Gasparri vs. Italo: perché è un caso che non va sottovalutato

03/09/2014 di Luca Andrea Palmieri

Le parole del Vicepresidente del Senato riportano a galla un’Italia influenzata da personalismi e giochi di potere: proprio ciò che dobbiamo lasciarci alle spalle.

Non vanno sottovalutate le parole di Maurizio Gasparri, su Twitter, contro Italo e la NTV di Diego Della Valle e Luca di Montezemolo. Certo, il Vicepresidente del Senato non è nuovo ad exploit di questo genere sul social network, al punto che il noto magazine Wired ha chiesto sulle sue pagine che “gli venga tolto Twitter”, visto che si è arrivati a sfiorare l’incidente diplomatico con la Germania, al tempo di un tweet non proprio elegante contro la cancelliera Angela Merkel. Ciononostante non bisogna limitarsi a considerare Gasparri semplicemente un “personaggio” politico, nel senso più teatrale del termine, con i suoi eccessi e le sue – censurabili – provocazioni.

Gasparri è comunque lo specchio di un pezzo d’Italia, almeno quanto lo può essere un soggetto che, entrato in Parlamento nel 1992, ha percorso tutto l’arco della cosiddetta “Seconda Repubblica”. Ha iniziato prima dell’avvento di Berlusconi, continuando ad avere ruoli di spicco fino ad oggi, nonostante le elezioni del 2013 abbiano sostanzialmente portato al termine questo periodo storico. Oggi, come accennato, Gasparri è Vicepresidente del Senato designato dall’opposizione, nonché presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia. In passato è stato Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno (nel 1994, all’epoca del primo governo Berlusconi) e Ministro delle Comunicazioni dal 2001 al 2005.

In altri paesi dal senso civico più spiccato del nostro, non sarebbe accettabile che un’alta carica istituzionale, nonché ex ministro, interferisca in questo modo con un’azienda privata, specialmente se gestore di fatto di un servizio pubblico. La gravità della cosa non sta solo nell’atto in sé, ma anche nel modo in cui un personaggio pubblico di spicco – che ci piaccia o meno – interferisce con una pubblicità negativa agli affari di una compagnia che fondamentalmente gli sta “antipatica”, presumibilmente per la questione della proprietà: è facile identificare Della Valle e Montezemolo come “nemici” politici della parte del Senatore. E’ molto probabilmente per questo che è scattata la denuncia, ancor prima che per la sgradevolezza del gesto: si parla pur sempre di più di 40mila follower su Twitter, a cui vanno aggiunti i retweet e lo scalpore che ha seguito.

Gasparri-Italo-comunicatoLa dimensione più ironica nasce dalla provenienza politica di Gasparri. E’ vero che politicamente lui nasce nelle file dell’MSI prima e di AN poi, al fianco di Fini ai tempi in cui si poteva parlare ancora effettivamente di un partito di destra. Ma è anche vero che, da lì in poi, la sua carriera politica si è legata strettamente alla figura di Silvio Berlusconi, soprattutto in quel periodo al ministero delle Comunicazioni in cui la legge Gasparri ha riordinato il sistema delle televisioni, facendo non pochi piaceri al leader di Arcore. Non è stato un caso a quel punto che, al tempo della scissione tra i due leader della destra, Gasparri sia stato uno dei primi a prendere le redini del carro del Pdl. Perché questa breve e incompleta descrizione della sua carriera politica? Per fare notare una cosa che a molti è ovvia da tempo, ma che in queste pieghe prende un’evidenza eccezionale, e che raramente ha avuto il giusto risalto.

Il centro-destra dovrebbe essere di matrice liberale. Berlusconi, quando nel 1994 riempì il vuoto politico lasciato dalla morte della DC, promise una vera e propria rivoluzione liberale che sostituisse (ebbene si, già al tempo se ne parlava) gli statalismi con la corruzione ed i problemi che ne sono derivati. Vent’anni dopo poco è cambiato, e liberalizzare in questo paese risulta più difficile che mai. La questione è valida a tutti i livelli, e travalica le semplici resistenze contro l’ingresso di un sistema che richieda la competizione: si va dai tassisti – che a più riprese hanno lottato strenuamente contro qualsiasi genere di liberalizzazione, forti degli sforzi fatti per ottenere le loro carissime licenze, e che ora arrancano sotto il peso dei servizi alternativi – ai grandi mercati come quello energetico, dove è stata l’Unione Europea a permettere un ampliamento dell’offerta, in un contesto dove comunque le più grandi imprese sono a maggioranza statale.

Il caso di Italo – e di NTV – è tipico. Il comunicato (consultabile cliccando sull’immagine) successivo all’incidente, coglie in parte il punto. Certo, si parla di un settore dagli alti costi d’ingresso, ed è evidente come vi sia stata molta ambizione nonostante le difficoltà. Ma chi viaggia molto in treno non può non aver notato i miglioramenti del servizio, anche di Trenitalia, degli ultimi anni. Se i prezzi non sono calati molto, è vero però che le offerte sono aumentate sensibilmente, permettendo a fasce più alte di popolazione spostamenti più veloci lungo la penisola. Ed è anche innegabile la presenza di enormi resistenze da parte del sistema Trenitalia – che è pur sempre totalmente pubblico –, passate anche per colpi piuttosto bassi, e che giova della vicinanza (fisica, di proprietà e di management) con RFI, il gestore della rete. In molti ricorderanno il caso della cancellata posizionata proprio davanti al binario riservato ai treni Italo nella stazione Ostiense di Roma: improvvisamente necessaria per motivi di sicurezza, costringeva i passeggeri a fare un giro molto lungo per arrivare al treno. Ci sono voluti mesi perché fosse quantomeno aperta.

L’amara ironia è che proprio un membro di spicco del partito, che più di tutti dovrebbe premere per liberalizzare, “sfotta” chi, prima di tutti, ha portato la competizione in uno dei settori più blindati dallo statalismo – quasi sempre assistenzialista – del nostro paese: il trasporto pubblico. In un contesto in cui le condizioni di lavoro sono sempre più difficili sarebbe bene, pur nel rispetto dei conti, poter avere sempre un’alternativa che permetta prezzi competitivi per tutti, in un paese in cui viaggiare non sempre è facile. Si sa che le liberalizzazioni “all’italiana” hanno ben poco di libero e di privato – soprattutto nel capitale –, oltre ad essere riservate soprattutto ai soliti noti. Tuttavia è bene ribadire come Gasparri sia un’alta carica dello Stato, oltre che rappresentante di un partito capace, alle elezioni politiche, ancora unito con NCD, di raccogliere quasi 7 milioni e mezzo di consensi e, alle Europee, in un contesto diverso e con minor affluenza, 4,6 milioni. Sarà anche in declino, ma si tratta comunque di una fetta consistente del paese.

Finché avremo a che fare con un’Italia che dice una cosa ma poi fa il contrario, anche in maniera così spudorata, che si affida all’insulto, alla derisione, al populismo in tutte le sue forme, ma mai alla serietà, mantenendo il sostegno di milioni di persone, sarà difficile per questo paese guardare oltre lo steccato dei suoi guai. E non ci sono nuovi movimenti o stelle della politica che tengano.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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