Gasparri il bullo, e quel compressore in mano alle istituzioni

21/10/2014 di Andrea Viscardi

Dopo le polemiche scoppiate in questi giorni per lo scambio di tweet tra il vice Presidente Gasparri, Fedez e una fan del rapper, il rappresentante delle istituzioni insiste: "non vedo perché dovrei scusarmi". Infatti, diciamo noi, dovrebbe solo dimettersi

Gasparri, Twitter, Fedez

Maurizio “crazy tweet” Gasparri non ci sta. Dopo la sollevazione del web a seguito degli ennesimi messaggi inopportuni scritti sui social dal vice Presidente del Senato, il forzista rincara la dose: «Sono stato insultano, non vedo perché dovrei scusarmi». Un atteggiamento maturo, rispettoso del proprio ruolo, per nulla infantile. Questa volta, però, non abbiamo paura di scrivere che ha sorpassato il limite tollerabile in un paese moderatamente, anzi, mediocremente civile. Prima di analizzare la gravità di un episodo simile, e come il senatore di Forza Italia sarebbe già dovuto essere obbligato dai suoi a rassegnare le dimissioni, facciamo un breve passo indietro, giusto per dovere di cronaca.

Tutti, oramai, sapranno delle polemiche tra Maurizio Gasparri e il rapper – reo di aver scritto il testo dell’inno del M5s – Fedez. Polemiche dai toni anche aspri. Non vogliamo entrare nel merito della questione perché, nonostante il vicepresidente del Senato dimostri sempre uno stile piuttosto discutibile nelle sue risposte o nei suoi attacchi sui social, la vicenda ha comunque un aspetto politico, senza considerare come i due, in quanto personaggi pubblici, siano in grado di difendersi e tutelarsi come meglio credono.

Ecco, però, spuntare un’adolescente. Come tutti gli adolescenti che si rispettino, ha un idolo. Fedez, in questo caso. E risponde, ad un tweet di Gasparri – molto discutibile – che definiva il rapper “coso colorato”, come molti adolescenti farebbero per difendere il proprio paladino. La risposta della ragazza, poi, non è neanche troppo cattiva. Si limitava – con i toni di una ragazzina – ad accusare il vice Presidente del Senato di “credersela” perché eletto al Parlamento. Ed è qui che avviene il disastro. Questa ragazza è una cittadina, è una minorenne, non è un rappresentante delle istituzioni e può, magari, aver esagerato – sebbene indirettamente provocata – ma, per Gasparri, ha una colpa ben maggiore: è un po’ sovrappeso.

Il nostro eroe, come un ragazzo delle scuole elementari, si fa coraggio. Osserva le debolezze intellettuali dell’avversario e prepara una di quelle risposte talmente disarmanti, per profondità e prosa, da lasciare la ragazza – e tutta l’Italia – a bocca aperta: “Meno droga, più dieta, messa male”. Poi, probabilmente, pensiamo noi, soddisfatto della propria creatura, sempre come i bambini, corre dagli amichetti a far leggere il messaggio e a ridere, fiero di aver dimostrato la propria superiorià. E si noti bene, stiamo parlando del Gasparri vero, non dell’imitazione di Neri Marcorè.

Non è allora la polemica con Fedez il problema, quanto questo breve e disarmante messaggio, inaccettabile da chi ricopre una carica istituzionale, a prescindere dall’impostanza. Specialmente oggi. Specialmente in un momento in cui la “discriminazione del grasso” torna al centro dei media italiani, con il drammatico caso di un ragazzo ricoverato in fin di vita con l’unica colpa di essere sovrappeso.

Come non indignarsi, allora, innanzi ad uomo di 58 anni a cui non basta sbeffeggiare un’adolescente, ma prova evidente gusto a farlo, e che sembra essere vittima di una sindrome di peter pan capace di lasciare vivo, in lui, l’unico lato bambineso che invece sarebbe bene eliminare, ma non l’innocenza, nè l’ingenuità che caratterizza, spesso, tali atteggimamenti tra i più piccoli. Utilizzando, poi, come arma, un problema che tormenta ed emargina migliaia di ragazzi in italia, centinaia di migliaia nel Mondo. Come non pensare alle conseguenze che un messaggio del genere – rimbalzato sulla rete per giorni – avrebbe potuto o potrebbe avere su una ragazzina che vive con estremo disagio la propria diversità, magari già derisa ogni giorno?

Purtroppo si sa come, con la parola medio affiancata ad italiano la sociologia spicciola indichi, oramai, una mediocrità molto al ribasso. Potremmo quindi non stupirci nel riscontrare un’assenza di maturità degna di un itali(diota) tra degli ultracinquantenni qualunque. Ma la convinzione – o l’illusione – che il vice Presidente del Senato debba innalzare tale mediocrità, tenendo conto dei propri doveri scritti e non scritti, è forte.

Vanamente muore, chi spera. Potremmo parafrasare così l’accaduto e le sue conseguenze. Perché Gasparri non rassegnerà le proprie dimissioni dalla carica, non sarà costretto a farlo dal proprio partito né, semplicemente, chiederà scusa. Persino quel bambino delle elementari, se colto in flagrante, sarebbe portato davanti alla vittima del proprio bullismo a pronunciare, magari controvoglio, la parola scusa.

In Italia, invece, chi dovrebbe tirare le orecchie a Gasparri, al momento, latita. E continuerà a farlo, come è prassi di questo paese da qualche decennio. Così il bullo potrà continuare a umiliare e vessare chi lo circonda, e farsi bello davanti agli amici. Sino a quando, magari, non arriverà ad infilare un compressore nel sedere di qualcuno. E sia ben chiaro, il vicepresidente del Senato è solo una delle decine di casi parlamentari possibili di mancanza di responsabilità, di consapevolezza del proprio compito, di rispetto dei propri cittadini.

Ci viene il dubbio, allora, che quanto scritto sia già successo da tempo: in quanto italiano, un certo bruciore lo sento, oramai, da parecchio.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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