Genio e memoria: Umberto Boccioni in mostra al Mart

08/11/2016 di Simone Di Dato

Sulla base delle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all'evoluzione dello stile dell'artista futurista, il percorso espositivo della mostra, sviluppato tra il museo e gli spazi della Casa d’Arte Futurista Depero, offre al pubblico oltre 180 opere

Umberto Boccioni

Dopo la tappa milanese di Palazzo Reale, approda al Mart di Rovereto la mostra dedicata a Umberto Boccioni (1882-1916), pittore e scultore tra i più importanti esponenti del movimento futurista. Nella ricorrenza del primo centenario della sua morte, “Umberto Boccioni – Genio e Memoria” celebra, fino al 19 Febbraio 2017, l’artista italiano in un allestimento nuovo e ripensato appositamente per il museo trentino.  Lontana dalla moda dilagante delle rassegne su figure capitali dell’arte moderna, l’esposizione si fonda sia sul ritrovamento di una serie di scritti e documenti inediti riscoperti presso la Biblioteca Civica di Verona che sul preziosissimo corpus dei disegni del Castello Sforzesco, accompagnati da documenti provenienti dai fondi dell’Archivio del ’900 del Mart di Rovereto e da alcuni dipinti determinanti nella produzione dell’artista. Proprio dai documenti del Mart, tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, e riviste, emergono nuovi e importanti elementi che raccontano la storia dell’artista con grande rigore e non senza un eccellente contributo interpretativo. “Umberto Boccioni. Genio e memoria nasce – ha spiegato la curatrice Francesca Rossi –  da un lavoro interno ai nostri musei, i musei di Milano, la Biblioteca Civica di Verona, il Mart di Rovereto, e racconta l’artista da una prospettiva nuova. La mostra parte infatti dal ritrovamento di uno straordinario nucleo di documenti che appartengono alla memoria e alla sfera privata dell’artista. Si tratta di una sorta di diario visivo di tutto quello che ha contribuito alla formazione del linguaggio di Boccioni

Boccioni
Umberto Boccioni, Costruzione spiralica, 1913

Dopo un diploma all’istituto tecnico di Catania, a circa vent’anni il giovane Umberto frequenta lo studio di un cartellonista dove apprende i primi rudimenti della pittura. In questo periodo conosce Gino Severini col quale frequenta lo studio del pittore divisionista Giacomo Balla. All’inizio del 1903 Umberto e Severini hanno modo di incontrare Mario Sironi, anch’egli allievo di Balla, col quale stringeranno una duratura amicizia. In quell’anno Umberto dipinge la sua prima opera Campagna Romana o Meriggio. Dopo un viaggio a Parigi, cui segue la Russia, nel 1907 Boccioni giunge per la prima volta a Milano e con Filippo Tommaso Marinetti scrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto dei pittori futuristi (1909) e col Manifesto della scultura futurista del 1912, Boccioni si conferma principale teorico del gruppo. Il nuovo movimento artistico pretende un nuovo linguaggio, più adatto ai tempi, un linguaggio che deve essere veloce e dinamico, proprio come la vita moderna, arricchendosi di accostamenti immediati di parole e di analogie sorprendenti. L’obiettivo dell’artista moderno è quindi liberarsi dai modelli e dalle tradizioni figurative del passato, il suo pubblico più dinamico, vivace, in costante evoluzione.

Umberto Boccioni
Umberto Boccioni, Tre donne, 1909-10

Di fatto Boccioni, così come Balla e Carrà all’inizio, è sostanzialmente un divisionista attardato, attratto da un lato dal simbolismo e dall’altro coinvolto dall’acceso cromatismo degli espressionisti, tanto che risultano chiaramente intuibili nelle opere tra 1910-11 strascichi di Romani e Munch. Solo dopo aver conosciuto Picasso e Braque infatti potrà conoscere le più avanzate ricerche della pittura francese, una fase fondamentale per la rivoluzione formale del gruppo. Se confrontiamo appunto “Rissa in galleria“, dipinto dello stesso anno della pubblicazione del Manifesto tecnico della pittura futurista, a “La risata” realizzato subito dopo la suggestione delle prime opere dei cubisti, salta subito all’occhio il decollo della pittura futurista dalla posizione iniziale. Se nella prima opera, di chiara impostazione divisionista, la vera novità risulta essere la nevrosi di una grande metropoli contemporanea con la città vera protagonista, nel secondo dipinto i tagli scompositivi di origine cubista moltiplicano i punti di vista della scena insieme ad un allegra vitalità e una lucida ironia, aprendo un dialogo con le maggiori correnti progressiste della pittura europea.

Boccioni
Umberto Boccioni, Studio di testa, 1912

Proprio sulla base delle fonti visive che hanno contribuito alla formazione e all’evoluzione dello stile dell’artista futurista, il percorso espositivo della mostra,  sviluppato tra il museo e gli spazi della Casa d’Arte Futurista Depero, offre al pubblico oltre 180 opere di tipologie e tecniche diverse distribuite tematicamente in cinque sezioni: Atlante, Sogno simbolista, Veneriamo la Madre, Fusione di una forma con il suo ambiente, Dinamismi. Dopo i primi spazi dedicati al tema della memoria, fulcro della mostra, l’allestimento ci conduce attraverso le sale improntate sull’intensa stagione simbolista di Boccioni, in un dialogo con opere di Previati, Bistolfi, Fornara, Romolo Romani, Rops, Redon e altri. Protagonista assoluta sarà poi la figura della madre, presente in numerosi ritratti che sottolineano la volontà di Boccioni di dare all’immagine la statura di un idolo moderno e insieme ancestrale, con una profondità colma di risvolti psicologici. Le sale successive sono dedicate poi ai disegni con i Dinamismi, raggruppati intorno alla celebre scultura “Forme uniche della continuità nello spazio“. Presenti inoltre “Nudo di spalle” del 1909, proveniente dalle collezioni del Mart  ma anche “Forze di una strada” del 1911, prestito del City Museum of Art di Osaka ed “Elasticità” direttamente dal Museo del Novecento di Milano. Struttura portante della mostra resta ad ogni modo il corpus dei disegni provenienti dal Castello Sforzesco, elemento grafico fondamentale nella ricerca dell’artista.

 

Info
Umberto Boccioni – Genio e memoria
a cura di Francesca Rossi
MART Museo d’arte moderna e contemporanea
di Trento e Rovereto
dal 05 Novembre 2016 al 19 Febbraio 2017

http://www.mart.trento.it

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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