Gates contro Zuckerberg: internet o i diritti umani?

16/11/2013 di Francesca R. Cicetti

Non è una novità. Già altre volte Bill Gates ha preso le distanze dalle idee di Mark Zuckerberg, il giovanotto prodigio, creatore di Facebook. I due magnati della Rete non potrebbero pensarla più diversamente, e quando Zuckerberg azzarda il paragone internet/diritti umani, Gates risponde ironicamente: «Cos’è più importante, la connettività mondiale o il vaccino per la malaria?». L’idea che molti manager dell’industria tecnologica abbiano la diffusione del web come priorità assoluta è del tutto ridicola, aggiunge Gates in una recente intervista al Financial Times, «I computer non sono, nella gerarchia dei bisogni umani, nei primi cinque posti».

Al popolare quotidiano Bill Gates torna a raccontare la sua nuova filosofia di vita, quella che l’ha portato da qualche anno ad abbandonare formalmente i vertici della Microsoft e ad avviare la Bill and Melissa Gates Foundation, impegnata dal 2000 nella lotta all’AIDS, alla poliomielite e alla malaria nei paesi più poveri del pianeta. Ci sono altre priorità, afferma, rispetto al voler portare Internet ad altri cinque miliardi di persone. A suo parere Zuckerberg, per il quale la Rete è “un diritto di ogni essere umano”, sta sbagliando tutto, e il patron di Seattle rilancia la sfida del cosiddetto “Capitalismo Creativo”. Anche se l’espressione stessa può sembrare un controsenso, Gates continua a sventolare il vessillo della sua grande iniziativa, un sistema in cui i progressi e gli introiti delle aziende siano sfruttati anche per portare sviluppo e benessere nelle zone più povere del mondo, e non solo per rimpinguare i portafogli degli industriali.nuovo-luogo-microsoft

Detto dal papà del personal computer, tutto questo fa un po’ storcere la bocca. Tra gli uomini più ricchi al mondo, con un patrimonio intorno agli 80 miliardi di dollari proprio grazie alla Rete, il magnate ci tiene comunque a precisare di essere ancora interessato alle vicende IT. L’uomo che sognava un computer su ogni scrivania non ha perso la sua passione, ma sostiene fermamente che «Se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari». Secondo lui la prospettiva mondiale sta virando verso porti sbagliati. Idee come Project Loon, per portare la connessione nei paesi in via di sviluppo grazie a grandi palloni aerostatici, non hanno alcun senso: «Quando starai morendo di malaria  non credo che alzare lo sguardo e vedere un pallone in volo sulla tua testa ti sarà molto d’aiuto».

Anche l’idea che il mondo possa cambiare e migliorarsi grazie alla fondazione di nuove industrie, per quanto ciò possa beneficare lo sviluppo del pianeta, non sembra più soddisfarlo. Nuove aziende, secondo Gates, trovano legittimazione solo fintantoché si affiancano alla lotta per i diritti umani, contro povertà e malattie. Quello di cui c’è davvero bisogno, prosegue, sono migliori condizioni di istruzione e un più basso tasso di mortalità infantile. È l’unica cosa per cui sia giusto spendere denaro, e i guadagni degli industriali dovrebbero dirigersi lì, non nella fondazione di nuove, sterili imprese. Perché Zuckerberg non investe per cercare un vaccino alla tubercolosi?

Non si può non notare che Gates, in fondo, si batte contro quello a cui lui stesso, trent’anni fa, ha dato il via: il fondatore di Microsoft non crede più che la tecnologia possa risolvere i problemi dell’umanità. Che abbia ragione o meno, sentirlo dire da lui dovrebbe comunque far riflettere. In definitiva, ammirare il suo impegno contro povertà e miseria è inevitabile e doveroso, resta poi da chiedersi quale sia la ragione della conversione. Forse, con entrambi i genitori e la moglie storicamente impegnati sul fronte della beneficenza, la si potrebbe definire una vocazione di famiglia, o forse, ancor più semplicemente, il guadagno non è mai stato tra i suoi obiettivi principali. Un effetto collaterale, se definirlo così non è un’esagerazione, della sua passione per la tecnologia. Insomma, a Bill Gates non sembra pesare aver perso il titolo di uomo più ricco del mondo per aver investito il suo denaro in associazioni benefiche. Non è un asceta, ma non ha mai amato le ostentazioni. La storia del miliardario generoso questa volta potrebbe addirittura essere vera.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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