G7: di cosa si è parlato quest’anno?

09/06/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Facciamo il punto sui principali argomenti trattati nel summit tenutosi tra domenica e lunedì

G7

In Germania, più precisamente nello Scholss Elmau, hotel a 5stelle situato tra le montagne della Baviera, si è concluso ieri il 41esimo vertice del G7, innanzi ai leader politici dei sette paesi più industrializzati (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) e l’Unione Europea nel suo insieme. Ma non si chiamava G8? Non da un anno a questa parte. La Russia, infatti, è stata sospesa dal vertice a seguito dell’annessione “illegale” della Crimea.

L’agenda è densa di temi e problematiche, ma parte dell’incontro è stato dedicato allo sviluppo economico, questione fondamentale anche dato che, nell’UE, il 2015 è stato designato Anno europeo per lo sviluppo, che gli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals) scadranno alla fine di quest’anno e che occorrerà dettagliatamente riportare quanto fatto e deciso alla seduta delle Nazioni Unite che si terrà a New York nel settembre prossimo. E così uno dei punti affrontati è stato quello del Trattato di libero scambio (Ttip) tra Stati Uniti ed Europa, verso il quale è stata garantita un’accelerazione dei lavori per permettere la definizione dello stesso entro fine anno.

Il tutto mentre la Cancelliera Merkel sottolineava, davanti ai media, come gli stati europei siano in ripresa e la disoccupazione in diminuzione, sebbene mantenga livelli eccessivamente alti. Per per riuscire a sorpassare definitivamente la crisi, in Europa e nel Mondo, i magnifici sette si sono impegnati ad affrontare con più decisione tematiche quali i bassi tassi di inflazione che da tempo attanagliano molte economie, cercando di rilanciare gli investimenti e di aumentare una domanda che è oggi a livelli tra i più bassi degli ultimi decenni.

Tra gli altri temi affrontati, due sono stati particolarmente significativi. Quelli dell’ambiente e della politica estera. La Germania, detentrice della presidenza in quest’occasione, sperava di poter far convergere in negoziati verso un accordo globale intento a contrastare gli effetti del cambiamento climatico, proiettandosi direttamente all’attesissima conferenza sul clima dell’Onu fissata per fine anno. Il risultato, si può oggi scrivere, è stato ottenuto: il G7 ha impegnato i leader presenti a mantenere l’aumento della temperatura globale entro il limite di due gradi rispetto ai livelli preindustriali, e a ridddurre dal 40 al 70 per cento le emissioni, rispetto al 2010, entro il 2050, portando avanti una strategia coordinata e globale. Per ora restano semplici parole, ma tale promessa rappresenta comunque un segnale importante.

 Sul tema della politica estera, si è ridato vita al dibattito sull’annessione “illegale” della Crimea da parte della Federazione Russa e, più in generale, sul conflitto ucraino. Una secca condanna rispetto all’occupazione, e la promessa a Mosca di inasprire le sanzioni qualora Putin continuasse a violare gli accordi di Minks. Più duro Obama, che è arrivato a denunciare senza mezzi termini le mire neoimperialiste di Mosca. Il Cremlino, per voce del ministro degli esteri, ha ribattuto, riservandosi il diritto di reagire a tutte le iniziative inimicali di Washington.

Ma la Russia e il suo aggressivo espansionismo non sono gli unici problemi di sicurezza, sul tavolo anche la situazione Nord-Africana e la migrazione che ne consegue, oltre che lo Stato Islamico. Un tavolo, potremmo dire, all’insegna dell’onesta, con un Obama capace di ammettere l’inefficienza della strategia anti Califfato, attribuendo però parte delle colpe alla disorganizzazione dell’esercito iracheno, ma dichiarando come ogni membro della coalizione sia pronto a dare di più. Poco, invece, ha ottenuto Matteo Renzi per la situazione nord Africana e, in particolare, della Libia. La via tracciata resta quella della mediazione ONU, tramite il lavoro di Leon, che già da alcuni mesi sta operando per l’istituzione di un governo d’unità nazionale, ma con scarsissimi – per non dire nulli – risultati.

I leader del G7, infatti, intendono supportare le nazioni africane nei loro sforzi di riforma e, quindi, a porre le basi per la crescita e lo sviluppo economico sostenibile nel continente africano. A tale scopo, i capi dei principali governi africani sono stati formalmente invitati a unirsi ai leader mondiali il secondo giorno del vertice, per discutere di sviluppo e salute, con i leader del g7 che si sono impegnati – ma solamente a voce, e in modo non chiaro – ad intensificare gli sforzi per combattere la fame nel continente nero. Anche in questo caso, particolarmente significativa è stata però una tematica inerente la sicurezza e il terrorismo, con la richiesta del neopresidente Nigeriano Buhari, che ha pregato i leader del vertice di fornire un aiuto nella lotta contro Boko Haram.

 

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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