Una Garanzia Giovani che non s’ha da fare

13/10/2014 di Federico Nascimben

Molti punti critici e qualche riflessione su uno strumento che, a detta di molti politici nostrani, avrebbe dovuto rappresentare una svolta per contrastare la disoccupazione giovanile. E invece, siamo alle solite

Lavoro e disoccupazione

Torniamo ad occuparci della Garanzia Giovani alla luce dei nuovi dati presentati in un’articolo di Dario Di Vico. Per tale iniziativa sono stati stanziati 1,5 miliardi; al 9 ottobre si sono registrati nell’apposito sito 237 mila ragazzi/e, ma solo 53.800 sono stati “presi in carico e profilati”, (22, 7% del totale). Siamo perciò a fine 2014 e il 77,3% non ha neppure iniziato il primo step verso l’agognata esperienza lavorativa. Le offerte di lavoro pubblicate sono state 17 mila (un numero che “sfamerebbe” appena il 7,2% degli iscritti), il 90% delle quali già presente in altri siti, e nella maggior parte si richiede esperienza pregressa nel settore. Al netto della perenne mancanza di domanda – che rappresenta il fattore primo ed imprescindibile – proviamo a fare alcune brevi considerazioni.

Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro.
Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro.

1 – Anzitutto tali dati rappresentano ben più di un campanello di allarme per la centralità che avranno i nuovi centri per l’impiegopost Jobs Act“. Se davvero si vuole puntare su politiche attive efficienti e su una vera intermediazione domanda/offerta (che vada oltre quel misero 3% di ora), la strada da fare è ancora molto lunga.

2 – La sconfitta della Youth Guarantee era annunciata, lo dimostra l’interesse praticamente nullo da parte delle associazioni di categoria, come sottolineato nell’articolo di Di Vico. Non vi è né una sinergia tra pubblico e privato che preveda un coinvolgimento delle imprese, né la presenza di bandi attuativi del progetto in molte regioni (soprattutto, duole dirlo, al Sud).

3 – Secondo la previsione europea l’occasione lavorativa doveva arrivare entro quattro mesi dalla registrazione nel portale; secondo la previsione italiana i quattro mesi scattano invece dal colloquio di orientamento (svolto, ad inizio settembre, da soli 23.500 candidati). Vista la lentezza con cui si muove la burocrazia, e la ridondanza di alcuni colloqui, la possibilità che alla fine della fiera non se ne faccia nulla è quasi certa.

4 – Oltre ad avere un meccanismo molto complesso per l’attivazione, come da tradizione italiana, i fondi della Garanzia Giovani sono stati sbloccati solamente qualche giorno fa, il 2 ottobre, tramite un accordo tra Ministero del Lavoro e Inps. Come scrive Umberto Buratti su Adapt, infatti, “il decreto direttoriale porta la data dell’8 agosto. Ci sono voluti, quindi, quasi due mesi per la sua pubblicazione. Un ritardo non privo di conseguenze sul sistema incentivante. Questo, infatti, si potrà applicare unicamente alle assunzioni avvenute a partire dal giorno successivo della pubblicazione del provvedimento ovvero a partire dal 3 ottobre. A discapito di quelle aziende che si sono mosse in tempi rapidi”.

In definitiva, la macchinosità del processo e l’appesantimento formalistico, unito alle differenziazioni tra tipologia e durata del contratto, nonché alla fascia di difficoltà di inserimento e alla scelta dell’imprenditore tra diverse tipologie di incentivazioni presenti (come quella data dal Governo Letta), portano a pensare che questa Garanzia Giovani non s’ha da fare.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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