ad aumentare, l’offerta lo sarà ancora di più. Spingendoci oltre, è possibile affermare che, quali che siano gli esiti futuri della crisi che sta sconvolgendo i mercati energetici, si possono registrare delle spaccature molto vistose rispetto al passato: il mercato europeo è sempre più in declino; il mercato americano è sempre più autosufficiente; il mercato asiatico continuerà a crescere ed ad assorbire la domanda energetica; ed il mercato russo è sempre più in crisi.

Il breve periodo e i trend. Sebbene la fluttuazione dei prezzi petroliferi non sia una novità dei mercati energetici, il crollo dello scorso semestre è stato talmente repentino e profondo da far riconsiderare gli scenari proposti da quasi tutti gli analisti del settore. Le analisi troppo focalizzate sul breve periodo consentono di cogliere le cause contingenti di un determinato fenomeno (nella fattispecie la scelta saudita di non intervenire sulla produzione per aumentare i prezzi), ma certamente non possono essere esaustive se si vogliono comprendere i trend e gli scenari che caratterizzeranno il lungo periodo. Cercheremo così di analizzare i quattro punti sopra delineati, cercando di andare al di là della contingenza per focalizzare l’attenzione sulle tendenze di lungo periodo.

Le scelte di Bruxelles. Nel caso europeo, a determinare il calo progressivo dei consumi energetici (-15% tra il 2004 ed il 2013) è stata non soltanto la situazione di crisi che sta attraversando il vecchio continente, ma anche le scelte di politica energetica fatte dai governi europei per la riduzione di emissioni di anidride carbonica, che si è tradotta in un aumento della percentuale di rinnovabili nel mix energetico. Strategia quest’ultima coraggiosa, ma allo stesso tempo rischiosa, poiché potrebbe portare ad un ulteriore rallentamento della già fragile crescita economia senza un forte impegno da parte di tutte le grandi potenze mondiali.

La chiusura americana. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno scelto la strada dell’autarchia energetica attraverso la produzione non convenzionale, con la quale si indica l’insieme di tecniche e tecnologie che nel giro di pochi anni hanno fatto tornare a crescere la produzione statunitense e canadese e che hanno ridotto in modo sensibile la dipendenza di Washington dalle importazioni petrolifere. Per ciò che concerne il gas, considerando congiuntamente USA e Canada, il Nord America è un sistema autosufficiente che non ha bisogno di importazioni. Per quanto riguarda il petrolio, nel giro di 10 anni gli USA sono passati dal dipendere per oltre il 63% dalle importazioni all’attuale 40%. Inoltre le proiezioni future convergono nella realizzazione di un’ulteriore crescita della produzione interna sia di gas che di petrolio, e addirittura verso il raggiungimento dell’autosufficienza anche petrolifera con l’inizio del prossimo decennio.

Le speranze asiatiche. La Cina farà registrare un aumento dei consumi di gas e di petrolio rispettivamente del 5,2% e dell’1,8% medi annui per i prossimi 25 anni; l’India, dal canto suo, li aumenterà del 4,6% e del 3,5%. In tale ottica, l’Asia rappresenta senz’altro l’area con maggiori prospettive di crescita nel mercato degli idrocarburi. Ma anche questi, nel breve periodo non sembrano bastare. La contrazione della crescita cinese ed indiana pongono parecchie domande sulla sostenibilità e sulla costanza nella crescita della domanda asiatica.

Il mercato russo. Ma saranno la Russia e i paesi produttori dell’Asia centrale a rappresentare un elemento di particolare dinamismo per quanto riguarda la geopolitica degli approvvigionamenti. Posizionati tra l’Occidente ed i nuovi mercati asiatici questi produttori si stanno muovendo con sempre maggiore decisione verso l’Asia (si pensi all’Accordo sull’approvvigionamento di gas tra Russia e Cina del 2013). Allo stesso tempo però Russia e Repubbliche centrasiatiche saranno costrette a subire inevitabili conseguenze politiche dal legame con Pechino: il rapporto con la Cina rischia di essere un vincolo particolarmente pesante per tali Paesi, poiché il sistema di infrastrutturazione che stanno creando per il trasporto del gas li renderà difficilmente svincolabili dalla regione asiatica.

Il trasporto. Infine la questione del trasporto, destinata ad essere centrale non solo nel mercato petrolifero, ma soprattutto in quello del gas. In particolare, la parte preponderante del commercio avviene tramite gasdotto che, come sopra ricordato, ne rende più rigido il trasporto (si pensi all’infrastruttura che deve essere costruita). Numerosi progressi si stanno però registrando nella installazione e nella creazione di impianti di liquefazione gasiera, sia nei porti di imbarco sia sulle stesse navi, che permetterebbero un più agevole trasporto.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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