Geni e Cancro, misteri del sequenziamento

31/08/2014 di Pasquale Cacciatore

Geni e cancro: perché il sequenziamento genetico ci può aiutare (ma solo fino a un certo punto)

Sequenziamento genetico e tumori

Circa un mese fa è stato pubblicato un importante articolo sul New England Journal of Medicine in cui si descrive la scoperta di una nuova mutazione di un gene (PALB2) correlata al rischio di sviluppare un carcinoma mammario. La comunità scientifica ha applaudito la ricerca, perché si tratta del più importante passo avanti nella genomica del cancro al seno da quando, agli inizi degli anni ’90, era stata individuata la correlazione fra aumentata probabilità di sviluppare questo tumore e la presenza di mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 (per l’appunto, così chiamati da breast cancer).

Se, da un lato, la scoperta di questa nuova mutazine può introdurre nuovi traguardi nella diagnosi precoce della malattia, dall’altra parte essa può finire per confondere ancora di più le idee che la popolazione generale, soprattutto quando si parla di un tema delicato come il cancro, ha del rapporto fra geni e tumori. Il testing genetico ha rivoluzionato il modo con cui parliamo di neoplasie, permettendo di prevedere chi svilupperà determinate patologie e di avviare, eventualemente, protocolli di trattamento preventivo. Qualche mese fa aveva fatto scalpore, ad esempio, la notizia della doppia mastectomia affrontata da Angelina Jolie, risultata positivia alla mutazione BRCA1, scelta consapevolmente per evitare di attendere la possibile insorgenza di un cancro al seno. Un gesto non condivisibile (le critiche, anche nel mondo scientifico, furon molte), ma certamente coraggioso, che dimostra quando la medicina dell’evidenza può entrare nelle case della popolazione generale. E come, necessariamente, tutti desiderino il potere di usufruire delle ultime scoperte scientifiche a proprio beneficio.

Tensting geneticoNel momento in cui, però, è necessario spiegare al paziente la concreta efficacia del testing genetico, ci si scontra inevitabilmente con l’immagine falsata e sterotipata che l’opinione comune ha sviluppato (con il supporto dei media e di laboratori senza scrupoli). Nonostante quel che si dice o quel che si pensa, ad oggi non è possibile predire la possibilità di sviluppare un cancro semplicemente con un sequenziamento genomico globale.

Innanzitutto, sequenziare un tumore è un processo diverso sequenziare un intera linea cellulare son due cose diverse. La linea cellulare, ovvero l’informazione genetica contenuta in ogni nostra cellule, racchiude tutte le informazioni che ci caratterizzano nel genotipo e fenotipo, dal colore degli occhi alla probabilità di sviluppare il diabete di secondo tipo.

Il genoma tumorale è un aggiunta “distorta” a questo preciso puzzle, acquisita più che ereditata, che racchiude una serie di nuove mutazioni che portano allo sviluppo indeterminato di cellule e alla loro trasformazione maligna.

Il sequenziamento di un tumore può spesso aiutare nella sua gestione clinica; basti pensare all’individuazione di determinati recettori (come il BRAF nei melanomi o l’EGFR nei carcinomi della laringe) che permettono di orientarsi verso terapie farmacologiche mirate. Oltre a questo, però, l’applicazione concreta del testing genetico in ambito tumorale si ferma qui. Per ora il sequenziamento neoplastico rimane uno strumento di ricerca, e poco di più.

Il motivo, essenzialmente, è lo stesso che riguarda la difficoltà di far buon uso del sequenziamento della linea cellulare: il codice che ne ricaviamo non ci dice (ancora) molto. Nonostante gli anni di ricerche, non siamo ancora giunti a poter comprendere nemmeno una piccola parte degli infiniti modi con cui le variazioni del DNA contribuiscono allo sviluppo di patologie. Nessun medico prescriverebbe un test ad un paziente se non fosse in grado di leggerne il risultato; è per questo motivo che, a parte i casi specifici in cui la correlazione è stata individuata, un test genetico per la predisposizione tumorale ad oggi non è che fantascienza medica.

Non tutto è da buttare, dunque. Il counseling genetico rimane, per alcune patologie, fondamentale: parenti di pazienti affetti da carcinoma del colon-retto positivo a determinate mutazioni possono effettuare test e, se positivi, sottoporsi con maggior costanza a follow-up endoscopici per individuare, eventualmente, il prima possibile l’insorgere della patologia. Così come donne positive al BRCA1, BRCA2 o al nuovo PALB2 (quando il suo testing sarà effettivamente standardizzato) posson effettuare mammografie precoci alla ricerca del carcinoma ai primi stadi.

La predisposizione familiare rimane un fattore fondamentale: il rischio di sviluppare una determinata patologia è infatti strettamente correlato ad essa, anche quando si parla di mutazioni specifiche come quelle studiate. Per il nuovo gene PALB2, ad esempio, il rischio in caso di mutazione positiva è del 35% (rispetto alla media), ma sale al 58% se in famiglia si hanno due o più parenti colpiti dal tumore mammario.

Il testing genetico, dunque, non è un processo schematico, ma un atto di ricerca diagnostica che va individualizzato per il singolo paziente. Al momento l’unica cosa che si può fare è attendere che la ricerca faccia il suo corso, e magari iniziare – da singoli pazienti – a prestare maggiore attenzione alla “tradizionale” storia familiare più che alla ricerca genetica. I dati aggregati di questo tipo potrebbero, nel lungo termine, contribuire in notevole misura al trattamento sempre più precoce e mirato delle patologie tumorali, in attesa che basti un semplice test genetico per scoprire a quale patologia neoplastica bisogna stare attenti.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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